Struttura dell’economia italiana

Nell’articolo si cercherà di fare luce sui settori più importanti dell’economia italiana. Quest’ultima valeva circa 1.651 miliardi di euro nel 2020. Per il 2020 si è registrata una forte recessione, pari a circa il 9% del Prodotto Interno Lordo, a causa della crisi sanitaria. Si prevede un importante rimbalzo nel 2021 e 2022. L’Italia è attualmente l’ottava economia mondiale in termini di PIL nominale.
Nella figura sottostante si possono osservare i pesi percentuali dei tre principali settori economici all’interno del PIL italiano e sull’occupazione totale, dal 1960 al 2020. Il primario include agricoltura, pesca, allevamento e selvicoltura; il secondario, industria e costruzioni; il terziario, il mondo servizi.

Sul PIL del 2020, il primario è valso circa il 2%, il secondario il 24% (costruzioni il 4% e l’industria in senso stretto il 20%) e il mondo dei servizi il 74%. Sull’occupazione, rispettivamente il 4%, il 23% e il 73%. Tali proporzioni sono in linea con quelle osservate in media nell’Unione Europea e nei Paesi sviluppati.

In generale, l’Italia è un Paese caratterizzato da un grande numero di imprese di piccole dimensioni. Le realtà con 0-9 addetti rappresentavano, nel 2018, circa il 95% delle imprese attive e il 43,7% degli occupati totali. Nello stesso anno, le grandi imprese (250 addetti e oltre) rappresentavano appena lo 0,1% delle imprese, ma il 22,7% degli occupati totali.

Il settore primario in Italia

Nel 2020 l’agricoltura in senso stretto e la silvicultura hanno mostrato un calo del valore aggiunto prodotto (-6%) e dell’occupazione del -2,3%. Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende anche industria alimentare) ha registrato, per la prima volta dal 2016, una diminuzione del valore aggiunto (-1,2% a prezzi correnti e -4% in volume).

L’Italia si è confermato il primo Paese europeo per valore aggiunto nel settore primario e il terzo per valore della produzione, dopo Francia e Germani.

La crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, a partire dal mese di febbraio 2020 ha portato le autorità ad adottare misure restrittive causando una brusca contrazione dell’attività produttiva. Sebbene molte attività della filiera agricola siano rientrate tra quelle definite come essenziali e, pertanto, non direttamente soggette alle restrizioni, le attive nel settore alimentare hanno risentito delle limitazioni alla mobilità, dell’interruzione dei canali commerciali, delle difficoltà di accesso ai mercati interni ed esteri e dell’azzeramento dei flussi turistici.

In termini di volume, è calato il comparto dell’olio (-14,5%), del vino (-2%), dei legumi (-5%), delle coltivazioni industriali (-2,2%), del folorovivaismo (-8,4%) e delle attività secondarie (-11,2%); è cresciuto quello dei cereali (+3%), della frutta (+3,7%) e degli ortaggi (+0,2%). Per approfondire si legga l’articolo sul settore agroalimentare in Italia.

Le aziende attive nel primario e secondario

Nel grafico sottostante è possibile osservare una panoramica sulla composizione dei settori industriali italiani al 2018. Il primario è considerato all’interno dell’industria manifatturiera agroalimentare. Il numero di imprese è un valore medio annuo. La dimensione media è calcolata come numero medio di occupati per impresa. La redditività è calcolata come valore % del margine operativo lordo sul totale del valore aggiunto.

La componente principale del secondario italiano è l’industria manifatturiera, in termini di valore aggiunto (72%) e numero di lavoratori (67%). In Europa, il valore aggiunto della manifattura è secondo solo a quello della Germania. L’attività manifatturiera si caratterizza in Italia per essere fortemente votata all’export. Il settore delle costruzioni risulta il primo per numero di imprese: quest’ultime si caratterizzano per un forte nanismo. Il settore della fornitura di energia risulta il primo per redditività.

L’industria manifatturiera italiana

Nel grafico sottostante, aggiornato al 2018, si propone un focus sull’industria manifatturiera, che, come si è visto, rappresenta l’attività più importante dell’industria italiana.

In termini di valore aggiunto, tra le attività manifatturiere, il settore della fabbricazione dei macchinari e apparecchiature è il più importante. Quest’ultimo risulta il secondo per numero di lavoratori occupati e per quota di esportazioni sul fatturato, dietro all’industria dei prodotti farmaceutici.
I macro-settori più redditizi risultano essere, in ordine, quelli dell’industria delle bevande, dei prodotti farmaceutici e dei prodotti chimici.

L’industria alimentare, come già scritto, rappresenta un’importante industria nell’ecosistema italiano. I lavoratori impiegati nel settore risultano essere più di 400.000, ma è l’industria dei prodotti in metallo quella con più occupati: quasi 550.000.

Le industrie manifatturiere chiave per il made in Italy

Per quanto riguarda il comparto della moda, se si addiziona l’industria dell’abbigliamento a quella degli articoli in pelle e dell’industria tessile, si supera il 9% del valore aggiunto del manifatturiero, circa 460.000 lavoratori e ad un valore medio di esportazioni sul fatturato superiore al 40% sul fatturato. Le industrie della moda e dei mobili hanno contribuito a costruire nel mondo la potenza del brand Made in Italy e, per tale motivo, risultano tra i settori più importanti dell’economia italiana.

Tra i settori più importanti dell’economia italiana nel secondario troviamo anche l’industria delle bevande, della chimica, della farmaceutica, dei macchinari e dei mezzi di trasporto. Quest’ultimi settori risultano tra i più competitivi. Si tratta, in generale, di settori che presentano valori mediamente elevati di dimensione aziendale, produttività, propensione all’internazionalizzazione e all’innovazione.

Il mondo dei servizi

Per quanto concerne il settore terziario, nel grafico sottostante, è possibile osservarne una panoramica aggiornata al 2018. Il numero di imprese è un valore medio annuo. La dimensione media è calcolata come numero medio di occupati per impresa. La redditività è calcolata come valore % del margine operativo lordo sul totale del valore aggiunto.

Le dimensioni medie delle imprese del terziario risultano perfino più ridotte di quelle del secondario. Tra i settori più importanti dell’economia italiana nell’ambito dei servizi troviamo quello del commercio, per valore aggiunto, numero di lavoratori e numero di imprese. Imponenti sono però anche il settore del trasporto e magazzinaggio, delle attività professionali, dei noleggi, delle agenzie di viaggio e di supporto all’imprese, dei servizi di alloggio e ristorazioni. Questi quattro settori impiegano più di 1.100.000 addetti ciascuno.

Il settore delle attività immobiliari risulta essere il primo per indice di redditività e investimenti. In entrambe le classifiche il secondo settore è quello dei servizi di informazione e comunicazione. All’interno di quest’ultimo, il ramo più importante per valore aggiunto e numero di lavoratori è rappresentato dall’ambito della consulenza informatica e delle software house.

TAKE AWAY

► L’Italia si caratterizza per un alto numero di imprese di piccola dimensione e per performance molto eterogenee sul mercato interno ed esterno.
► Sul PIL del 2020, il primario è valso il 2%, le costruzioni il 4%, l’industria il 20% e i servizi il 74%. L’Italia è il primo Paese europeo nel primario e il secondo per la manifattura.
► All’interno della manifattura, i settori principali sono quello delle bevande, della chimica, della farmaceutica, dei macchinari, dei mezzi di trasporto e dei prodotti in metallo. A livello internazionale risulta rinomato il comparto manifatturiero collegato al design e alla moda.
► Nel campo dei servizi, il settore principale è quello del commercio, ma risultano importanti anche i servizi relativi all’informazione, al trasporto e al magazzinaggio.

Fonti:
ISTAT – Andamento dell’economia agricola – Maggio 2021
ISTAT – Rapporto sulla competitività dei settori produttivi – Aprile 2021
Commissione Europea – National Accounts by Branch Of Activity – 2021
ISTAT – Registro statistico delle imprese attive – Dicembre 2021