I laureati in Italia

In Italia, come ribadito nell’articolo che analizza il numero di diplomati, i livelli di istruzione della popolazione sono in aumento, ma restano inferiori alle medie registrate in Unione Europea e tra i Paesi OCSE.
Sul divario incide in maniera importante la bassa quota italiana relativa ai titoli terziari. Quest’ultimi sono quelli conseguibili tramite università, università applicative o corsi di formazione post-diploma. Per saperne di più sul sistema educativo italiano si rimanda all’apposito articolo.
Anche se i modelli educativi cambiano tra Paese e Paese, in generale si può asserire che le università offrono una formazione lunga e teorica, impartita quasi esclusivamente da accademici; le università applicative offrono corsi più brevi e pratici, includono stage in impresa e hanno una forte presenza di docenti provenienti dal mondo del lavoro; i corsi di formazione post-diploma consistono in corsi ancor più brevi e applicativi per formare profili qualificati di tipo tecnico o impiegatizio.

I corsi di formazione post-diploma sono poco diffusi in Italia, al contrario di quanto accade, ad esempio, in Spagna e Francia. In questi Paesi circa un terzo dei titoli terziari posseduti dai 30-34enni ha queste caratteristiche; questo è uno dei motivi per cui in Italia si registra una percentuale minore di popolazione con titolo terziario rispetto a questi Paesi.

Di seguito una panoramica sulla quota di laureati sul totale della popolazione 25-64enne al 2019 nei principali Paesi Europei. Nel grafico è possibile filtrare per sesso e cittadinanza.

Nonostante l’impietosa comparazione tra i Paesi Europei, il trend degli ultimi anni è positivo e la quota di 30-34enni con un titolo terziario è arrivata in Italia al 27,6%. Tra il 2014 e il 2018, la quota di popolazione con laurea ha però avuto una crescita più contenuta di quella europea (+2,4% contro +3%).

La prospettiva appare più positiva se si osserva il dato dei laureati in termini assoluti. Nel solo anno accademico 2019 si sono contati quasi 340.000 nuovi laureati. Di seguito una serie storica dal 1999 al 2019 sul numero dei nuovi laureati.

Chi si laurea di più e chi di meno

Come si è visto, la quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario in Italia nel 2019 è pari al 19,6% (19,3% nell’anno precedente) contro una media europea del 33,2% (32,3% nel 2018). Il dato italiano si può osservare da molte prospettive:

  • Tra gli stranieri 25-64enni solo il 12% possiede un titolo terziario, a fronte del 20,6% registrato tra i cittadini italiani;
  • Da un punto di vista del genere, il vantaggio femminile – evidente anche nella media europea – è più accentuato in Italia. La quota rosa sulla popolazione 25-64enne è del 22,4% contro quella maschile del 16,8%. I livelli di istruzione femminili sono peraltro aumentati più velocemente nel tempo. Dal 2014 al 2018 si è registrato un +3,2% per le laureate contro il +1,6% dei laureati;
  • Da un punto di vista geografico, la quota di 30-34enni con titolo terziario risulta distribuita in maniera eterogenea; 30% al Nord, 31,3% al Centro, 21,2% nel Mezzogiorno. I divari territoriali sono peraltro in aumento negli anni.

Gli impatti sul mondo del lavoro

La bassa percentuale di laureati in Italia è un dato negativo da qualunque angolazioni lo si guardi, ma soprattutto alla luce dell’aspetto professionale. Difatti, il vantaggio occupazionale dei laureati è decisamente in crescita. Nel 2019, mentre il tasso di occupazione dei 18-24enni con licenza media è del 35,4%, quello dei laureati 30-34enni è del 78,9%.

Proprio per rendere compatibile crescita economica e inclusione sociale, uno dei target di Europa2020 (progetto strategico decennale proposto dalla UE nel 2010) riguardo l’istruzione è l’innalzamento al 40% della quota di 30-34enni in possesso di un titolo di studio terziario in Europa. Con un valore stimato al 40,7%, l’Unione Europea ha complessivamente raggiunto nel 2018 l’obiettivo strategico. Francia, Spagna e Regno Unito lo hanno superato già da diversi anni, ma come abbiamo visto, in Italia tale quota non arriva neanche al 30%.

Il gap può essere in parte recuperato lavorando sulle lacune mostrate in termini di cittadinanza e di area geografica e istituendo nuovi corsi post-diploma. Al contempo, occorre lavorare anche sulle opportunità economiche offerte ai laureati italiani. Se è infatti vero che laurearsi garantisce un impareggiabile arricchimento culturale e esperienziale, è altrettanto vero che la scelta di laurearsi viene effettuata anche osservando il beneficio che se ne trae in termini monetari nel lungo periodo. In media, in Italia, si impiegano 15 anni per recuperare le spese effettuate e i mancati introiti sostenuti per laurearsi. In alcune province bastano 10 anni, mentre in altre non basta un’intera vita di lavoro.

Gli atenei e i corsi di laurea più scelti

Nel grafico sottostante è possibile osservare gli iscritti ad un corso di laurea suddivisi per ateneo, nell’anno accademico 2019/2020. In totale gli iscritti ad un corso di laurea risultavano circa 1,73 milioni, di cui il 95% di cittadinanza italiana e il 5% straniera.

Nel grafico sottostante è possibile osservare le preferenze in termini di corso di studi dei laureati in Italia nell’anno accademico 2017/2018. Per realizzare il grafico è stata condotta una rielaborazione dei dati MIUR suddividendo più di 130 tipologie di classi universitarie in 20 macro-aree didattiche.

In generale, nel 2019, la percentuale di 25-34enni laureati con una laurea nelle aree disciplinari scientifiche (STEM: Science, Technology, Eengineering and Mathematics) è pari a circa il 24,6%; è forte il divario di genere: 37,3% tra i ragazzi e 16,2% tra le ragazze. Le proporzioni si rovesciano nell’area umanistica e servizi dove le laureate sono il 30,1% e i laureati il 15,6%; mentre si rilevano quote piuttosto simili in quella economica e giuridica (35,5% delle ragazze e 33,2% dei ragazzi). La quota di laureati in discipline scientifiche è più bassa nel Mezzogiorno (23,5%) rispetto al Nord e al Centro (25,3%).

Rispetto alla media dei 22 Paesi OCSE europei (25,9%), la quota di 25-34enni laureati nelle discipline scientifiche è leggermente più contenuta in Italia. Differenze più marcate si rilevano però nel confronto con alcuni principali Paesi europei. In Germania, Francia e Spagna circa un giovane su due ha una laurea in discipline scientifiche.

Come migliorare il sistema universitario

Oltre alle carenze dell’istruzione terziaria italiana già mostrate, altri dati su cui riflettere li fornisce AlmaLaurea. Nel 2018, in un campione che raduna il 92,5% degli studenti universitari italiani:

  • l’86% ha dichiarato di non essere mai uscito dai confini italiani per motivi di studio;
  • il 41% ha dichiarato di non aver fatto un’esperienza di tirocinio o stage durante l’Università;
  • il 24% ha dichiarato di essere riuscito a trovare un lavoro che fosse coerente con il percorso di studi.

Questi tre dati sono senz’altro molto negativi e sottolineano la distanza tra il mondo universitario e quello del lavoro. Ciò genera un forte disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Per approfondire, il tema è evidenziato anche nell’articolo che parla dell’occupazione in Italia.

TAKE AWAY

► La quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario in Italia nel 2019 è pari al 19,6% (media europea 33,2%). I dati italiani cambiano molto in base alla cittadinanza, al genere e alla geografia. Tra il 2014 e il 2018, la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella europea (+2,4% contro +3%). Dato negativo se si pensa che il vantaggio occupazionale aumenta al crescere del titolo di studio.
► Il mondo italiano dell’istruzione terziaria mostra molte carenze: la scarsa internazionalizzazione, la bassa percentuale di laureati in discipline scientifiche, il difficile rapporto tra mondo accademico e mondo lavorativo, la bassa diffusione di corsi post-diploma. Tali dati vanno in contrasto con le esigenze di un tessuto produttivo moderno.

Fonti:
MIUR – Portale dei Dati dell’Istruzione Superiore – 2021
ISTAT – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Luglio 2020
ISTAT – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Luglio 2019
EUROSTAT – Population by sex, age and educational attainment level – Ottobre 2019
AlmaLaurea – Profilo dei laureati – Dicembre 2019
AlmaLaurea – Rapporto 2020 sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati – 2021