Morti ed infortuni sul lavoro in Italia

In Europa nel 2017, secondo l’EUROSTAT, sono stati accertati 3.552 morti sul lavoro, il 20% dei quali registrati nell’edilizia. Nell’anno precedente erano 36 in più. Eurostat considera solo i morti in occasione di lavoro e non i caduti “fuori dall’azienda” (ad es.: in itinere). Di seguito una panoramica sui deceduti sul lavoro ogni 100.000 occupati in Unione Europea al 2017. I Paesi sono ordinati per tasso decrescente del 2017.

Come si può evincere dal grafico, l’Italia si colloca di poco al di sopra della media UE28 (1,65) per numero dei deceduti sul lavoro sul totale degli occupati, con 2,1 morti ogni 100.000 occupati. Tra gli Stati più simili all’Italia, la Francia ha registrato un dato più alto (2,64); il Regno Unito (0,88), la Germania (0,89) e la Spagna (1,99) un dato più basso.
Anche se tale dato non pone il Bel Paese tra i peggiori della classe, indica un evidente divario tra l’Italia e i Paesi più virtuosi.
Anche se la morte sul luogo di lavoro non è di certo una delle principali cause di morte in Italia, riguarda in larga misura un fenomeno evitabile, spesso connesso ad una scarsa cultura della prevenzione e della sicurezza.

Sul lato degli infortuni non fatali, in tutta Europa, nel 2017, ben 3,3 milioni di casi hanno comportato almeno quattro giorni di assenza sul lavoro. I due terzi degli infortuni non fatali hanno riguardato uomini. La maggior parte degli infortuni avviene nel settore manifatturiero, dell’edilizia e dell’estrazione mineraria. Di seguito una panoramica degli infortunati sul lavoro ogni 100.000 occupati dal 2015 al 2017 in Europa, ordinati per tasso decrescente del 2017.

L’Italia, con 1.456 infortuni ogni 100.000 occupati, ha registrato un tasso migliore della media in Unione Europea (1.666). Tuttavia, anche in questo caso, risulta ben lontana dalle migliori della classe.
Ad onor del vero, occorre sottolineare che un numero più alto di infortuni accertati sul lavoro – fatali e non – non indica per forza scarse condizioni di sicurezza; può indicare una maggiore propensione alla denuncia di taluni accadimenti e dunque paradossalmente una migliore tutela del lavoratore. Vi è inoltre da ricordare che tra gli infortunati vi è una gran parte di lavoratori a nero. Quest’ultimi, non godendo di certe tutele, sfuggono a ogni statistica.

Facendo un focus sulla realtà italiana, le denunce per infortunio dal 2014 al 2019 pervenute all’INAIL sono circa 645.000 in media all’anno; il 15% riguarda infortuni in itinere e l’85% infortuni sui luoghi di lavoro. Della totalità di denunce, dal 2014 al 2019, circa lo 0,19% è stata di infortunio con esito mortale.
I dati INAIL sulle denunce di infortunio del 2019 registrano, rispetto all’anno precedente, una sostanziale stabilità dei casi in complesso e un calo degli infortuni mortali. Sono state registrate poco meno di 645.000 denunce di infortuni accaduti nel 2019 (-0,09% rispetto al 2018).

Sempre secondo l’INAIL, sono state 1.156 le denunce di infortunio mortale (-8,5% rispetto al 2018). Gli infortuni accertati sul lavoro sono 628 (-17,2% rispetto al 2018), di cui 362, il 57,6%, avvenuti fuori dell’azienda. Di seguito i dati dell’INAIL riguardo i decessi sul luogo di lavoro dal 2014 al 2019.

Dal grafico si evince che, in media, dal 2014 al 2019, sono stati riconosciuti dall’INAIL 710 decessi sul luogo di lavoro a fronte di 1.203 denunce annuali. In altre parole, solo il 59% delle denunce viene effettivamente categorizzato come decesso sul luogo di lavoro dall’ente previdenziale. Le stime dell’INAIL risultano difatti più basse rispetto a quelle elaborati da altri istituti.
L’Osservatorio Indipendente di Bologna sui caduti del lavoro ritiene ad esempio che un alto numero di morti sul lavoro sfugga alle statistiche, comprese le sue. Tale osservatorio include nei propri dati i lavoratori in nero, le morti non denunciate e una porzione di infortuni letali non accertati dall’INAIL. Secondo l’Osservatorio indipendente bolognese, il 2019 si sarebbe concluso con 1.437 lavoratori morti sul lavoro: 701 sui luoghi di lavoro, 736 in itinere; un dato doppio rispetto a quello dell’INAIL.

Su 701 morti sui luoghi di lavoro, 202 morti sui luoghi di lavoro (il 29%) sarebbero avvenuti nell’agricoltura (141 agricoltori avrebbero perso la vita schiacciati dal trattore); 105 nell’edilizia (il 15%) soprattutto a causa di cadute dall’alto, tra lavoratori in nero e aziende in subappalto; 93 nell’autotrasporto (il 13%); 61 nell’industria (l’8,7%).
Sul lato della cittadinanza, 81 morti (l’11,5%) risultano di altre nazionalità rispetto a quella Italiana.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia, con 88 morti sui luoghi di lavoro e oltre 150 con i morti in itinere, sarebbe la regione con più morti.. A seguire la Campania con 68 morti sui luoghi di lavoro e 140 sulle strade e in itinere, Sicilia e Veneto. Le province con più morti sui luoghi di lavoro sarebbero: Roma (27), Avellino (18), Vicenza (17), Salerno (16), Torino, Bolzano, Brescia e Milano (15).

TAKE AWAY

► Al 2017, l’Italia risulta sopra la media UE per numero di morti sul lavoro sul totale degli occupati. Per infortuni sul luogo di lavoro, di poco al di sotto. In entrambi i casi risulta lontana dai Paesi più virtuosi, localizzati per lo più nel Nord Europa.
► Dal 2014 al 2019, l’INAIL ha contato mediamente 645.000 denunce per infortunio sul lavoro; ha inoltre accertato una media di 710 decessi all’anno, respingendo il 41% delle denunce di infortunio con esito mortale.
► Altri istituti stimano numeri decisamente maggiori. Nel solo 2019 il numero reali di morti potrebbe essere il doppio rispetto a quello accertato dall’INAIL. Ciò si verifica perché l’INAIL non include nelle sue statistiche le morti non denunciate e i lavoratori in nero.

Fonti:
Osservatorio Indipendente di Bologna sui morti per lavoro – Gennaio 2020
INAIL – Relazione annuale 2019 – Luglio 2020
EUROSTAT – Accidents at work statistics – Novembre 2019