Mobilità del futuro

Molti analisti non hanno dubbi sul fatto che il futuro della mobilità sarà elettrico. Secondo le stime di McKinsey, nel 2019, sono state vendute 2,3 milioni di auto elettriche (erano 2,08 milioni nel 2018). Il numero di auto vendute ha registrato una crescita annua di oltre il 60% dal 2016 al 2018. La penetrazione nei settori di riferimento automobilistici, dal 2016 al 2019, è aumenta del 41% ogni anno. Il mercato a più rapida espansione a livello globale è quello europeo. Entro il 2025, si stima che saranno lanciati a livello globale più di 400 nuovi modelli a propulsione elettrica; i governi emaneranno numerosi incentivi fiscali mirati all’elettrico; le case automobilistiche destineranno ingenti investimenti negli ambiti più complessi della mobilità elettrica. In particolare, in quelli che ancora non riescono a far esplodere la domanda del mercato: la durata delle batterie e la diffusione delle infrastrutture di ricarica.

McKinsey ritiene che gli autoveicoli elettrici in circolazione nel 2050 saranno circa 2 miliardi, l’OPEC addirittura 2,6 miliardi. Lo sviluppo della mobilità elettrica sembra essere la strada tecnologica più ovvia da percorrere per contrastare i problemi ambientali che si profilano nei prossimi decenni. Per approfondire il tema, si rimanda agli articoli sul riscaldamento globale, sul futuro dell’energia mondiale e sull’inquinamento in Italia. Ciononostante, non si possono ancora trascurare alcune difficoltà oggettive. Se è vero che il veicolo elettrico risulta sostenibile in fase di attività, la sua produzione e il suo smaltimento ad oggi non risultano altrettanto green.

Non solo tecnologia

Quando si tratta di problematiche complesse, risulta chiaro che, da sola, la tecnologia non sarà in grado di fronteggiare il rapido processo di urbanizzazione che il mondo sta vivendo. In questa ottica, la sharing economy potrebbe dare un forte contributo nell’ambito della mobilità. Per sharing economy si intende l’economia collaborativa, che mette al centro la condivisione di beni e servizi tra più clienti.

Il tema della mobilità futura si deve dunque affrontare citando le ultime frontiere tecnologiche, ma anche trattando i cambiamenti culturali e di abitudini di vita che quest’ultime comporteranno.

Le nuove tecnologie nell’ambito della mobilità

Da un punto di vista tecnologico, oltre alla propulsione elettrica, si parla sempre più spesso di comunicazioni V2V (ovvero di auto in grado di dialogare tra loro, tramite sensori appositi, per aumentare la sicurezza e ottimizzare gli spostamenti), veicoli a guida autonoma (ovvero mezzi che passano da una comunicazione V2V, vehicle-to-vehicle, ad una comunicazione V2X, vechicle-to-everything, e sono dunque in grado di interagire con tutto ciò che li circonda, a partire dalla segnaletica stradale, guidando per conto dell’uomo), tecnologie vehicle to grid (tecnologie bidirezionali, in ottica smart grid, che permettono ai veicoli elettrici di immagazzinare e restituire energia per la stabilizzazione della rete elettrica). La maggioranza di queste tecnologie sono state rese possibile grazie alla grande espansione tecnologica degli ultimi 20 anni in tema di intelligenza artificiale.

Smart road, colonnine di ricarica e auto elettriche in Italia

In Italia, ANAS (Ente nazionale per le strade), dal 2016, ha avviato il progetto Smart Road, che prevede la costruzione di un insieme di infrastrutture tecnologiche che mirano alla sostenibilità, al miglioramento della sicurezza e della fruibilità delle strade. Tra le infrastrutture, una menzione speciale meritano le “Green Island”, ovvero moduli di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che permetteranno un’alimentazione autonoma dell’infrastruttura con massimo rendimento energetico verso minori costi di gestione.

Nel 2020 in Italia sono state vendute 46.292 vetture elettriche, +197,9% rispetto alle 15.542 auto elettriche vendute nel 2019. A fine 2020, nel Bel Paese sono inoltre presenti circa 13.000 colonne di ricarica, di cui otre la metà installate dal leader di mercato italiano Enel X. Il Bel Paese risulta il quarto Paese Europeo dietro a Paesi Bassi (66.665 unità), Francia (45.751) e Germania (44.538). Le problematiche riguardanti le colonnine sono due: sono poche quelle che permettono una ricarica rapida e vi è una forte disomogeneità territoriale: oltre il 50% dei punti di ricarica è concentrato al Nord e quasi tutto il resto nel Centro. I numeri sono di certo destinati ad aumentare rapidamente.

La transizione verso la mobilità condivisa

Dal punto di vista culturale, come anticipato, il processo disruptive (dirompente) più importante in ambito di mobilità sarà quello apportato dalla mobilità condivisa. A livello globale, soprattutto nelle grandi città, nel lungo periodo si dovrà abbandonare il concetto di proprietà dell’auto.

Alla base di tale predizione vi sono alcuni dati inconfutabili. Innanzitutto, una vettura di proprietà rimane inutilizzata per il 90-95% del tempo e viene stimato che in media un auto non venga adoperata per più di 10.000 km l’anno.

C’è inoltre un altro fattore determinante: il costo della gestione del veicolo è spesso insostenibile per grandi porzioni della società. Tra il 2018 e il 2019, il costo di proprietà di un auto in Italia in media è stato pari a oltre 750 euro al mese; oltre 9.000 euro all’anno. Il costo è stimato considerando ammortamento del veicolo, costi di logoramento, per carburante, manutenzione, assicurazione, interessi e altri costi accessori. L’Italia risulta uno dei Paesi europei in cui tale conto è più salato. In Europa, si parla comunque, in media, di un valore superiore ai 600€ al mese.

La sharing mobility

La mobilità condivisa riesce a rispondere in maniera efficace ed economica a queste tre problematiche. La mobilità condivisa include quella di linea/ad orario (treno, autobus, metropolitana…), quella on-demand (taxi, noleggi con conducente…), quella propriamente definita sharing mobility (bikesharing, scootersharing, carsharing, carpooling, ridesplitting, microtransit…). Il bikesharing, scootersharing e carsharing sono servizi che, rispettivamente, permettono di noleggiare per breve tempo biciclette, scooter e auto, gratis o a pagamento. Il carpooling è un servizio di mobilità basato sull’uso condiviso di veicoli privati tra più persone che devono percorrere uno stesso itinerario. Il ridesplitting è un servizio che permette, attraverso una piattaforma digitale e a fronte di un pagamento, la messa a disposizione dei un veicolo. Il microtransit è un servizio che adatta dinamicamente il tracciato standard di un bus o di altro mezzo sulla base delle richieste inserite dagli utenti.

Il futuro della mobilità condivisa in Italia

Tutte queste forme di sharing mobility negli ultimi anni sono risultate in crescita nel Bel Paese.

  • Per quanto riguarda il carsharing, le flotte free-floating (servizi in cui i veicoli possono essere prelevati e depositati all’interno di un’area predefinita, ma non devono essere posizionati in una specifica stazione ) crescono del 3,3% tra il 2018 e il 2019 arrivando a quota 7.009 veicoli, di cui 1.586 sono elettrici. Per quanto riguarda il carsharing station-based (in questo caso i veicoli devono essere prelevati e depositate in apposite stazioni) la crescita della flotta è del +6,9%. In termini di noleggi, se ne contano circa 12 milioni, di cui oltre il 90% usufruito tramite flotte fee-floating. Nel 2019, oltre 2,4 milioni di Italiani sono iscritti a servizi di carsharing.
  • Il numero di servizi di scootersharing attivi in Italia è passato da 1 a 10 nel corso di 5 anni. Il numero di motorini in condivisione è passato da 150 nel 2015 a 5.070 nel 2019. Degli scooter in condivisione nel 2019, oltre il 95% è elettrico. I noleggi passano da 989.000 nel 2018 a quasi 3 milioni nel 2019.
  • per quanto riguarda il bikesharing, a fronte di un numero di servizi station-based pressoché costante, dal 2017 in poi continuano a crescere i servizi di free-floating. I noleggi sono passati complessivamente da 5,6 milioni a oltre 12,5 tra il 2015 e il 2019.

Accompagnare la transizione verso una mobilità più sostenibile

A prescindere dal tipo di motore prescelto per il veicolo (e si è visto che nel futuro quest’ultimo sarà probabilmente di tipo elettrico), gran parte della rivoluzione della mobilità non solo in termini ambientali, ma soprattutto in termini economici e di vivibilità urbana sarà rappresentata dallo sviluppo dei servizi di mobilità condivisa.

Ciò si scontrerà culturalmente con l’amore per le quattro ruote, che potrebbe frenare lo sviluppo di questa pratica. I veicoli in circolazione in Italia al 31 dicembre 2019 risultano circa 52,4 milioni (+1,4% in un anno). Si parla di 39,5 milioni di autovetture, 6,9 milioni di motocicli e 5,7 milioni di veicoli commerciali e industriali. Il Bel Paese è nei primi posti in Europa per densità di autovetture circolanti

Inoltre, il fenomeno della sharing economy sembra un business profittevole solo nelle grandi città, ma appare meno sostenibile economicamente nei piccoli o medi centri. Da questo punto di vista un grande sforzo sarà richiesto ai singoli Stati per colmare questi gap.

Un percorso obbligato

Rimane il fatto che la mobilità del Bel Paese debba essere ripensata. Attualmente, secondo INRIX, in Italia vi sono numerose situazioni critiche relative al traffico. In termini di ore perse alla guida, nel 2018, Roma e Milano sono risultate rispettivamente al 2° e 6° posto nella classifica che analizza le grandi città. Gli automobilisti di Roma avrebbero perso in media nel 2018 ben 254 ore bloccati nel traffico, quelli di Milano 226. In termini di congestione legata al traffico, Roma è al 10° posto, Milano al 27°, Napoli al 45°, Torino al 50°, Genova al 78°, Palermo all’83°, Firenze al 92°, Bologna al 116°.

Non sarà semplice favorire questa transizione verso la mobilità condivisa; le istituzioni, nei prossimi anni, dovranno comprendere queste nuove tendenze. Ciò si dovrà tradurre nel:

  • mettere in campo interventi orientati allo sviluppo di infrastrutture pubbliche innovative;
  • revisionare il quadro legislativo di riferimento;
  • promuovere incentivi e stimoli per imprese e cittadini mirati a favorire l’utilizzo di mezzi pubblici e l’acquisto di veicoli ibridi o elettrici.

TAKE AWAY

► Il tema della mobilità si deve affrontare citando le ultime frontiere tecnologiche, ma anche trattando i cambiamenti culturali e di abitudini di vita che quest’ultime comporteranno.
► Da un punto di vista tecnologico, la macchina del futuro sarà quasi sicuramente elettrica. Gli ostacoli più grandi per ora rimangono la durata della batteria, la diffusione di colonnine, il processo di produzione e lo smaltimento del veicolo.
► Parallelamente, un’altra grande rivoluzione sarà rappresentata dallo sviluppo dei servizi di mobilità condivisa. Questo nuovo modo di concepire la mobilità sta dilagando in tutto il mondo compresa l’Italia, ma si scontra con l’amore per le quattro ruote e appare poco sostenibile nelle piccole città. La transizione verso una mobilità sostenibile non sarà un processo rapido e facile da realizzare.

Fonti:
Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility 2020 – Novembre 2020
McKinsey Insights – Report: the road ahead for e-mobility – Gennaio 2020
McKinsey Insights – Global Energy Perspective 2019 – Febbraio 2019
Autoscuola24 e Nielsen – Italia mobility 2030 – Maggio 2019
Politecnico di Milano – Smart Mobility Report 2019 – Settembre 2019
ISTAT – Veicoli: Pubblico registro automobilistico – 2018
LeasePlan – Car Cost Index 2019 – Settembre 2019
INRIX – 2018 Traffic Scorecard Infographics – Gennaio 2020