I laureati in Italia

In Italia, come ribadito nell’articolo che analizza il numero di diplomati, i livelli di istruzione della popolazione sono in aumento, ma restano inferiori alle medie registrate in Unione Europea e tra i Paesi OCSE.
Sul divario incide in maniera importante la bassa quota dei titoli terziari, i titoli di cui si parlerà in questo articolo. Quest’ultimi sono quelli conseguibili tramite università, università applicative o corsi di formazione post-diploma.
I modelli educativi cambiano tra Paese e Paese. In generale si può asserire che le università offrono una formazione lunga e teorica, impartita quasi esclusivamente da accademici; le università applicative offrono corsi più brevi e pratici, includono stage in impresa e hanno una forte presenza di docenti provenienti dal mondo del lavoro; i corsi di formazione post-diploma consistono in corsi ancor più brevi e applicativi per formare profili qualificati di tipo tecnico o impiegatizio.

I corsi di formazione post-diploma sono poco diffusi in Italia, al contrario di quanto accade, ad esempio, in Spagna e Francia. In questi Paesi circa un terzo dei titoli terziari posseduti dai 30-34enni ha queste caratteristiche; questo è uno dei motivi per cui in Italia si registra una percentuale minore di popolazione con titolo terziario rispetto a questi Paesi.

Il trend degli ultimi anni è positivo, anche se nel 2019 la quota di 30-34enni con un titolo terziario è leggermente diminuita al 27,6% (era 27,8% nel 2018). Tra il 2014 e il 2018, la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella europea (+2,4% contro +3%).
La quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario in Italia nel 2019 è invece pari al 19,6% (19,3% rispetto all’anno precedente) contro una media europea del 33,2% (32,3% nel 2018). Il dato si può osservare da molte prospettive:

  • Tra gli stranieri 25-64enni solo il 12% possiede un titolo terziario, a fronte del 20,6% registrato tra i cittadini italiani;
  • Da un punto di vista del genere, il vantaggio femminile – evidente anche nella media europea – è più accentuato in Italia. La quota rosa sulla popolazione 25-64enne è del 22,4% contro quella maschile del 16,8%. I livelli di istruzione femminili sono peraltro aumentati più velocemente nel tempo. Dal 2014 al 2018 si è registrato un +3,2% per le laureate contro il +1,6% dei laureati;
  • Da un punto di vista geografico, la quota di 30-34enni con titolo terziario risulta distribuita in maniera eterogenea; 30% al Nord, 31,3% al Centro, 21,2% nel Mezzogiorno. I divari territoriali sono peraltro in aumento negli anni.

Il dato è negativo, da qualunque angolazioni lo si guardi, ma soprattutto alla luce dell’aspetto professionale. Difatti, il vantaggio occupazionale dei laureati è decisamente in crescita. Nel 2019 il tasso di occupazione dei 18-24enni con licenza media è del 35,4%. Il tasso di occupazione dei laureati 30-34enni è del 78,9%.

Proprio per rendere compatibile crescita economica e inclusione sociale, uno dei target di Europa2020 (progetto strategico decennale proposto dalla UE nel 2010) riguardo l’istruzione è l’innalzamento al 40% della quota di 30-34enni in possesso di un titolo di studio terziario in Europa. Con un valore stimato al 40,7%, l’Unione Europea ha complessivamente raggiunto nel 2018 l’obiettivo strategico. Francia, Spagna e Regno Unito lo hanno superato già da diversi anni, ma come abbiamo visto, in Italia tale quota non arriva neanche al 30%.

Il gap può essere in parte recuperato lavorando sulle lacune mostrate in termini di cittadinanza e di area geografica. Al contempo, occorre lavorare anche sulle opportunità economiche offerte ai laureati italiani. Se è infatti vero che laurearsi garantisce un impareggiabile arricchimento culturale e esperienziale, è altrettanto vero che la scelta di laurearsi viene effettuata anche osservando il beneficio che se ne trae in termini monetari nel lungo periodo. In media, in Italia, si impiegano 15 anni per recuperare le spese effettuate e i mancati introiti sostenuti per laurearsi. In alcune provincie bastano 10 anni, mentre in altre non basta un’intera vita di lavoro.

Dunque, l’Italia, da un punto di vista relativo, non risulta non essere un Paese particolarmente virtuoso in Europa per numero di laureati. La prospettiva appare più positiva se si osserva il dato in termini assoluti. Nel grafico sottostante è riportato il numero di cittadini in possesso di almeno un titolo terziario nei Paesi Europei (dati del 2016). Il Bel Paese risulta il 6° Paese in Europa per numero di persone in possesso di un titolo terziario (circa 6 milioni di persone). Nel solo anno accademico 2018/2019 si sono contati 298.737 nuovi immatricolati (di cui 165.002 donne e 133.735 uomini).

Nel grafico sottostante è possibile osservare la distribuzione geografica degli iscritti ad un corso di laurea, con il dettaglio della cittadinanza nell’anno accademico 2017/2018. In totale gli iscritti risultavano circa 1,69 milioni di cui il 95% di cittadinanza italiana e il 5% stranieri.

Nel grafico sottostante è possibile osservare le preferenze in termini di corso di studi dei laureati in Italia nell’anno accademico 2017/2018. Per realizzare il grafico è stata condotta una rielaborazione dei dati MIUR suddividendo più di 130 tipologie di classi universitarie in 20 macro-aree didattiche. Nella categoria “Altro” sono stati inclusi i corsi universitari del vecchio ordinamento, le scienze della difesa e della sicurezza, le scienze e tecnologie della navigazione marittima e aerea, le scienze delle religioni.

In generale, nel 2019, la percentuale di 25-34enni laureati con una laurea nelle aree disciplinari scientifiche (STEM: Science, Technology, Eengineering and Mathematics) è pari a circa il 24,6%, ma è forte il divario di genere: 37,3% tra i ragazzi e 16,2% tra le ragazze. Le proporzioni si rovesciano nell’area umanistica e servizi dove le laureate sono il 30,1% e i laureati il 15,6%; mentre si rilevano quote piuttosto simili in quella economica e giuridica (35,5% delle ragazze e 33,2% dei ragazzi). La quota di laureati in discipline scientifiche è più bassa nel Mezzogiorno (23,5%) rispetto al Nord e al Centro (25,3%).

Rispetto alla media dei 22 Paesi OCSE europei (25,9%), la quota di 25-34enni laureati nelle discipline scientifiche è leggermente più contenuta in Italia. Differenze più marcate si rilevano però nel confronto con alcuni principali Paesi europei. In Germania, Francia e Spagna circa un giovane su due ha una laurea in discipline scientifiche.

Altri dati su cui riflettere sui laureati italiani, li fornisce AlmaLaurea. Nel 2018, in un campione che raduna il 92,5% degli studenti universitari italiani:

  • il 64% ha dichiarato di aver lavorato per mantenersi durante gli studi (svolgendo per lo più lavori occasionali, saltuari e stagionali);
  • l’86% dichiara di non essere mai uscito dai confini italiani per motivi di studio. Tale dato appare piuttosto asincrono in un mondo globalizzato ed interconnesso;
  • il 59% ha dichiarato d’aver fatto un’esperienza di tirocinio o stage durante l’Università, ma solo il 24% di loro sarebbe riuscito a trovare un lavoro che fosse coerente con il percorso di studi.

Il secondo e terzo dato sono senz’altro molto negativi, assieme a quello relativo alle discipline scientifiche di cui si è parlato sopra. Sottolineano tutti il forte disallineamento tra domanda e offerta di lavoro già evidenziato nell’articolo che parla dell’occupazione in Italia.

TAKE AWAY

► La quota di 30-34enni con un titolo terziario è del 27,6% nel 2019. Tra il 2014 e il 2018, la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella europea (+2,4% contro +3%). Dato negativo se si pensa che il vantaggio occupazionale aumenta al crescere del titolo di studio.
► La quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario in Italia nel 2019 è pari al 19,6% (media europea 33,2%). I dati italiani cambiano molto in base alla cittadinanza, al genere e alla geografia.
► Il Bel Paese risulta il 6° Paese europeo per numero di persone in possesso di un titolo terziario. Si parla di circa 6 milioni di persone.
► Il mondo universitario italiano mostra alcune carenze: la scarsa internazionalizzazione, la bassa percentuale di laureati in discipline scientifiche, il difficile rapporto tra mondo accademico e mondo lavorativo. Tali dati vanno in contrasto con le esigenze di un tessuto produttivo moderno.

Fonti:
ISTAT – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Luglio 2020
ISTAT – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Luglio 2019
EUROSTAT – Population by sex, age and educational attainment level – Ottobre 2019
MIUR – Portale dei Dati dell’Istruzione Superiore – 2019
AlmaLaurea – Profilo dei laureati – Dicembre 2019