I laureati in Italia

In Italia, come ribadito nell’articolo che analizza il numero di diplomati, i livelli di istruzione della popolazione sono in aumento, ma restano inferiori alle medie registrate in Unione Europea e tra i Paesi OCSE.
Sul divario incide in maniera importante la bassa quota italiana relativa ai titoli terziari. Quest’ultimi sono quelli conseguibili tramite università, università applicative o corsi di formazione post-diploma.
Anche se i modelli educativi cambiano tra Paese e Paese, in generale le università offrono una formazione lunga e teorica, impartita quasi esclusivamente da accademici; le università applicative offrono corsi più brevi e pratici, includono stage in impresa e hanno una forte presenza di docenti provenienti dal mondo del lavoro; i corsi di formazione post-diploma consistono in corsi ancor più brevi e applicativi per formare profili qualificati di tipo tecnico o impiegatizio.

I corsi di formazione post-diploma sono poco diffusi in Italia, al contrario di quanto accade, ad esempio, in Spagna e Francia. In questi Paesi circa un terzo dei titoli terziari posseduti dai 30-34enni ha queste caratteristiche; questo è uno dei motivi per cui in Italia si registra una percentuale minore di popolazione con titolo terziario rispetto a questi Paesi. Per saperne di più sul sistema educativo italiano si rimanda all’apposito articolo.

Quanti laureati ci sono in Italia

Di seguito una panoramica sulla quota di laureati sul totale della popolazione 25-64enne al 2020 nei principali Paesi Europei. Nel grafico è possibile filtrare per sesso e cittadinanza.

La quota di 30-34enni laureati in Italia è pari al 27,8% contro una media europea del 41%. La bassa quota di giovani 30-34enni con un titolo terziario risente anche della limitata disponibilità di corsi terziari di ciclo breve professionalizzanti, come ricordato ad inizio articolo.

Il trend degli ultimi anni è positivo, anche se tra il 2014 e il 2018, la quota di popolazione con laurea ha però avuto una crescita più contenuta di quella europea (+2,4% contro +3%).
La prospettiva appare più positiva se si osserva il dato dei laureati in termini assoluti. Nel solo anno accademico 2020 si sono contati quasi 345.000 nuovi laureati. Di seguito una serie storica dal 1999 al 2020 sul numero dei nuovi laureati.

Chi si laurea di più e chi di meno

Come si è visto, la quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario in Italia nel 2020 è pari al 20,1% (19,6% nell’anno precedente) contro una media europea del 32,8%. Il dato italiano si può osservare da molte prospettive:

  • Tra gli stranieri 25-64enni solo l’11,5% possiede un titolo terziario, a fronte del 21,2% registrato tra i cittadini italiani;
  • Da un punto di vista del genere, il vantaggio femminile – evidente anche nella media europea – è più accentuato in Italia. La quota rosa sulla popolazione 25-64enne è del 23% contro quella maschile del 17%. I livelli di istruzione femminili sono peraltro aumentati più velocemente nel tempo, ma ciò non si traduce in analogo vantaggio in ambito lavorativo;
  • Da un punto di vista geografico, la quota di laureati è disomogenea: 21,3% al Nord, 24,2% al Centro, 16,2% nel Mezzogiorno. I divari territoriali sono peraltro in aumento negli anni.

Gli impatti sul mondo del lavoro

La bassa percentuale di laureati in Italia è un dato negativo da qualunque angolazioni lo si guardi, ma soprattutto alla luce dell’aspetto professionale. Difatti, il vantaggio occupazionale dei laureati è decisamente in crescita. Nel 2019, mentre il tasso di occupazione dei 18-24enni con licenza media è del 35,4%, quello dei laureati 30-34enni è del 78,9%.

Per rendere compatibile crescita economica e inclusione sociale, uno dei target di Europa2020 (progetto strategico decennale proposto dalla UE nel 2010) riguardo l’istruzione era l’innalzamento al 40% della quota di 30-34enni in possesso di un titolo di studio terziario in Europa. Con un valore stimato al 40,7%, l’Unione Europea ha complessivamente raggiunto nel 2018 l’obiettivo strategico. Francia, Spagna e Regno Unito lo hanno superato già da diversi anni, ma come abbiamo visto, in Italia tale quota non arriva neanche al 30%.

Il gap può essere in parte recuperato lavorando sulle lacune mostrate in termini di cittadinanza e di area geografica e istituendo nuovi corsi post-diploma. Al contempo, occorre lavorare anche sulle opportunità economiche offerte ai laureati italiani. Se è infatti vero che laurearsi garantisce un impareggiabile arricchimento culturale e esperienziale, è altrettanto vero che la scelta di laurearsi viene effettuata anche osservando il beneficio che se ne trae in termini monetari nel lungo periodo. In media, in Italia, si impiegano 15 anni per recuperare le spese effettuate e i mancati introiti sostenuti per laurearsi. In alcune province bastano 10 anni, mentre in altre non basta un’intera vita di lavoro.

Gli atenei e i corsi di laurea più scelti

Nel grafico sottostante è possibile osservare gli iscritti ad un corso di laurea suddivisi per ateneo, nell’anno accademico 2020/2021. In totale gli iscritti ad un corso di laurea risultavano circa 1,79 milioni, di cui il 95% di cittadinanza italiana e il 5% straniera, 56% donne e 44% uomini.

Nel grafico sottostante è possibile osservare le preferenze in termini di corso di studi degli scritti ad un corso di laurea in Italia nell’anno accademico 2018/2019. Per realizzare il grafico è stata condotta una rielaborazione dei dati MIUR suddividendo più di 2.600 percorsi universitari in specifiche macro-aree didattiche.

Nel 2020, la percentuale di 25-34enni laureati in un’area disciplinare scientifica (STEM: Science, Technology, Engineering and Mathematics) è pari a circa il 24,9%; è forte il divario di genere: 36,8% tra i ragazzi e 17% tra le ragazze. Le proporzioni si rovesciano nell’area umanistica e servizi. La quota di laureati in discipline scientifiche è più bassa nel Mezzogiorno (23%) e nel Centro (23,7%) rispetto al Nord (26,6%).

Rispetto alla media 2018 dei 22 Paesi OCSE europei (25,4%), la quota di 25-34enni laureati nelle discipline scientifiche è leggermente più contenuta in Italia, ma si rilevano differenze marcate nel confronto dei principali Paesi europei: Germania (32,2%) Spagna (27,5%) e Francia (26,8%). Ciò non fa che aggravare l’impatto sull’occupazione in un tessuto economico sempre più improntato alla trasformazione digitale.

Altri nei del sistema universitario italiano

Altri dati su cui riflettere li fornisce AlmaLaurea. Nel 2020 solo il 12,5% degli laureati ha maturato un’esperienza di studio all’estero e ben il 42,4% non ha svolto esperienze di tirocinio curriculare durante l’Università.

Questi dati sono senz’altro molto negativi e sottolineano la distanza tra il mondo universitario e quello del lavoro. A parità di condizioni, chi ha svolto un periodo di studio all’estero ha maggiori probabilità di
essere occupato rispetto a chi non ha mai svolto un soggiorno all’estero, sia che si tratti di esperienze riconosciute dal proprio corso di studio (+14,4%) sia di esperienze su iniziativa personale (+10,3%). Chi ha svolto un tirocinio curriculare registra invece il 12,2% di probabilità in più di essere occupato a un anno dal conseguimento del titolo rispetto a chi non ha svolto tale tipo di attività.

Tali carenze dell’istruzione terziaria italiana insieme alle altre già raccontate, generano un forte disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Nel 2019 solo uno studente su 4 dichiarava di aver iniziato un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi. Per approfondire, si rimanda all’articolo che parla dell’occupazione in Italia.

TAKE AWAY

► La quota di 25-64enni laureati in Italia nel 2020 è pari al 20,1% (media europea 32,8%). I dati italiani cambiano molto in base alla cittadinanza, al genere e alla geografia. Negli ultimi anni la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella europea. Dato negativo se si pensa che il vantaggio occupazionale aumenta al crescere del titolo di studio.
► Il mondo italiano dell’istruzione terziaria mostra molte carenze: la scarsa internazionalizzazione, la bassa percentuale di laureati in discipline scientifiche, il difficile rapporto tra mondo accademico e mondo lavorativo, la bassa diffusione di corsi post-diploma. Tali dati vanno in contrasto con le esigenze di un tessuto produttivo moderno.

Fonti:
MIUR – Portale dei Dati dell’Istruzione Superiore – Agosto 2021
ISTAT – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Ottobre 2021
EUROSTAT – Population by educational attainment level, sex and age – Ottobre 2021
AlmaLaurea – Profilo dei laureati – Ottobre 2021
AlmaLaurea – Rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati – Giugno 2021