La spesa previdenziale e assistenziale in Italia

La spesa previdenziale e assistenziale in Italia è quella spesa che permette al Bel Paese di realizzare le politiche di welfare. Tali politiche mirano a garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. L’intero sistema del welfare italiano nel 2019 è costato circa 488 miliardi (il 56% dell’intera spesa pubblica). In questa cifra rientra la spesa pensionistica totale, il costo del sistema sanitario, le spese di funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Dal 2012 al 2019, l’aumento di spesa in welfare è stato del 13% mentre, nello stesso periodo, il PIL è cresciuto del 10,8% e l’inflazione del 6,9%. Prestazioni previdenziali, assistenziali e sanità sono le tre voci principali.

In questo articolo non verrà trattato il sistema sanitario, per cui si rimanda all’apposito articolo, ma ci si soffermerà sulla spesa pensionistica totale, che include:

  • le prestazioni previdenziali, le c.d. pensioni, finanziate con i contributi versati dai lavoratori e dalle aziende;
  • le prestazioni assistenziali, ovvero le prestazioni di sostegno al reddito. Quest’ultime tutelano coloro che hanno redditi modesti; non sono finanziate direttamente con i contributi dei lavoratori, ma sono a carico dello Stato.

Spesa previdenziale e assistenziale in Europa

Di seguito è possibile visualizzare un grafico che elenca i principali Paesi europei e la loro spesa totale in politiche sociali sul PIL. I dati EUROSTAT sono riferiti al 2019.

Com’è possibile evincere dal grafico, l’Italia risulterebbe il quarto Paese europeo per spesa totale per politiche sociali sul PIL. Al 2019, la percentuale italiana di spesa totale in politiche sociali sul PIL (21,2%) è piuttosto lontana dalla media dell’UE (18,6%).
Ad onor del vero, è giusto ricordare che è complesso paragonare le spese pensionistiche tra diversi Paesi. Le logiche di calcolo e i metodi di riclassificazione tra prestazioni pensionistiche e assistenziali differiscono in maniera importante tra uno Stato e l’altro. In Italia, tra le prestazioni pensionistiche, rientrano spesso spese di natura assistenziale.
Tuttavia, i dati complessivi appaiono piuttosto chiari. In particolare, il Bel Paese sarebbe il primo per spesa in pensioni previdenziali, assistenziali e ai superstiti (18% verso una media EU dell’14,1%).

Prestazioni assistenziali e previdenziali in Italia

Al 1 Gennaio 2020, in Italia, si contavano circa 16,03 milioni di prestazioni di natura previdenziale e 4,18 milioni di prestazioni di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Di seguito un grafico che mostra il numero di prestazioni di natura previdenziale e occupati dal 1997 al 2019. Cliccando sui valori di ogni anno è possibile scoprire il rapporto tra pensionati e occupati. Nel 2019 il numero di occupati per pensionato ha toccato il livello di 1,458 (era 1,287 nel 1997). Il valore è prossimo all’1,5, soglia necessaria per la stabilità di medio lungo termine del sistema.

Gli occupati stanno aumentando costantemente, mentre si riduce o rimane stabile il numero dei pensionati. Ciò è avvenuto principalmente grazie ad una serie di riforme negli ultimi 25 anni. Da una parte si è alzata l’età di pensionamento. Si pensi alla legge relativa alle “baby pensioni”, che dal 1973 al 1992 permise a più di 420.000 dipendenti pubblici di andare in pensione dopo meno di 20 anni di lavoro.
Dall’altra si è passati dal sistema retributivo (un metodo per calcolare l’ammontare delle pensioni, basato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro) al sistema contributivo; quest’ultimo è un metodo di calcolo pensionistico basato sul calcolo di tutti i contributi versati dai lavoratori nel corso dell’intera attività lavorativa.

Interventi come “Quota 100”, oltre ad abbassare l’età di pensionamento effettiva, che come si vedrà non è così alta se paragonata a quella di altri Paesi, rischiano di far aumentare di gran lunga il numero di pensionati e di riportarlo al livello del 2015.

Età di pensionamento prevista ed effettiva

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità e vecchiaia, di seguito un grafico che mostra l’età di pensionamento effettiva rispetto a quella prevista dalla legge in alcuni Paesi OCSE. Il periodo di riferimento è 2013-2018.

Di fatto, in media, in Italia gli uomini vanno in pensione all’età di 63,3 anni (media OCSE 65,4) contro i 67 previsti, e le donne a 61,5 (media OCSE 63,7) contro i 66,6 previsti.

Il sistema di protezione sociale italiano è sostenibile?

Come si è visto, nel 2019 lo Stato Italiano ha erogato oltre 20 milioni di prestazioni assistenziali o previdenziali. Tale numero preoccupa considerando il costante invecchiamento della popolazione e i recenti tassi di natalità. Per approfondire, puoi leggere l’articolo sulla demografia italiana.
Il dato preoccupa ancor di più se si aggiunge la variabile pandemia, scoppiata nel 2020, che ha forzato lo Stato ad erogare ancora più prestazioni a carattere assistenziale.

Per capire come affrontare le difficoltà future, occorre analizzare a fondo la dinamica della spesa previdenziale e assistenziale degli ultimi anni:

  • la spesa previdenziale, seppur alta, ha fatto registrare dal 2010 al 2019 un aumento medio annuo inferiore all’1,4%, in linea con il tasso di inflazione. La dinamica della spesa previdenziale appare dunque piuttosto stabile;
  • la spesa assistenziale totale è stata pari a 114,3 miliardi nel 2019 (73 miliardi nel 2008); dal 2010 al 2019 ha registrato un tasso di crescita medio annuo pari al 4%, tre volte superiore a quello della spesa previdenziale. Questo è il capitolo di spesa su cui occorre prestare più attenzione. Nei prossimi anni si deve accertare che interventi come il “reddito di cittadinanza” apportino effettivamente più benefici che costi.

Di seguito l’andamento delle due spese dal 2008 al 2019, espresse in miliardi di euro.

Il welfare del futuro

A fronte di una sicura crescita della quota anziana della popolazione e di una riduzione della popolazione residente complessiva, occorre implementare interventi che sappiano centrare evoluzione demografica e ripresa del mercato del lavoro. Solo in questo modo si riuscirà ad aggredire la spesa di natura assistenziale, senza far “esplodere” quella di natura previdenziale. In tal senso sarebbe auspicabile:

  • dar vita a nuove politiche familiari e di conciliazione vita-lavoro per incentivare la natalità;
  • articolare una gestione dei flussi migratori coerente con le esigenze economico-occupazionali del Paese;
  • lottare senza sosta contro la disoccupazione, rappresentata in prevalenza da giovani, donne e over55;
  • riorganizzare i percorsi formativi e scolastici sulla base delle mutate esigenze del mercato, investendo in attività di formazione specialistica e continua. A tal proposito si legga anche l’articolo sull’analfabetismo funzionale;
  • predisporre misure di age management nel settore pubblico e privato per favorire la flessibilità in uscita con strumenti poco onerosi per lo Stato;
  • incentivare l’adozione di misure volte ad aumentare la produttività del settore pubblico e privato.

TAKE AWAY

► L’Italia spende nel welfare oltre il 56% della spesa pubblica. Risulta uno dei Paesi UE che più investe in questo capitolo di spesa in termini percentuali di PIL. Nel 2019 sono state erogate più di 20 milioni di prestazioni assistenziali o previdenziali.
► La spesa previdenziale è piuttosto stabile, ma nel prossimo futuro potrebbe divenire insostenibile a causa del calo demografico.
► La spesa assistenziale cresce a ritmi sostenuti. Per aggredirla è importante investire in istruzione e in politiche attive del lavoro, volte a potenziare l’occupazione.

Fonti:
Itinerari Previdenziali – Rapporto n.8: il bilancio del sistema previdenziale italiano – Febbraio 2021
EUROSTAT – Government expenditure on social protection – Febbraio 2021
INPS – Rendiconto Generale 2020 – Settembre 2021
OCSE – Ageing and Employment Policies – Statistics on average effective age of retirement – Luglio 2020