Panoramica demografica in Italia

La popolazione residente in Italia nel tempo

Nel 1861 la popolazione in Italia era di circa 26 milioni di abitanti (se consideriamo i confini attuali). Per circa un secolo il ritmo di crescita della popolazione residente si è mantenuto intorno allo 0,65% medio annuo, con l’eccezione dei periodi bellici. L’effetto della crescita naturale, spesso superiore all’1% annuo, è stato contenuto dalla forte emigrazione dall’italia e dall’alta mortalità. Nel 1861 la mortalità infantile rappresentava poco meno della metà dei decessi totali e quasi il 40% dei bambini non raggiungeva il quinto anno di vita. L’aspettativa di vita era di circa 40 anni. Nel grafico sottostante è possibile osservare il numero di residenti in Italia dal 1861 al 2019, espresso in milioni.

Nel grafico sottostante è possibile osservare il numero di nati e morti per ogni anno, dal 1861 al 2020. Leggi questo articolo per conoscere le principali cause di morte in Italia.

Come risulta evidente dai grafici, il boom demografico italiano ha coinciso con il miracolo economico degli anni ’50 e ’60. Allo stesso modo, il crollo delle nascite ha combaciato con l’esplosione del debito pubblico dagli anni ’90 in poi e le crisi economiche del 2008 e del 2011.

Nel 2020 si è registrato un nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia: circa 404.000. Nel 2008 erano più di 577.000 e nel 1964 più di 1 milione. Nello stesso anno, si è registrato un forte picco tra i morti a causa della pandemia da Covid-19 che ha colpito il Bel Paese. Non si erano registrati così tanti decessi dalla Prima Guerra Mondiale.

Un Paese meno popoloso e sempre più vecchio

La fotografia scattata dall’ISTAT a fine 2020, racconta di un Paese che invecchia per il calo delle nascite e per l’aumento dell’aspettativa di vita. Di seguito un grafico che fornisce il dettaglio sul genere e l’età della popolazione residente in Italia, al 1 Gennaio 2021.

Al 31 Dicembre 2020:

  • la popolazione residente in Italia risulta di circa 59,26 milioni. Rispetto all’anno precedente, è diminuita di oltre 384.000 unità (-0,6%) . Si tratta del sesto anno consecutivo di diminuzione: dal Dicembre 2014 l’Italia ha perso oltre 1 milione di residenti. Il Mezzogiorno è l’area più soggetta a spopolamento. Il Centro e il Nord attenuano la diminuzione di popolazione residente grazie all’immigrazione dall’estero e alla migrazione interregionale da Sud verso Nord;
  • circa 4,5 milioni di individui di età pari o superiore ad 80 anni (il 7,5% del totale della popolazione); circa 17,8 milioni di persone hanno età pari o superiore a 60 anni (il 30% della popolazione);
  • l’aspettativa di vita media alla nascita è di 79,7 per gli uomini e di 84,4 per le donne. Entrambi i valori sono in diminuzione per via della pandemia da Covid-19. Per osservare un valori analoghi occorre risalire al 2012. Rimane però un’aspettativa alta se paragonata a quella di alcuni decenni fa;
  • sono oltre 17.150 residenti in Italia hanno 100 o più anni (donne nell’83% dei casi). Nel 2009 i centenari erano circa 11.000. Nel panorama europeo l’Italia, insieme alla Francia, detiene il record del numero di ultracentenari.

Regioni e città più popolose

Da un punto amministrativo, l’Italia risulta essere suddivisa – a fine 2019 – in 20 regioni, 107 aree territoriali di 2° livello e 7.904 comuni. Le aree territoriali di 2° livello si suddividono in 80 province ordinarie, 14 città metropolitane, 6 liberi consorzi comunali, 4 ex province e 2 province autonome.

Nella tabella sottostante (aggiornata a Gennaio 2021) vengono elencati alcuni indicatori riguardanti le Regioni italiane. Come è facile evincere, le regioni italiane presentano caratteristiche demografiche molto eterogenee. A titolo di esempio, si pensi che le prime 10 regioni per popolazione rappresentano più dell’80% della popolazione.

Di seguito sono invece elencate le 20 città italiane più popolose al Gennaio 2021. In totale rappresentano circa il 17% della popolazione dell’intero Paese. Come si potrà osservare, in generale l’Italia è contraddistinta da un alto numero di Comuni di piccole dimensioni e caratterizzati da una bassa popolazione.

Un confronto con l’Europa

Quello che nel 1950 era il 10° Paese più popoloso al mondo, con 47 milioni di abitanti, è attualmente al 23° posto. Ad inizio 2020, l’Italia risulta essere il 4° Paese europeo per popolazione come mostrato nel seguente grafico. I dati EUROSTAT sono misurati al 1 Gennaio di ogni anno.

Il futuro demografico del Bel Paese

Cercare di realizzare delle previsioni sul futuro, in ambito demografico, è molto complesso. I fattori da prendere in considerazione sono numerosi e molto eterogenei tra loro. Eppure, il panorama che si profila per l’Italia, ad oggi, è piuttosto chiaro. Nel grafico sottostante sono riportati i tassi di fecondità in Italia dal 2008 al 2020.

In generale, il tasso di fecondità è diminuito e l’età al primo parto è aumentata (da 31,1 nel 2008 a 32,2 anni nel 2020), sia tra i cittadini italiani, sia tra i residenti stranieri. Senza i cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza, il calo dei cittadini italiani dal 2015 al 2020 sarebbe stato di 1,7 milioni di unità. L’effetto demografico positivo da parte degli stranieri si sta però esaurendo in quanto anche il tasso di fecondità delle donne straniere è inferiore a 2 dal 2012. Per ulteriori informazioni, puoi leggere l’articolo sulla popolazione straniera residente in Italia.

L’ISTAT ritiene che molto probabilmente nel 2065 la popolazione sarà di circa 54 milioni. L’ONU allo stesso anno prevede circa 50 milioni di residenti.
In assenza di un’inversione di rotta, l’ISTAT calcola che, entro il 2045, l’età media della popolazione, ad inizio 2020 pari a circa 45 anni, potrebbe arrivare a 50. In tal caso, la popolazione con più di 65 anni rappresenterà un terzo dei residenti. Ciò comporterebbe gravi contraccolpi sulla spesa sanitaria e pensionistica e sui livelli d’imprenditorialità e dinamismo dell’economia.

Invertire la rotta

Alla luce di questi dati, risulta chiaro che gli interventi avanzati finora dai vari Governi, per aumentare il tasso di natalità, appaiono insufficienti. L’incertezza sul futuro è una delle ragioni che più pesa sulla scelta da parte dei giovani di fare o meno un figlio. Tale incertezza, in larghe parti della società italiana, si è tramutata spesso in una vera e propria sfiducia nei confronti dell’avvenire. Il tasso di disoccupazione giovanile, il trend del PIL e del debito pubblico del Paese sono tutte variabili che incidono negativamente sulla natalità; è in questi ambiti che probabilmente i Governi dovrebbero concentrare i propri sforzi.

Per approfondire l’evoluzione demografica dell’Italia, comparata con quella del resto del mondo puoi leggere l’articolo sulla demografia globale.

TAKE AWAY

► L’Italia è il 4° Paese in Europa e il 23° al mondo per popolazione residente. A fine 2020, conta una popolazione di circa 59,3 milioni di individui.
► Dal 2007 le nascite sono costantemente calate. L’Italia è un Paese che invecchia e che vede diminuire costantemente il numero di residenti dal 2014, nonostante l’immigrazione.
► Se non si inverte il trend demografico, la popolazione del Bel Paese al 2065 sarà tra i 50 e i 54 milioni. In tal caso, vi saranno gravi contraccolpi socio-economici.
► Le 10 Regioni più popolose rappresentano oltre l’80% della popolazione; le prime 20 città più popolose circa il 17%.

Fonti:
ISTAT – Demografia in cifre – Novembre 2021
ISTAT – Bilancio Demografico Nazionale Anno 2020 – Luglio 2021
EUROSTAT – Population on 1 January by age group, sex and citizenship – Aprile 2021
ISTAT – L’evoluzione demografica in Italia dall’Unità a oggi – 2019
ISTAT – Popolazione e Società: Serie Storiche – 2019
– ONU – World Population Prospects 2019: Probabilistic projections – Giugno 2019