Salari e disuguaglianze in Italia

In Italia, stando ai dati del 2018 e 2019, gli andamenti dei salari e delle disuguaglianze risultano simili a quelli di altre grandi economie europee (Francia, Germania, Spagna). Nel 2019, il reddito loro medio annuo italiano si aggira intorno ai 29.300 euro (ca 1.600 euro netti al mese).
Il quadro della distribuzione generale del reddito, al 2018, è il seguente:

  • I 5 milioni di italiani più ricchi hanno un reddito annuo lordo medio di 90.000 euro (ca 4.000 euro netti al mese); i 25 milioni di italiani più poveri di circa 15.000 (ca 900 euro netti al mese). Il 10% più ricco (5 milioni di adulti) guadagna dunque il 30% del reddito totale nazionale (quota in aumento). La metà più povera degli italiani, invece, una quota, in diminuzione, di circa il 24%.
  • La classe media, composta da 20 milioni di adulti, dal 2014 al 2016, ha visto un aumento della sua quota di reddito nazionale dopo un lungo trend decrescente. Nel 2018 il reddito medio di questa fascia della popolazione è di circa 34.500 euro lordi annui (ca 1.800 euro netti al mese), ovvero il 46% del reddito nazionale.
  • I più ricchi tra i ricchi risultano essere 500.000 adulti (0,8% della popolazione residente); hanno un reddito annuo lordo medio di 225.000 euro (ca 9.400 euro netti al mese). La loro quota di reddito totale italiano, in decrescita, ammonta a circa il 7,5%.

Nel settore pubblico, il valore medio della retribuzione annua lorda (RAL) passa dai 28.440 euro della scuola ai circa 30.000 dei dipendenti di regioni ed autonomie locali; dai 90.000 euro dei dipendenti inquadrati in ambito prefettizio, fino ad arrivare agli oltre 137.000 medi della magistratura. La retribuzione media annua lorda dei dipendenti pubblici è di circa 34.500 euro.

Nel privato, i settori che pagano meglio sono Banche e servizi finanziari (43.277), Farmaceutica e Biotecnologie (39.294), Ingegneria (38.222) e Oil & Gas (38.093). Il settore agricolo risulta invece il meno redditizio (23.795).
Chi lavora in imprese di grandi dimensioni (oltre 1.000 dipendenti) guadagna mediamente di più (36.608) rispetto ai dipendenti delle piccole (meno di 10 dipendenti) imprese (25.876).
Tra i lavoratori autonomi la percentuale di redditi dichiarati superiori ai 100.000 euro l’anno era più alta rispetto ai lavoratori dipendenti.

Sul piano del genere, gli uomini guadagnano in media oltre 3.000 euro lordi annui in più delle donne. Questo è dovuto soprattutto alla difficoltà per le donne di fare carriera e raggiungere i ruoli apicali in azienda: i dirigenti donna nel settore privato sono appena il 16% del totale.

Sulla base della qualifica professionale le RAL medie sarebbero le seguenti: dirigenti 101.223 (ca 4.500 netti al mese), quadri 54.236 (ca 2.600), impiegati 30.737 (ca 1.650), operai 24.770 (1.450).

Al crescere dell’età e dei livelli di istruzione aumenta la retribuzione. Tra i 25-34 anni, la RAL media è di 25.818, tra i 35-44 anni di 28.967, tra i 45-54 anni di 31.252. La RAL media dei laureati è di 39.787, mentre quella dei non laureati è di 27.662. Chi ha anche un master di II livello può contare su una retribuzione media pari a 47.000. Per approfondire il tema legato al mondo dell’istruzione si legga l’articolo dedicato ai laureati e al mondo post-universitario.

Da un punto di vista geografico, di seguito un’infografica che mostra come erano localizzati, nel 2017, i redditi inferiori o superiori alla media del reddito lordo annuo (29.000 euro). In figura, in rosso, sono evidenziati i redditi minori di 29.000 euro lordi annui; in verde i redditi maggiori di 100.000 euro lordi annui, in nero quelli compresi tra i 29.000 e i 100.000 euro lordi annui.

Dall’infografica si può evincere che i pensionati più ricchi e più poveri vivono nel Meridione. In Basilicata oltre l’88% di chi riceve una pensione ha dichiarato lo scorso anno meno di 29.000 euro. I lavoratori autonomi più ricchi vivono invece nella provincia autonoma di Bolzano, dove il 28,4% ha incassato più di 100.000 euro. La quota di autonomi che hanno dichiarato meno di 29.000 euro è più alta più ci si sposta verso Sud; in Calabria quasi il 50% degli autonomi ha dichiarato una cifra inferiore a 29.000 euro.

Sul totale dei lavoratori dipendenti, poco più del 67% risulta sotto la media del reddito annuo lordo italiano (<29.000 euro), il 22% registra un reddito tra i 29.000 e i 100.000 euro e l’11% sopra i 100.000 euro.
Su circa 14,5 milioni di cittadini che percepiscono un reddito da pensione, circa il 79% percepisce un reddito sotto la media; il 18% un reddito tra i 29.000 e i 100.000 euro; il 3% un reddito sopra i 100.000 euro.
Tra i lavoratori autonomi, solo il 34% ha dichiarato un reddito minore alla media italiana. Il 51% ha dichiarato un reddito tra i 29.000 e i 100.000 euro e il 15% un reddito superiore ai 100.000 euro.

La RAL media del Nord nel 2019 è di 30.276, nel Centro di 29.075, nel Sud e nelle Isole di 26.473. Il dato si può leggere con varie accezioni. Al Nord sono localizzate più aziende di grandi dimensioni che richiedono profili con elevate competenze. Allo stesso tempo, il costo della vita è più basso nel Meridione. Occorre ricordare inoltre che il tasso di lavoro sommerso è maggiore al Sud e ciò fa diminuire il livello dei salari regolari registrati.

Il disequilibrio dei redditi è un tema fortemente correlato alle disuguaglianze. Le condizioni economiche di partenza degli individui, non solo in termini di reddito, ma anche in termini di patrimonio, creano delle barriere quasi insormontabili. Spesso predeterminano titolo di studio, stato di salute e stato di ricchezza nel corso della vita.
Secondo Oxfam, nel 2019, il 20% più ricco in Italia detiene quasi il 70% della ricchezza totale in Italia, mentre il 20% più povero circa l’1,3%. Il patrimonio dei primi tre miliardari italiani (Giovanni Ferrero, Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina) è superiore alla ricchezza netta detenuta dal 10% più povero della popolazione italiana, circa 6 milioni di persone (37,8 miliardi di euro). Per approfondire il tema si invita a leggere l’articolo sulla povertà assoluta e relativa in Italia.

I numeri possono spaventare, ma occorre che, ad onor del vero, qualsiasi fascia della popolazione italiana ha visto migliorare il proprio stile di vita negli ultimi 60 anni. Inoltre, ridurre le disuguaglianze non è semplice e non esistono ricette economiche in grado di funzionare efficacemente in tutti i contesti. Il Forum Disuguaglianze e Diversità è uno degli istituti italiani che propone soluzioni per promuovere una maggiore giustizia sociale. Di seguito alcune proposte:

  • imporre un minimo salariale orario per tutta Italia;
  • rafforzare l’efficacia delle organizzazioni sindacali estendendole a tutti i settori;
  • assegnare missioni strategiche di medio-lungo termine alle imprese pubbliche per orientarle verso obiettivi qualitativi;
  • incentivare la giustizia nella ricerca pubblica e privata;
  • prevedere l’acquisto delle imprese in crisi da parte dei loro stessi lavoratori;
  • dar vita ad un’eredità universale da versare ad ogni ragazzo o ragazza al compimento dei 18 anni. Quest’ultima si potrebbe finanziare con una tassazione progressiva sull’eredità più consistenti.

Allargando lo sguardo a livello globale, si notano diseguaglianze più marcate. Oxfam afferma che, a metà 2019, l’1% più ricco nel mondo deteneva più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi. 2.153 miliardari detenevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale. Occorre però sottolineare che, parallelamente, il fenomeno della povertà estrema nel mondo sta diminuendo considerevolmente, sia in termini relativi, sia in termini assoluti. A tal proposito si guardi il grafico di Our World in Data basato sui dati della Banca Mondiale. Il grafico riporta il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà dal 1990 al 2015, con delle stime fino al 2030.

Nel 1990 più di 1,9 miliardi di persone viveva in condizioni di estrema povertà (con meno di 1,90$ al giorno). Il numero era pari al 36% della popolazione mondiale. Nel 2015 nella stessa condizioni vivevano 750 milioni di persone (il 10% della popolazione mondiale). Le proiezioni della Banca Mondiale, al 2030, stimano un numero di persone in povertà estrema inferiore ai 500 milioni. Tali proiezioni subiranno forti oscillazioni, dovute alla pandemia di Covid-19, ma lasciano comunque ben sperare per il futuro.

Per quanto riguarda i Paesi più sviluppati, una ricerca del World Inequality Database, che studia la distribuzione del reddito nazionale tra il 1980 e il 2017, dimostra che in Europa le disuguaglianze sarebbero effettivamente aumentate negli ultimi 40 anni. Tutti hanno migliorato le condizioni di partenza, ma l’1% della popolazione più ricca avrebbe visto accrescere il suo reddito due volte più velocemente del 50% della popolazione più povera. Nel 2017 il 10% della popolazione più ricca avrebbe guadagnato il 34% di tutto il reddito Europeo, mentre nel 1980 ne guadagnava il 30%.

Tuttavia, i risultati del Vecchio Continente appaiono rincuoranti se paragonati a quelli degli USA. Dal 1980 al 2017, in Europa, la metà più povera della popolazione ha visto salire il suo reddito medio del 40%; negli Stati Uniti, i più poveri, hanno sostanzialmente lo stesso reddito di 30 anni fa. Inoltre, dal 2000 in poi, la maggior parte dei Paesi europei è riuscita ad assicurare una crescita sempre più inclusiva.

In particolare, la fotografia dall’Istituto dei Sindacati Europei del 2019, racconta di un’Europa a più velocità. Nel periodo 2009-2019, gli stipendi reali (ovvero aggiustati rispetto all’inflazione e al potere di acquisto) sono:

  • scesi del 23% in Grecia, dell’11% in Croazia, del 7% a Cipro, del 4% in Portogallo, del 3% in Spagna, del 2% in Italia e dell’1% in Gran Bretagna e Ungheria;
  • rimasti pressoché stabili in Finlandia e Belgio;
  • cresciuti moderatamente in Germania (+11%) e in Francia (+7%);
  • cresciuti considerevolmente nei Paesi dell’Est, Bulgaria (+87%), Romania (+34%) e Polonia (+30%), e nei Paesi baltici (Lettonia, Lituania ed Estonia, circa +20%).

I dati sull’eterogeneità e la diseguaglianza in Europa sono confermati dal Regional Competitiveness Index. L’indice, calcolato dalla Commissione Europea, misura la capacità delle singole regioni europee di garantire un ambiente competitivo, attrattivo e sostenibile per le aziende e le persone. La media europea è di 60,3. In tutto il Bel Paese, l’indice di competitività risulta inferiore alla media europea, con forti differenze tra Nord e Sud. Di seguito una fotografia europea dell’indice; le aree rosse sono quelle che presentano valori più bassi alla media e quelle blu i valori più alti.

Negli ultimi decenni sono stati fatti enormi passi in avanti nell’ottica di migliorare le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone. Ciononostante, ancora molto deve essere fatto in Italia, in Europa e nel mondo, per ridurre le disuguaglianze e concedere eguali opportunità di crescita a tutti gli individui indistintamente.

TAKE AWAY

► Il reddito annuo lordo medio è pari a 29.300 euro. I 5 milioni di italiani più ricchi hanno un reddito medio lordo di 90.000 euro; i 20 milioni di italiani appartenenti alla classe media di circa 34.500; i 25 milioni di italiani più poveri di circa 15.000.
► La RAL varia in funzione del settore in cui si lavora, del sesso, dei livelli di istruzione, della qualifica professionale e della regione in cui si lavora.
► Negli ultimi anni la diseguaglianza è aumentata, anche se tutti gli strati della popolazione hanno visto aumentare i propri redditi. Ridurre le disuguaglianze non è semplice e non esistono ricette economiche in grado di funzionare efficacemente in tutti i contesti.
► A livello globale sono stati compiuti enormi passi avanti ad esempio nella lotta alla povertà estrema. Ciononostante, molto deve essere fatto in Italia, in Europa e nel mondo, per concedere eguali opportunità di crescita a tutti gli individui indistintamente.

Fonti:
Ministero dell’Economia – Conto Annuale 2017 sul Pubblico Impiego – Marzo 2019
Osservatorio Job Pricing – JP Salary Outlook 2020 – 2020
Oxfam – TIME TO CARE. Unpaid and underpaid care work and the global inequality crisis – Gennaio 2020
World Inequality Database – How Unequal Is Europe? Evidence from Distributional National Accounts, 1980-2017 – Aprile 2019
European Commission – The EU Regional Competitiveness Index 2019 – Ottobre 2019
Banca d’Italia – La disuguaglianza della ricchezza in Italia: ricostruzione dei dati 1968-75 e confronto con quelli recenti – Marzo 2018
Banca d’Italia – Cinquant’anni di indagini sui bilanci delle famiglie italiane: storia, metodi, prospettive – Dicembre 2016
Forum Disuguaglianze e Diversità – 15 Proposte per la giustizia sociale – Marzo 2019
European Trade Union Institute – Benchmarking Working Europe 2019 – Marzo 2019
Ministero dell’Economia – Dichiarazioni Irpef del 2017 – 2018
Our World in Data – Global Extreme Poverty – 2019