La spesa previdenziale e assistenziale in Italia

La spesa previdenziale e assistenziale in Italia è quella spesa che permette al Bel Paese di realizzare le politiche di welfare. Tali politiche mirano a garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. L’intero sistema del welfare italiano nel 2018 è costato circa 462,114 miliardi (il 54% dell’intera spesa pubblica). In questa cifra il Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali ha considerato il costo di pensioni, del sistema sanitario, le prestazioni temporanee (cassa integrazione, disoccupazione, mobilità, contribuzioni figurative, ASPI e NASPI…), le prestazioni INAIL, il welfare degli enti locali, le spese di funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Dal 2012 al 2018, l’aumento di spesa in welfare è stato dell’8,2% mentre, nello stesso periodo, il PIL è cresciuto del 6% e l’inflazione del 6,65%. Prestazioni previdenziali, assistenziali e sanità sono le tre voci principali.

In questo articolo non verrà trattato il sistema sanitario, per cui si rimanda all’apposito articolo, ma ci si soffermerà sulla spesa pensionistica totale. Quest’ultima, sostenuta per gran parte dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), include due diversi tipi di prestazioni:

  • Tra le prestazioni previdenziali rientrano le c.d. pensioni, finanziate con i contributi versati dai lavoratori e dalle aziende;
  • Tra le prestazioni assistenziali rientrano le prestazioni di sostegno al reddito. Quest’ultime tutelano i lavoratori che si trovano in particolari momenti di difficoltà della loro vita lavorativa o sono destinate a coloro che hanno redditi modesti e famiglie numerose. Quest’ultime non sono finanziate direttamente con i contributi dei lavoratori, ma sono a carico dello Stato.

Spesa previdenziale e assistenziale in Europa

Di seguito è possibile visualizzare un grafico che elenca i principali Paesi europei e la loro spesa totale in politiche sociali sul PIL. I dati EUROSTAT sono riferiti al 2018.

Com’è possibile evincere dal grafico, l’Italia risulterebbe il quarto Paese europeo per spesa totale per politiche sociali sul PIL.
Ad onor del vero, è giusto ricordare che è molto complesso paragonare le spese pensionistiche tra diversi Paesi. Le logiche di calcolo e i metodi di classificazione potrebbero differire in maniera importante tra uno Stato e l’altro. Tuttavia, i dati comparativi appaiono piuttosto chiari. La percentuale italiana di spesa totale al 2018 (ca 21%) è ben lontana dalla media dell’Unione Europea (ca 18%). In particolare, il Bel Paese sarebbe il primo per spesa in pensioni previdenziali e ai superstiti (15,9% verso una media EU dell’11,4%).

Prestazioni assistenziali e previdenziali in Italia

Al 1 Gennaio 2020, in Italia, si contavano circa 16 milioni di prestazioni di natura previdenziale e 4 milioni di prestazioni di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Di seguito un grafico che mostra il numero di prestazioni di natura previdenziali e occupati dal 1997 al 2019. Cliccando sui valori di ogni anno è possibile scoprire il rapporto tra pensionati e occupati. Nel 2019 il numero di occupati per pensionato ha toccato il livello di 1,458 (era 1,287 nel 1997). Il valore è prossimo all’1,5, soglia necessaria per la stabilità di medio lungo termine del sistema. Gli occupati stanno aumentando costantemente, mentre si riduce o rimane stabile il numero dei pensionati. Ciò è avvenuto grazie alla cancellazione di pensioni erogate in giovane età e ad altre recenti riforme che stanno producendo effetti positivi sul sistema.

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità e vecchiaia, di seguito un grafico che mostra l’età di pensionamento effettiva rispetto a quella prevista dalla legge in alcuni Paesi OCSE. Il periodo di riferimento è 2013-2018.

Di fatto, in media, in Italia gli uomini vanno in pensione all’età di 63,3 anni (media OCSE 65,4) contro i 67 previsti, e le donne a 61,5 (media OCSE 63,7) contro i 66,6 previsti.

Il sistema di protezione sociale italiano è sostenibile?

Come si è visto, nel 2019 un terzo della popolazione residente italiana ha beneficiato di una prestazione assistenziale o previdenziale. Tale numero preoccupa considerando il costante invecchiamento della popolazione e i recenti tassi di natalità. Per approfondire, puoi leggere l’articolo sulla demografia italiana.
Nel 2017 il saldo tra entrate contributive e uscite per prestazioni previdenziali è risultato negativo per 21 miliardi di euro. Tale saldo negativo si è replicato nell’anno 2018. Il dato preoccupa ancor di più se si aggiunge la variabile pandemia, scoppiata nel 2020, che ha forzato lo Stato ad erogare ancora più prestazioni a carattere assistenziale.

Per capire come affrontare le difficoltà future, occorre analizzare a fondo la dinamica della spesa previdenziale e assistenziale degli ultimi anni:

  • la spesa previdenziale, seppur alta, ha fatto registrare dal 2010 al 2018 un aumento medio annuo inferiore all’1,3%, in linea con il tasso di inflazione. La dinamica della spesa previdenziale appare dunque piuttosto stabile;
  • la spesa assistenziale totale è stata pari a 105,67 miliardi nel 2018. Partendo dai 73 miliardi del 2008, ha registrato un tasso di crescita medio annuo pari al 4,3%, molto sopra l’inflazione e tre volte superiore a quello della spesa previdenziale.

Il welfare del futuro

A fronte di una sicura crescita della quota anziana della popolazione e di una riduzione della popolazione residente complessiva, occorre implementare interventi che sappiano centrare evoluzione demografica e ripresa del mercato del lavoro. Solo in questo modo si riuscirà ad aggredire la spesa di natura assistenziale, senza far “esplodere” quella di natura previdenziale. Il Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali in particolare suggerisce di:

  • dar vita a nuove politiche familiari e di conciliazione vita-lavoro per incentivare la natalità;
  • articolare una gestione dei flussi migratori coerente con le esigenze economico-occupazionali del Paese;
  • lottare senza sosta contro la disoccupazione, rappresentata in prevalenza da giovani, donne e over55;
  • riorganizzare i percorsi formativi e scolastici sulla base delle mutate esigenze del mercato, investendo in attività di formazione specialistica e continua. A tal proposito si legga anche l’articolo sull’analfabetismo funzionale;
  • predisporre misure di age management nel settore pubblico e privato per favorire la flessibilità in uscita con strumenti poco onerosi per lo Stato;
  • incentivare l’adozione di misure volte ad aumentare la produttività di settore pubblico e privato.

TAKE AWAY

► L’Italia spende nel welfare oltre il 50% della spesa pubblica. Risulta uno dei Paesi UE che più investe in questo capitolo di spesa in termini percentuali di PIL. Nel 2019 un terzo della popolazione residente italiana ha beneficiato di una prestazione assistenziale o previdenziale.
► La spesa previdenziale è piuttosto stabile, ma nel prossimo futuro potrebbe divenire insostenibile a causa del calo demografico.
► La spesa assistenziale cresce a ritmi sostenuti da qualche anno. Per aggredirla è importante investire in istruzione e in politiche volte attive del lavoro, volte a potenziare l’occupazione.

Fonti:
Itinerari Previdenziali – Rapporto n.8: il bilancio del sistema previdenziale italiano – Febbraio 2021
INPS – Rendiconto Generale 2019 – Settembre 2020
OCSE – Ageing and Employment Policies – Statistics on average effective age of retirement – Luglio 2020
INPS – Osservatorio sul Reddito e Pensione di Cittadinanza – Gennaio 2020
EUROSTAT – Government expenditure on social protection – Marzo 2019