Il PIL italiano

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) misura il valore di tutti i beni e i servizi finali prodotti sul territorio di un Paese in un determinato periodo di tempo.
Il PIL è considerato uno degli indicatori macroeconomici più significativi poiché riesce ad esprimere, in maniera sintetica, il benessere di un Paese. Inoltre, se comparato con quello di altri Paesi, permette di analizzarne il peso economico. D’altro canto, per analizzare il reale livello di sviluppo e il peso geopolitico di una nazione, occorre osservare innumerevoli altri indici macroeconomici.

Il Prodotto Interno Lordo, in Italia, come per qualsiasi altro Paese, può essere misurato in molteplici modi. Può essere calcolato analizzando la domanda (consumi + investimenti fissi lordi + esportazioni – importazioni) o l’offerta (valore aggiunto + le imposte di tutte le attività produttive) di un Paese; in alternativa, può essere determinato facendo riferimento a tutti i redditi da lavoro dipendente sommati al risultato lordo di gestione delle imprese.
Infine, il PIL può essere quantificato in termini nominali (nel suo valore espresso in moneta attuale, ovvero a prezzi correnti), in termini reali (depurandolo delle variazioni dei prezzi dei beni e servizi tra un anno all’altro, ovvero a prezzi costanti rispetto ad un anno specifico), a parità di potere di acquisto (calcolandone il reale potere di acquisto nello specifico Paese e dunque normalizzando una comparazione tra diversi Paesi).
Nel PIL sono normalmente considerati anche le stime dei redditi generati dall’economia sommersa, ovvero da quella porzione di economia non registrata e dunque non tassata.

L’evoluzione del Prodotto Interno Lordo in Italia

Analizzando il Pil italiano in termini nominali dal 1946 al 2019 (espresso in figura in milioni di euro), è possibile constatare che tra il 1950 e il 2000 il tasso di crescita medio dell’indicatore è stato superiore al 10%, contro quello del 2% registrato tra il 2000 e il 2019.

Esaminando il PIL in termini nominali, dal 2008 al 2019, appaiono evidenti le due grandi crisi a cui è stato sottoposto il Bel Paese negli ultimi anni. La prima, del 2008, innescata dallo scoppio della bolla immobiliare negli USA; la seconda, del 2011, che ha causato un grande aumento del debito pubblico in alcune economie avanzate con rapporti debito pubblico/Pil elevato. Per approfondire, leggi l’articolo sul debito pubblico italiano.

Da entrambe le recessioni (2008 e 2011), al 2019, l’Italia non sembrava essere ancora del tutto uscita. Già prima del 2020, la crescita dell’economia italiana non teneva il passo della dinamica dell’area euro, anche a seguito del peggioramento del quadro economico internazionale. Anche per tale motivo, al momento, la crisi pandemica da Covid-19, desta una grande preoccupazione. Tale crisi, non di natura finanziaria, ma socio-sanitaria, probabilmente impatterà negativamente sul Prodotto Interno Lordo in Italia di almeno il 9% e su quello mondiale di circa il 6%.

Un Paese più lento degli altri

I motivi per cui, tra il 2008 e il 2019, il PIL italiano è cresciuto sistematicamente meno rispetto agli altri Paesi Europei, sono sicuramente molti. Al netto delle dinamiche che hanno riguardato tutti gli Stati, sono evidente alcune debolezze interne. Da una parte, il pagamento di lauti interessi passivi sull’enorme debito pubblico accumulato nel passato, sottrae risorse ad investimenti che potrebbero creare ricchezza in futuro. Dall’altra, vi sono evidenti criticità interne legate alla bassa produttività di molte imprese, ai bassi investimenti pubblici in ricerca e istruzione, a fenomeni corruttivi di varia natura, ad un forte peso dell’evasione e dell’economia non osservata. Tutto ciò ha generato e genera a sua volta un elevato tasso di disoccupazione, una grave crisi a livello demografico e una scarsa propensione alla digitalizzazione del Paese.

Vi è infine un grave problema legato all’eterogeneità geografica. Di seguito un grafico che mostra il PIL pro-capite e la quota % di PIL italiano prodotta nelle singole regioni al 2019.

Uno sguardo al mondo

Nonostante le difficoltà citate, con un PIL in termini nominali di circa 1.790 miliardi di euro (dato 2019), l’Italia rappresenta una dell’economie più sviluppate al mondo. Nel grafico sottostante, che elenca le principali economie mondiali, i valori del PIL nominale dal 1990 al 2019 sono espressi in miliardi di dollari.

Dalla grafico si evince che (non considerando l’Unione Europea come un unico Paese):

  • le prime 10 economie mondiali per PIL nominale valgono circa il 67,5% del PIL nominale mondiale. Quest’ultimo viene stimato dal Fondo Monetario Internazionale pari a circa 87.000 miliardi di dollari nel 2019;
  • le economie degli USA e dell’intera Unione Europa valgono insieme circa il 42,5% del PIL nominale mondiale;
  • l’Italia risulta essere l’ottava economia mondiale in termini nominali, il 4° Paese all’interno dell’UE a 28 Stati (il 3° se non si considera più il Regno Unito).

Nella mappa sottostante è possibile osservare il dato del PIL pro-capite annuale (espresso in dollari) al 2019.

Le dinamiche del PIL mondiale nel futuro

La fotografia attuale del PIL mondiale racconta di un sistema economico polarizzato su tre aree (USA, Unione Europa e Cina). Molti studi suggeriscono che nei prossimi decenni il mondo avrà degli equilibri economici piuttosto differenti a quelli appena indicati. Il baricentro si sposterà significativamente prima verso l’Oriente e poi verso il Sud del pianeta. Nel 2050, in termini di PIL a parità di potere di acquista, gli USA, che sono già al 2° posto dopo la Cina, scivoleranno al 3° posto, cedendo il posto all’India. Al 4° posto probabilmente vi sarà l’Indonesia, seguita da Brasile, Russia e Messico. La Germania e il Regno Unito passeranno al 9° e al 10° posto, la Francia all’11°, l’Italia al 22° posto (rispetto all’11° del 2019). II Vietnam sarà alla 20° posizione, le Filippine alla 19°, la Nigeria alla 14°. Un mondo estremamente diverso, a cui ci si dovrà abituare relativamente in fretta.

TAKE AWAY

► Il PIL è un indicatore sintetico che permette di comprendere il peso economico e geopolitico di una nazione.
► L’Italia ha assistito ad una crescita sostenuta del PIL dal 1950 al 2000. Dal 2000 la crescita dell’indicatore risulta stagnante, soprattutto a causa di fattori sistemici interni. Ciononostante, l’Italia risulta l’8° economia mondiale in termini di PIL nominale.
► Il 67,5% del PIL nominale mondiale risulta concentrato nelle prime 10 economie. USA, UE e Cina rappresentano oltre il 60% del PIL nominale mondiale.
► La Cina è la 1° economia al mondo per PIL a parità di potere di acquisto. Altre nazioni in via di sviluppo, in primis l’India, la seguiranno a breve, superando gli USA, attualmente al 2°.

Fonti:
FMI – World Economic Outlook 2020 – Ottobre 2020
EUROSTAT – GDP and main components (output, expenditure and income) – Febbraio 2021
ISTAT – Prodotto Interno Lordo Italiano lato produzione – Dicembre 2020
Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2019 – Maggio 2020
ISTAT e Banca d’Italia – La contabilità nazionale in Italia dall’Unità a oggi, 1861-2017 – Gennaio 2020
Banca d’Italia – Serie Statistiche Volume V, Il Pil per la storia d’Italia – Giugno 2015
PWC – The World in 2050 – Febbraio 2017