Analfabetismo funzionale in Italia

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60, si avvertì l’esigenza di creare un nuovo concetto di alfabetizzazione, superiore rispetto a quello classico. A tale scopo nacque il termine “analfabetismo funzionale”, un analfabetismo che indica l’incapacità – totale a parziale – di un determinato individuo nel comprendere e valutare in maniera idonea le informazioni che quotidianamente elabora. Attualmente tale concetto ha ancora più senso visto i livelli di alfabetizzazione raggiunti. Nel 2015 l’85% della popolazione adulta mondiale risultava alfabetizzata e gli analfabeti risultavano distribuiti per lo più nei Paesi in via di sviluppo. In Italia, nel 2013, l’analfabetismo colpiva appena lo 0,8% della popolazione.

Studiare il fenomeno dell’analfabetismo funzionale è di fondamentale importanza per lo sviluppo di un Paese sotto molti punti di vista. Diventa ancora più urgente nell’attuale epoca digitale, dove si mischia con il fenomeno dell’analfabetismo digitale. Non vi è correlazione tra l’avvento di Internet e l’analfabetismo funzionale, ma i social media hanno palesato il fenomeno. Un analfabeta funzionale, avendo difficoltà a comprendere informazioni e articoli, è più incline a credere a tutto quello che legge in maniera acritica. Taluni individui condividono spesso informazioni false e dunque contribuiscono attivamente alla diffusione incontrollata delle cosiddette fake news tramite social e non.

Stimare il numero di analfabeti funzionali di un Paese è un procedimento complesso. Esistono numerosi istituti di ricerca che cercano di quantificare il fenomeno. In Europa, nel 2016, gli analfabeti funzionali ammontavano a circa 80 milioni di individui. Se si prende in riferimento il report 2009 UNDP, l’Italia risultava il Paese OCSE con la concentrazione più alta di analfabeti funzionali tra i 16 e i 65 anni. Si parlava di circa 18 milioni di persone. Report più recenti forniscono dati pressoché stazionari per l’Italia, come vedremo a breve.

Per affrontare il fenomeno in maniera più specifica è necessario chiarire che esistono diversi livelli di alfabetizzazione e dunque anche diversi livelli di analfabetismo funzionale. Il programma OCSE PISA (Programme for International Student Assessment) riconosce sei livelli di alfabetizzazione principali:

  • Livello 1: competenza alfabetica molto modesta al limite dell’analfabetismo (analfabetismo funzionale grave);
  • Livello 2: possesso di un limitato patrimonio di competenze di base (analfabetismo funzionale non grave). Implica saper riconoscere l’idea principale in un testo semplice, ma non capirne la parte dove l’informazione non è evidente;
  • Livello 3: competenze sufficienti o appena sufficienti; rendono possibile analizzare un testo di cui si ha familiarità;
  • Livello 4: buone conoscenze per poter analizzare la maggior parte dei testi;
  • Livello 5: capacità riflessive ed interpretative tali da rendere possibile analizzare la quasi totalità dei testi; anche alcuni tra quelli complessi;
  • Livello 6: conoscenze elevate o molto elevate che permettono di confrontare ed integrare in maniera dettagliata e precisa più informazioni da più testi complessi.

Sotto il livello 1 si può parlare di analfabetismo totale. La maggior parte degli studiosi considerano il livello 3 il livello base per garantire un corretto inserimento nelle dinamiche della vita sociale, economica e occupazionale.

L’OCSE PISA del 2015 indica che il 20,9% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni (circa 8 milioni di persone) non supera il livello 1. Il livello 2 è raggiunto dal 25,4% (circa 9,9 milioni di persone). Il livello 5 è raggiunto dal 5,1% (circa 2 milioni di persone), mentre il livello più alto, il 6, dal solo 0,6% (circa 230.000 persone).
Si può parlare dunque di una percentuale di analfabeti funzionali di circa il 46,3% della popolazione tra i 16 e 65 anni. Il dato è da leggersi contro una media OCSE, non molto più confortante, del 43,3%.
Nel grafico sottostante, si possono osservare i dati del 2015 relativi all’Italia, alla media OCSE e ad altri Paesi. I Paesi sono ordinati in ordine decrescente per quota di analfabetismo funzionale (alfabetismo minore/uguale al livello 2). L’Italia è evidenziata in azzurro, la media OCSE in giallo.

Nel 2018 OCSE PISA ha valutato circa 600.000 studenti in 79 Paesi. In particolare sono stati selezionati studenti di età compresa tra 15 e 3 mesi e 16 anni e 2 mesi. Per ogni Paese sono stati valutati tra i 4.000 e gli 8.000 studenti in circa 150 scuole differenti. I dati su cui ci si soffermerà sono quelli relativi alla capacità di comprensione del testo. In questo caso sono stati riconosciuti 8 livelli di comprensione, dall’1C al 6. I lettori al livello 6 possono comprendere testi lunghi e astratti, confrontare e integrare le informazioni attraverso più prospettive potenzialmente contrastanti, utilizzare più criteri e generare deduzioni tra informazioni di diversi campi. I lettori di livello 1C possono comprendere e affermare esclusivamente il significato di frasi brevi e sintatticamente semplici.

Di seguito i risultati dell’analisi condotta. La figura rappresenta la distribuzione degli studenti attraverso i livelli di comprensione del testo. La percentuale di studenti che non ha raggiunto il livello 2 viene visualizzata sul lato sinistro dell’asse verticale azzurro. I Paesi sono ordinati in ordine decrescente per % di studenti che ha raggiunto o superato il livello 2 di comprensione del testo (lato destro dell’asse verticale azzurro). L’Italia è evidenziata in azzurro, la media OCSE in giallo. La % indicata tra parentesi accanto ai Paesi indica la % di studenti che sono stati coperti dalla campionatura.

Ciò che emerge è che circa il 77% degli studenti dei Paesi dell’OCSE ha raggiunto almeno la competenza di livello 2 nella lettura. Questi studenti sono in grado di identificare l’idea principale in un testo di lunghezza moderata, trovare informazioni basate su espliciti, anche se a volte complessi, criteri, e riflettere sullo scopo e la forma dei testi. In Italia il dato, poco al di sotto della media, è pari al 76%. I dati sono all’incirca stabili per l’Italia rispetto a quelli misurati nel 2015.

Secondo l’OCSE e l’ISFOL, l’analfabetismo funzionale non riguarda una specifica fascia della popolazione italiana; colpisce trasversalmente diverse fasce demografiche.
Detto ciò, i dati riescono a fornire un identikit piuttosto preciso di coloro che sono più soggetti a questo fenomeno:

  • Da un punto di vista anagrafico, uno su tre ha più di 55 anni; “solo” un giovane italiano su 6 non comprende a pieno il significato di ciò che legge (dal livello 2 di alfabetizzazione in giù). Una grande fetta è composta da pensionati;
  • Da un punto di vista professionale, solo il 10% è disoccupato. Tra i giovani tra i 16 e 24 anni sono soprattutto coloro che vivono a casa dei genitori senza lavorare né studiare, i cosiddetti “Neet”; nella stragrande maggioranza dei casi svolgono lavori manuali e routinari (ad es.: lavori domestici non retribuiti) oppure svolgono lavori in nero o precari, in cui non sono previsti momenti di formazione sul lavoro;
  • Da un punto di vista formativo, in generale sono poco istruiti. Molti hanno abbandonato precocemente il percorso scolastico. Si stima che il 73% percento di coloro che eseguono professioni non qualificanti sia cresciuto in famiglie in cui erano presenti meno di 25 libri;
  • Da un punto di vista geografico, il Sud e il Nord-Ovest del Paese sono le regioni con le percentuali più alte; queste aree ospiterebbero più del 60% dei lavoratori non qualificati.

Per capire come arginare il fenomeno, è fondamentale comprendere innanzitutto che analfabeti funzionali molto spesso lo si diventa. Si parla infatti di “analfabetismo funzionale di ritorno“. Il fenomeno si verifica quando un soggetto, non esercitando per un periodo prolungato la propria vena creativa e critica (attraverso lo studio, la lettura o l’informazione), subisce una vera e propria diminuzione delle capacità precedentemente acquisite. Per contrastare il dilagare di questa piaga sociale, i più importanti istituti di ricerca, nonché l’OCSE, l’UNESCO e l’ISFOL sostanzialmente suggeriscono le stesse strategie:

  • Educare culturalmente al cosiddetto approccio “lifelong learning (apprendimento permanente). Questa filosofia incentiva il consolidamento e l’approfondimento continuo delle proprie competenze. Di contro, disincentiva l’assenza di un perdurante allenamento mentale della persona, anche in età adulta, incentivando il ritorno tra i banchi di scuola anche degli adulti;
  • Aggiornare i percorsi educativi per fornire gli strumenti necessari a comprendere in maniera più chiara possibile la realtà – mutevolissima – che ci circonda. Per un approfondimento su alcuni processi di trasformazione digitale si consulti l’articolo sulla digital transformation;
  • Disincentivare un precoce ingresso nel mercato del lavoro;
  • Incentivare la partecipazione attiva al mondo del lavoro con un particolare focus sui Neet. Quest’ultimi hanno una probabilità cinque volte maggiore di ricoprire in futuro un lavoro non qualificato. Per approfondire il tema dell’occupazione e disoccupazione in Italia, si rimanda all’apposito articolo.

TAKE AWAY

► Un analfabeta funzionale sa leggere e scrivere, ma ha difficoltà a comprendere in toto la realtà che lo circonda.
► Il fenomeno è attentamente studiato in parallelo al diffondersi dell’analfabetismo digitale. Insieme possono innescare criticità non indifferenti come quella della diffusione delle fake news.
► In Italia sono presenti circa 17,9 milioni di persone che non sono in grado di comprendere a pieno un testo semplice. Si tratta del 46,3% della popolazione tra i 16 e 65 anni. L’Italia risulta al di sotto della media OCSE.
► Per fronteggiare il fenomeno, gli strumenti più efficaci appaiono l’apprendimento continuo, l’aggiornamento dei percorsi educativi, la lotta all’abbandono scolastico precoce e al fenomeno dei Neet.

Fonti:
UNDP – Human Development Report 2009. Overcoming barriers: Human mobility and development – 2009
ISFOL, PIAAC-OCSE – Rapporto nazionale sulle Competenze degli Adulti – 2014
Gabriella Di Francesco, Manuela Amendola, Simona Mineo – I low skilled in Italia. Evidenze dall’indagine PIAAC sulle competenze degli adulti – “Osservatorio Isfol”, VI, n. 1-2, pp. 53-67 – 2016
OCSE – OECD PISA 2015 Results (Volume I) Excellence and Equity in Education, Reading performance among 15-year-olds – Dicembre 2016
OCSE – PISA 2018 Results (Volume I): What Students Know and Can Do – Dicembre 2019
Frontiers in Psychology – A Review about Functional Illiteracy: Definition, Cognitive, Linguistic, and Numerical Aspects – Novembre 2016