La povertà in Italia

Prima di affrontare questo tema molto complesso è bene chiarire due concetti fondamentali: quello di povertà assoluta e povertà relativa.
Un individuo che si trova in stato di povertà assoluta, o povertà estrema, non dispone di risorse essenziali (ad es.: cibo, acqua, casa, vestiti, medicine). In Italia, nel 2019, secondo l’ISTAT, una famiglia composta da un individuo adulto (18-59 anni) è considerata in povertà assoluta se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a 566-624€ nel Mezzogiorno, 715-804€ nel Centro, 754-840€ nel Nord. Gli importi variano in base alla tipologia del Comune di residenza.
Un individuo che si trova in stato di povertà relativa ha l’impossibilità di fruire di beni o servizi che normalmente sono alla portata degli individui che vivono nello stesso Paese. In altre parole, è una persona che usufruisce di un reddito che non gli permette di acquistare buona parte dei prodotti che desidererebbe acquistare.

Nel 2019, l’ISTAT stima oltre 1,7 milioni di famiglie in povertà assoluta (incidenza del 6,4%), per un totale di 4,6 milioni di individui (incidenza del 7,7%).
Da un punto di vista geografico, vi sono evidenti differenze territoriali. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta è dell’8,7% nelle Isole, 8,5% nel Sud, 6% nel Nord-est, 5,8% nel Nord-Ovest e 4,5% nel Centro. Sono oltre 2 milioni i poveri assoluti residenti nel Mezzogiorno, 1,86 milioni nelle regioni del Nord, 440.000 nel Centro.
Di seguito una serie storica dal 2005 al 2019 riguardo l’incidenza di povertà assoluta individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà assoluta sui residenti).

Dopo quattro anni di aumento, nel 2019 si riducono i numeri relativi alla povertà assoluta pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009.

Nel 2019 si conferma un’incidenza di povertà assoluta più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: 9,6% tra quelle con quattro componenti, 16,2% tra quelle con cinque e più. Si attesta invece attorno al 6% tra le famiglie di tre componenti, sostanzialmente in linea con il dato medio. Anche tra le famiglie monogenitore la povertà assoluta è più diffusa rispetto alla media, con un’incidenza dell’8,9%.
Le famiglie con minori a carico sono spesso povere, e, se povere, lo sono più delle altre. Inoltre, in media, la povertà assoluta colpisce maggiormente le famiglie composte da giovani. Quest’ultimi dispongono di redditi mediamente più contenuti e non possono usufruire di risparmi accumulati nel corso della vita.

Da un punto di vista educativo, l’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio in possesso; passa dal 3,4%, se la persona di riferimento della famiglia ha almeno un diploma, all’8,6% se la stessa ha al massimo una licenza di scuola media.
Altro aspetto fondamentale è la condizione professionale della figura famigliare di riferimento: se dirigente, quadro o impiegato, l’incidenza della povertà assoluta si attesta intorno all’1,7%; se operaio o assimilato, la povertà colpisce il 10,2% delle famiglie. Tra le famiglie con persona di riferimento disoccupata, la quota sale al 19,7%.

Facendo un focus sui minori, il numero di coloro che vivono in povertà assoluta è passato dal 3,7% del 2008 all’11,4% del 2019; dal 7,2% registrato nel Centro fino al 14,8% nel Mezzogiorno. La media è decisamente più alta rispetto a quella degli individui di qualsiasi età; si parla di oltre 1,1 milioni di minori in povertà assoluta.
Nel 2018, secondo Save the Children Italia, 453.000 minori di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto beneficiare di pacchi alimentari; circa 500.000 minori sotto i 15 anni (il 6% della popolazione di riferimento) crescono in famiglie dove non si consuma regolarmente carne, pollo, pesce.

La povertà assoluta colpisce circa il 26,9% degli individui stranieri, rispetto al 5,9% di quelli italiani. Gli individui stranieri in povertà assoluta sono quasi 1,4 milioni.
L’incidenza di povertà assoluta è pari al 24,4% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri, 22% per le famiglie con almeno uno
straniero, 4,9% per le famiglie di soli italiani.

Per quanto riguarda i senzatetto, si stimavano nel 2014, circa 50.700 persone senza dimora. Il numero è pari allo 0,243% della popolazione regolarmente iscritta presso i 158 comuni considerati dall’indagine ISTAT (nel 2011 il valore era 0,231%). Si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%) e con un età media di 44 anni.
La quota di persone senzatetto più alta si registra nelle regioni del Nord-ovest (38%); dopodiché vi sono il Centro (23,7%), il Nord-Est (18%), il Sud (11,1%) e le Isole (9,2%).

Per quanto riguarda la povertà relativa, nel 2019, l’ISTAT ha individuato circa 3 milioni di famiglie (l’11,4% del totale). Si parla di un totale di circa 8,8 milioni di individui (il 14,7% del totale).
Rispetto al 2018, la situazione è sostanzialmente stabile in tutte le ripartizioni territoriali, con ampie differenze territoriali: nel Nord l’incidenza di famiglie in povertà relativa si attesta a 6,8%; il dato raggiunge il 21,1% nel Mezzogiorno. Sicilia (24,3%), Calabria (23,4%) e Puglia (22,0%) sono le regioni con la maggiore incidenza di povertà relativa a livello individuale.
Di seguito una serie storica dal 2005 al 2019 riguardo l’incidenza di povertà relativa individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà relativa sui residenti).

Anche in questo caso, il dato migliora rispetto al 2018, ma rimane lontano dai livelli pre-crisi 2008-2009.

Analogamente alla povertà assoluta, le famiglie con tre o più figli minori hanno una incidenza di povertà relativa quasi tre volte superiore a
quella media nazionale
(34,4% contro 11,4%).
L’incidenza di povertà relativa per le famiglie con persona di riferimento in posizione di operaio e assimilato (17,4%) è la più alta fra gli occupati; in caso di persona di riferimento in cerca di occupazione si registrano i maggiori picchi (30,7%), in particolare nel Mezzogiorno (37,5%).
Per le famiglie di soli italiani l’incidenza di povertà relativa è al 9,7%, ma triplica per le famiglie con almeno uno straniero (29,1% e 30,5%
per le famiglie di soli stranieri).

Gli impatti di un fenomeno di tali proporzioni, che riguarda più del 22% della popolazione residente (4,6 milioni di individui in povertà assoluta e 8,8 milioni in povertà relativa), sono innumerevoli e tangibili. Come evidenziato nell’articolo che esamina le diseguaglianze in Italia, l’aspetto monetario incide profondamente sul futuro della persona, sul suo titolo di studio, sulle sue condizioni lavorative, sul suo stato di salute. Di seguito le stime di Eurostat sulle percentuali di residenti a rischio di povertà ed esclusione sociale nel 2017 in Europa.

Com’è possibile evincere dal grafico, l’Italia risulta il 5° Paese europeo più colpito, con valori relativi al di sopra della media UE. Alla luce dei dati appena esposti, in termini assoluti e in relazione al resto dell’Europa, risulta chiaro che occorre agire su più fronti quanto prima.

Oltre all’implementazione di efficienti politiche di redistribuzione del reddito e ad un ripensamento delle politiche attive del lavoro, appare fondamentale puntare sull’istruzione della popolazione. In tal senso, sarebbe auspicabile dar vita a politiche che riducano drasticamente gli abbandoni scolastici prematuri e, al contempo, potenzino il sistema delle borse di studio per permettere a chiunque di realizzarsi. Agire sull’istruzione a livello nazionale inciderebbe su molte variabili che condizionano la povertà: in primis titolo di studio e qualifica professionale, ma anche area geografica e cittadinanza.

Qualsiasi iniziativa in tal senso dovrà infatti coinvolgere l’intero Paese, al fine di colmare gli enormi divari regionali e di cittadinanza. Occorre infatti non disperdere neanche una piccola frazione dell’enorme capitale umano che attualmente si sta dissipando. In questo frangente, molto si deve ancora fare se pensiamo che in alcune regioni del Sud Italia la dispersione scolastica supera il 20% e i primi gap di reddito incominciano a farsi sentire già nei primi anni di vita dell’individuo. Per approfondire puoi leggere questo articolo sul mondo dei diplomati italiani.

TAKE AWAY

► I senzatetto sono oltre 50.700. Gli individui in povertà assoluta sono circa 4,6 milioni, di cui 1,1 milione di minorenni. Gli individui in povertà relativa circa 8,8 milioni.
► L’incidenza della povertà assoluta e relativa è strettamente legata alla geografia; al titolo di studio; al numero di componenti della famiglia; alla posizione professionale ricoperta dalla persona di riferimento nella famiglia; alla cittadinanza.
► Per ridurre la povertà, uno dei massimi imperativi è quello di aumentare i livelli di istruzione in tutta Italia. Un’iniziativa di questo tipo inciderebbe su molte variabili che condizionano la diffusione dell’indigenza: in primis titolo di studio e qualifica professionale, ma anche area geografica e cittadinanza.

Fonti:
ISTAT – Le statistiche dell’Istat sulla povertà – Giugno 2020
Save The Children – Il tempo dei bambini: Atlante dell’Infanzia a rischio 2019 – Ottobre 2019
Fondation Abbé Pierre & FEANTSA – Fourth overview of housing exclusion in Europe – 2019
EUROSTAT – People at risk of poverty or social exclusion – 2017