Struttura dell’economia italiana

Nell’articolo si cercherà di fare luce sui settori più importanti dell’economia italiana. Quest’ultima valeva circa 1.788 miliardi di euro nel 2019. Nel 2019 la crescita dell’economia italiana ha rallentato (+0,2% dal +0,9% del 2018). Per il 2020 si prevede una forte recessione, pari a circa il 9% del Prodotto Interno Lordo, a causa della crisi sanitaria. L’Italia è attualmente l’ottava economia mondiale in termini di PIL nominale.
Nella figura sottostante si possono osservare i pesi percentuali dei tre principali settori economici all’interno del PIL italiano, dal 1960 al 2019. Il primario include agricoltura, pesca, allevamento e selvicoltura, il secondario, industria e costruzioni, il terziario, il mondo servizi.

Sul PIL del 2019, il primario è valso circa il 2%, il secondario il 24% (costruzioni il 4% e l’industria in senso stretto il 20%) e il mondo dei servizi il 74%. Tali proporzioni sono in linea con quelle osservate in media nell’Unione Europea.

In generale, l’Italia è un Paese caratterizzato da un grande numero di imprese di piccole dimensioni. Le realtà con 0-9 addetti rappresentavano, nel 2018, circa il 95% delle imprese attive e il 43,7% degli occupati totali. Nello stesso anno, le grandi imprese (250 addetti e oltre) rappresentavano appena lo 0,1% delle imprese, ma il 22,7% degli occupati totali.

Le industrie attive nel primario e secondario

Nel 2019 l’agricoltura in senso stretto e la silvicultura hanno mostrato un lieve calo del valore aggiunto prodotto. La pesca e l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco ha registrato invece un leggero aumento. La crescita del valore aggiunto (a prezzi correnti) del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e l’industria alimentare) è stata pari al +1%. L’occupazione di agricoltura, silvicoltura e pesca è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2018.

L’Italia si è confermato il primo Paese europeo per valore aggiunto nel settore primario e il secondo per valore della produzione, dietro la Francia. Per approfondire si legga l’articolo sul settore agroalimentare in Italia.

Nel grafico sottostante è possibile osservare una panoramica sulla composizione dei settori industriali italiani al 2017. Il primario è considerato all’interno dell’industria manifatturiera agroalimentare. Il numero di imprese è un valore medio annuo. La dimensione media è calcolata come numero medio di occupati per impresa. La redditività è calcolata come valore % del margine operativo lordo sul totale del valore aggiunto.

La componente principale del secondario italiano è l’industria manifatturiera, in termini di valore aggiunto (72,9%) e numero di lavoratori (69,4%). In Europa, il valore aggiunto della manifattura è secondo solo a quello della Germania. L’attività manifatturiera si caratterizza in Italia per essere fortemente votata all’export. Il settore delle costruzioni risulta il primo per numero di imprese: quest’ultime si caratterizzano per un forte nanismo.

L’industria manifatturiera italiana

Nel grafico sottostante, aggiornato al 2017, si propone un focus sull’industria manifatturiera, che, come si è visto, rappresenta l’attività più importante dell’industria italiana.

In termini di valore aggiunto, tra le attività manifatturiere, il settore della fabbricazione dei macchinari e apparecchiature è il più importante. Quest’ultimo risulta il secondo per numero di lavoratori e secondo per quota di esportazioni sul fatturato, dietro all’industria dei prodotti farmaceutici.
I macro-settori più redditizi risultano essere, in ordine, quelli della fabbricazione di coke e dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, l’industria delle bevande, la fabbricazione di prodotti farmaceutici e quella di prodotti chimici.

L’industria alimentare, come già scritto, rappresenta un’importante industria nell’ecosistema italiano. I lavoratori impiegati nel settore risultano essere più di 400.000, come nel settore della fabbricazione di prodotti in metallo e quello dei macchinari e delle apparecchiature.
Se si somma la fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi con quella di altri mezzi di trasporto, si supera il 9% di valore aggiunto sul manifatturiero.
Per quanto riguarda il comparto della moda, se si addiziona l’industria dell’abbigliamento a quella degli articoli in pelle e dell’industria tessile, si supera il 9% del valore aggiunto del manifatturiero, circa 460.000 lavoratori e ad un valore medio di esportazioni sul fatturato superiore al 40% sul fatturato. L’industria della moda assieme all’industria dei mobili e alle altre industrie manifatturiere hanno contribuito a costruire nel mondo il brand Made in Italy.

Tra i settori più importanti dell’economia italiana nel secondario troviamo l’industria delle bevande, della chimica, della farmaceutica, dei macchinari e degli altri mezzi di trasporto. Quest’ultimi settori risultano tra i più competitivi a livello nazionale ed internazionale. Si tratta, in generale, di settori che presentano valori mediamente elevati di dimensione aziendale, produttività, propensione all’internazionalizzazione e all’innovazione.

Il mondo dei servizi

Per quanto concerne il settore terziario, nel grafico sottostante, è possibile osservarne una panoramica aggiornata al 2017. Il numero di imprese è un valore medio annuo. La dimensione media è calcolata come numero medio di occupati per impresa. La redditività è calcolata come valore % del margine operativo lordo sul totale del valore aggiunto.

Se le dimensioni medie delle imprese nel secondario erano già di piccola entità, nel terziario, risultano ulteriormente ridotte. Tra i settori più importanti dell’economia italiana nell’ambito dei servizi troviamo quello del commercio, per valore aggiunto, numero di lavoratori e numero di imprese. Imponenti sono però anche il settore del trasporto e magazzinaggio, delle attività professionali, dei noleggi, delle agenzie di viaggio e del supporto all’imprese, dei servizi di alloggio e ristorazioni. Questi quattro settori impiegano più di 1.100.000 addetti ciascuno.
Il settore dei servizi di informazione e comunicazione risulta essere il primo per indice di redditività e spesa in ambito di ricerca e sviluppo in senso assoluto. Il ramo più importante per valore aggiunto e numero di lavoratori è rappresentato dall’ambito della consulenza informatica e delle software house.

TAKE AWAY

► L’Italia si caratterizza per un alto numero di imprese di piccola dimensione e per performance molto eterogenee sul mercato interno ed esterno.
► Sul PIL del 2019, il primario è valso il 2%, le costruzioni il 4%, l’industria il 20% e i servizi il 74%. In termini di valore aggiunto, l’Italia è il primo Paese europeo nel primario e il secondo per la manifattura.
► All’interno della manifattura, le imprese più competitive sono quelle dei settori delle bevande, della chimica, della farmaceutica, dei macchinari e degli altri mezzi di trasporto. Molto rinomato a livello internazionale risulta il comparto manifatturiero del design e della moda.
► Nel campo dei servizi, il settore dell’informazione e comunicazione è primo per redditività e investimenti in ricerca e sviluppo. Il settore principale è quello del commercio.

Fonti:
ISTAT – Registro statistico delle imprese attive – Febbraio 2021
ISTAT – Competitività settori produttivi – Marzo 2020
Commissione Europea – National Accounts by Branch Of Activity – 2019
ISTAT – Andamento dell’economia agricola – Maggio 2020
ISTAT – Rapporto sulla competitività dei settori produttivi – Marzo 2020