Analfabetismo digitale in Italia

Per analfabetismo digitale (digital illiteracy) si intende l’incapacità delle persone di adoperare un computer e di districarsi tra le informazioni pubblicate nella rete Internet. Può essere assoluto (dove c’è una mancanza totale di conoscenza nell’utilizzo di dispositivi digitali) o relativo (quando vi sono le conoscenze basilari).
In riferimento a quanto già detto nell’articolo sull’analfabetismo funzionale, studiare tale fenomeno è fondamentale. Negli ultimi anni, l’analfabetismo digitale, oltre ad aver frenato la crescita economica, ha contribuito all’esplosione del fenomeno delle fake news.

Secondo l’OCSE, nel 2016, di tutta la popolazione italiana 15-65 anni solo il 36% sarebbe in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata. L’Italia risulterebbe 28° su 29 Paesi analizzati. Inoltre, il 13,8% occuperebbe posizioni lavorative ad alto rischio di automazione (media OCSE: 10,9%); solo il 21% possiederebbe le capacità di prosperare in un mondo sempre più digitale (27° su 29 Paesi analizzati).

Nello specifico, i giovani dai 16 ai 29 anni avrebbero un livello soddisfacente di competenze nell’utilizzo del computer, così come gli under 15. Il problema si evidenzia specialmente negli over 29: un terzo di essi non avrebbe alcuna capacità di comprensione dei sistemi tecnologici (media OCSE: 17%). Ciononostante, si riscontrano alcune lacune in ambito matematico e scientifico anche tra gli studenti italiani più giovani e gli omologhi di alcuni Paesi leader.

Nel 2018 OCSE PISA ha valutato circa 600.000 studenti in 79 Paesi. In particolare sono stati selezionati studenti di età compresa tra 15 e 3 mesi e 16 anni e 2 mesi. Per ogni Paese sono stati valutati tra i 4.000 e gli 8.000 studenti in circa 150 scuole differenti. I dati su cui ci si soffermerà sono quelli relativi alla conoscenza della matematica e delle scienze. Queste due branche forniscono infatti conoscenze utili per districarsi nell’ambito digitale e in generale per interpretare razionalmente la realtà.
Le capacità di comprensione in queste due materie sono state suddivise in 6 o 7 livelli.

Per quanto riguarda la matematica, gli studenti del livello 1 possono rispondere a domande che coinvolgono contesti familiari in cui tutte le informazioni pertinenti sono presenti e le domande sono chiaramente definite. Al contrario gli studenti che raggiungono il livello 6 possono concettualizzare, generalizzare e utilizzare le informazioni sulla base delle loro indagini e creare un modello capace di descrivere problematiche complesse.

Di seguito i risultati dell’analisi condotta. La figura rappresenta la distribuzione degli studenti attraverso i livelli di competenza nel campo matematico. La percentuale di studenti che non ha raggiunto il livello 2 viene visualizzata sul lato sinistro dell’asse verticale azzurro. I Paesi sono ordinati in ordine decrescente per % di studenti che ha raggiunto o superato il livello 2 (lato destro dell’asse verticale azzurro). L’Italia è evidenziata in azzurro, la media OCSE in giallo. La % indicata tra parentesi accanto ai Paesi indica la % di studenti che sono stati coperti dalla campionatura.

In media, in tutti i paesi dell’OCSE, il 76% degli studenti ha raggiunto il livello 2 o superiore in matematica. In Italia il dato è perfettamente allineato alla media OCSE e risulta piuttosto distante da alcuni Paesi Asiatici e del Nord Europa.

Per quanto riguarda le scienze, gli studenti che raggiungono il livello 1B possono utilizzare le conoscenze scientifiche di base o di uso quotidiano per riconoscere aspetti fenomenici semplici. Al contrario, gli studenti che raggiungo il livello 6 possono attingere a una serie di idee e concetti scientifici interconnessi al fine di offrire ipotesi esplicative di nuovi fenomeni scientifici, eventi e processi o di fare previsioni. Interpretando i dati e le prove, sono dunque in grado di discriminare tra informazioni pertinenti e scientificamente rilevanti da quelle irrilevanti. Di seguito i risultati dell’analisi condotta.

In media, nei Paesi dell’OCSE, il 78% degli studenti ha raggiunto il livello 2 o superiore nelle scienze; il 6,8% degli studenti ha raggiunto i migliori risultati (livello 5 o 6). I dati dell’Italia, più bassi della media, sono rispettivamente 74% e 2,8%.

Alla luce di questi dati non molto edificanti, molti istituti di ricerca hanno cercato di identificare le variabili che incidono sull’analfabetismo digitale e cosa si può fare per arginarlo. Le risposte sono simili in Italia e all’estero, anche se piuttosto complesse.
La diffusione in Italia dell’analfabetismo digitale dipenderebbe, secondo più esperti, principalmente dai seguenti fattori:

  • la larga diffusione dell’analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di usare adeguatamente lettura, scrittura e calcolo nella vita quotidiana;
  • la mancanza delle condizioni strutturali necessarie. Secondo AGCOM, l’Italia è al 43° posto per velocità media della banda larga a livello mondiale; solo il 60,6% del territorio è coperto da una connessione superiore ai 30 Mbps;
  • la mancanza di motivazioni all’utilizzo di Internet. Da un punto di vista culturale non sono ancora ampiamente diffuse le conoscenze e dunque le potenzialità legate alle ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione);
  • la prevalenza della cultura umanistica su quella scientifica;
  • le caratteristiche del mercato del lavoro, che, per i motivi di cui sopra, fa difficoltà a valorizzare lavoratori specializzati nell’ambito digitale. Per approfondire, si legga l’articolo che analizza la disoccupazione in Italia).

Nonostante le differenze tra i Paesi, dai dati OCSE, emerge una situazione problematica diffusa a livello globale. Tra i Paesi sviluppati, solo pochi del Nord Europa e in Asia sembrano ad oggi in grado di affrontare “a pieno” la trasformazione digitale.
Alcuni dati italiani rilevati dall’ISTAT fanno ben sperare in ottica futura. Nel 2018, il 73,7% delle famiglie hanno usato Internet da casa mediante banda larga; il 94,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha utilizzato connessioni in banda larga fissa o mobile. Entrambe le rilevazioni risultano in costante crescita rispetto agli anni precedenti.

Per saperne di più sul tasso di penetrazione dei social media e delle app di messaggistica istantanea e sul rapporto tra italiani e internet, si rimanda all’apposito articolo. Per approfondire l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali in ambito finanziario, si suggerisci la lettura dell’articolo sulla fintech.

Secondo l’associazione SGI (Stati Generali dell’Innovazione), per combattere l’analfabetismo digitale, si dovrà perseguire un progetto di inclusione digitale che coinvolga l’Italia intera. Solo così si potranno porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione.
In tal senso, viene consigliato di:

  • potenziare la didattica delle materie scientifiche;
  • mettere in atto tutte le iniziative necessarie alla lotta al digital divide, ovvero al divario nell’accesso alle tecnologie;
  • affermare l’accesso alla rete in banda larga come diritto universale;
  • rilanciare il percorso verso l’Open Government da parte della Pubblica Amministrazione, organizzando e gestendo i servizi pubblici al cittadino attraverso la capacità collaborativa della rete;
  • perseguire il modello delle smart cities. Quest’ultimo prevede l’impiego diffuso delle nuove ICT nel campo della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, al fine di rendere le città “intelligenti”.

TAKE AWAY

► Per “analfabetismo digitale” si intende l’incapacità delle persone di adoperare gli strumenti digitali e dunque di comprendere a pieno le informazioni pubblicate in rete.
► In Italia, il 64% della popolazione 15-65 anni non è in grado di usare internet in maniera complessa e diversificata. L’Italia risulta penultima tra i Paesi OCSE nel 2016.
► Segnali incoraggianti arrivano dalle nuove generazioni; quest’ultime dovranno comunque migliorare le proprie performance in ambiti interconnessi al mondo digitale, tra cui la matematica e le scienze.
► Per meglio sfruttare le potenzialità della trasformazione digitale, nel futuro risulterà fondamentale investire negli aspetti culturali e strutturali che frenano la conoscenza in ambito digitale.

Fonti:
OCSE – Skills Outlook 2019, Thriving in a digital world – Maggio 2019
OCSE – PISA 2018 Results (Volume I): What Students Know and Can Do – Dicembre 2019
ISTAT – Cittadini, Imprese e ICT in Italia – Gennaio 2019
AGCOM – Broadband Map – Giugno 2018
SGI – Otto azioni contro lo spread digitale – Novembre 2011
SGI – Inclusione digitale – Novembre 2011