Gli immigrati e l’economia italiana

Nel 2019, la ricchezza prodotta dai lavoratori immigrati regolari in Italia è stata pari a circa 147 miliardi. L’immigrazione contribuirebbe in maniera importante all’economia italiana con circa il 9,5% del PIL italiano. Nel 2017 e 2018 la stima era rispettivamente dell’8,7 e del 9% del PIL.
Nel 2019, in quattro regioni, l’impatto del lavoro degli immigrati regolari avrebbe superato il 10% del PIL regionale: Lombardia (12,2%), Emillia-Romagna (12,1%), Lazio (11,1%) e Veneto (10,3%).

Al fine 2019, gli stranieri regolari in Italia iscritti all’anagrafe erano circa 5,3 milioni (l’8,8% della popolazione) e ne erano occupati circa 2,5 milioni, circa il 10,7% degli occupati totali. Nel 2010 l’incidenza era pari all’8,5%. Per approfondire il tema della presenza straniera in Italia, si rimanda all’apposito articolo.

Identikit degli immigrati in Italia

Nel 2018, il 42% degli occupati stranieri aveva solo il diploma di licenza media (contro il 26,2% degli occupati italiani); l’11,5% era in possesso di un titolo di laurea (contro il 24,3% degli occupati italiani). Per approfondire il tema della scolarizzazione tra cittadini e non, si rimanda agli articoli sui diplomati e i laureati in Italia.

Di conseguenza, la percentuale straniera sul numero degli occupati è aumentata negli ultimi anni e si è concentrata nei settori a basso livello di specializzazione; in primis, agricoltura, ristorazione ed edilizia. In questi settori la % di PIL prodotta da stranieri nel 2019 è rispettivamente pari al 18,5%, 18,3% e 17,7%

Secondo Unioncamere, nei primi sei mesi del 2020, risultano circa 730.000 imprenditori nati all’estero (9,6% del totale) e 554.000 imprese a conduzione “straniera” (10,8% del totale). Il 9,9% del totale delle imprese italiane (oltre 600.000) risulta gestito da stranieri.
Dal 2010 al 2019, mentre il numero degli imprenditori nati in Italia è diminuito, quello dei nati all’estero è aumentato. L’incidenza degli imprenditori stranieri sul totale degli imprenditori è passata dal 6,7% al 9,6%.
La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 120.000 unità; segue il Lazio (oltre 80.000) e altre tre regioni con più di 50.000 imprenditori stranieri (Toscana, Emilia-Romagna e Veneto).

Impatti positivi in termini demografici e di spesa pubblica

L’ISTAT ha certificato negli ultimi anni un forte calo demografico del Bel Paese, che almeno in parte l’immigrazione ha potuto tamponare. Le stime della popolazione residente italiana al 2065 oscillano da un minimo di 46,4 milioni a un massimo di 62, rispetto ai 60 attuali.
In questo contesto, l’immigrazione è un fenomeno che garantisce almeno parzialmente un equilibrio demografico tra le fasce di popolazione più anziane e quelle più giovani. Al 1 Gennaio 2020, l’età media degli stranieri residenti in Italia (35 anni) è inferiore di oltre 10 anni rispetto a quella degli italiani (45 anni). Anche per tale motivo, il loro impatto sulla spesa pubblica per sanità è molto ridotto.

L’impatto demografico degli stranieri ha inoltre forti ricadute positive sul tasso di imprenditorialità, sulla dinamicità dell’economia e sui conti pubblici legati alla spesa previdenziale. In particolare, gli stranieri pensionati risultano una piccolissima percentuale del totale. I contributi versati dai giovani lavoratori immigrati regolari hanno permesso, da un punto di vista finanziario, di foraggiare gran parte del pagamento delle pensioni alla popolazione italiana, ben più anziana.

Il saldo entrate/uscite del fenomeno migratorio in Italia

Se si uniscono i dati MEF, INPS e ISTAT, nel 2019, i residenti stranieri regolari avrebbero versato allo Stato circa 26,6 miliardi di euro, a fronte di circa 26,1 miliardi di costi sostenuti dallo stato Italiano per il capitolo immigrazione. Di seguito l’analisi puntuale del saldo.

L’impatto fiscale per l’Italia sarebbe stato positivo di circa 500 milioni di euro per l’anno 2019.
Rimangono le storiche criticità che caratterizzano il flusso migratorio in entrata. In primis: lavoro nero, scarsa mobilità sociale, bassa scolarizzazione e presenza irregolare. Affrontate e arginate queste problematiche, l’immigrazione potrebbe apportare ancor più benefici all’economia italiana.

TAKE AWAY

► La ricchezza prodotta dai lavoratori immigrati regolari in Italia nel 2019 è stata pari a 147 miliardi, il 9,5% del PIL italiano.
► A fine 2019 si contavano circa 2,5 milioni di occupati stranieri regolari, il 10,7% del totale. La maggior parte è concentrata nei settori a basso livello di specializzazione. Gli imprenditori stranieri sono circa 730.000, il 9,6% del totale e in crescita.
► Gli stranieri regolari generano in Italia spese relativamente basse per sanità e previdenza sociale e ricadute positive a livello demografico ed economiche. Il saldo fiscale per lo Stato italiano è positivo al 2019. Rimangono le storiche criticità sul flusso migratorio in entrata: lavoro nero, bassa scolarizzazione e specializzazione, scarsa mobilità sociale e presenza irregolare.

Fonti:
Fondazione Leone Moressa – Rapporto 2020 sull’economia dell’immigrazione – Ottobre 2020
Unioncamere – Comunicato stampa su imprenditoria straniera – Aprile 2020
ISTAT – Il mercato del lavoro 2018. Verso una lettura integrata – 2019
ISTAT – L’evoluzione demografica in Italia dall’Unità a oggi – 2019
INPS – Rendiconto Generale 2018 – Agosto 2019