Il settore agroalimentare in Italia

Il settore agroalimentare, che include agricoltura, silvicoltura e pesca e l’industria agroalimentare in senso stretto vale circa 61,6 miliardi nel 2019. Se si include però l’intera filiera alimentare nazionale con l’indotto, nello stesso anno, il settore è valso più di 207 miliardi (il 12% del PIL). In effetti, il comparto agroalimentare risulta uno degli elementi di traino per l’intera economia all’estero, essendo portatore del Made in Italy in tutto il mondo.
Nel 2019 l’Italia si conferma primo Paese in Europa per valore aggiunto e terzo per valore della produzione. All’interno della filiera agroalimentare in Italia si possono contare, nel 2018, 1,3 milioni di addetti (+33,3% in 5 anni). Per quanto riguarda il commercio, 41,8 miliardi di euro di esportazioni con un incremento del 47,8% dal 2008; circa 43 miliardi nel 2019. 

Nel complesso, il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha registrato nel 2019 una flessione: la produzione è diminuita in volume dello 0,7% e il valore aggiunto è sceso dell’1,6%. Al contempo, è proseguita la crescita del valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, aumentato del 2,7% a prezzi correnti e del 2,0% in volume. Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e l’industria alimentare) ha segnato un aumento del valore aggiunto dell’1,0% a prezzi correnti e dello 0,1% in volume.

Al netto di un contesto internazionale estremamente complesso e delle guerre commerciali in atto, il settore cresce più del resto del PIL nazionale e del manifatturiero italiano in generale; ad esempio nel 2018 ha registrato +6,9% di export rispetto al 2017, mentre la media del manifatturiero nazionale è cresciuta del +2,7%.

All’interno del comparto, vi sono settori in crisi ed altri che stanno vivendo un vero e proprio boom. Il prodotto agricolo con la migliore performance nel 2018 è stato il vino. La sua produzione è cresciuta del 16,2% in volume e del 31,5% in valore. Nel 2019 si è registrata una brusca frenata per la produzione di vino (-12,1%); in calo anche frutta (-6,6%), coltivazioni industriali (-3,2%) e cereali (-1,5%). Notevole ripresa per l’olio di oliva (+27,6%) dopo il crollo del 2018 (-34,7%); in aumento anche la produzione di legumi secchi (+8,7%) e le coltivazioni foraggere (+3,4%).

I segreti del successo sono da ricercarsi in vari elementi:

  • nell’oggettiva buona qualità dei prodotti;
  • nella trasparenza in etichetta e dei processi produttivi;
  • nella solida collaborazione che si è instaurata tra industria e produzione agricola;
  • nel racconto sui mercati mondiali delle eccellenze alimentari, che ne esaltano l’ottima reputazione in termini di qualità, sicurezza e sostenibilità.

Le affermazioni in merito alle eccellenti qualità dei prodotti alimentari italiani sono suffragate dal sistema delle Indicazioni Geografiche dell’Unione Europea. Quest’ultimo ha l’obiettivo di favorire il sistema produttivo e l’economia del territorio, tutelare l’ambiente, assicurare la qualità e la tracciabilità degli alimenti. Le etichettature previste per gli alimenti sono tre:

  • DOP, acronimo di Denominazione d’Origine Protetta (Protected Designation of Origin, PDO). In questo caso le qualità e le caratteristiche degli alimenti sono dovute esclusivamente alla circoscritta e ben delimitata zona di produzione. Es.: Aceto Balsamico di Modena, Parmigiano Reggiano;
  • IGP, acronimo di Indicazione Geografica Protetta (Protected Geographical Indication, PGI). In questo caso l’alimento ha almeno una caratteristica legata ad un territorio delimitato, ma alcune fasi della produzione possono avvenire presso altre zone; si rispettano comunque determinati disciplinari di produzione. Es.: mortadella di Bologna o abbacchio Romano;
  • STG, acronimo di Specialità Tradizionale Garantita (Traditional Specialities Guaranteed, TSG). In questo caso l’alimento non ha alcuna relazione con una zona di produzione specifica, ma possiede caratteristiche che lo distinguono nettamente dai prodotti analoghi. Es.: amatriciana, mozzarella, pizza napoletana.

Di seguito i Paesi europei che, a fine 2019, possiedono nel complesso più alimenti (escluse le bevande) certificati seguendo il sistema appena descritto.

Per quanto riguarda i vini e le altre bevande alcoliche, si possono distinguere in Italia, in ordine discendete di qualità, i prodotti DOCG (di Denominazione di Origine Controllata e Garantita), DOC (di Denominazione di Origine Controllata) e IGT (di Indicazione Geografica Tipica). I DOCG e i DOC rientrano nell’etichettatura europea DOP, gli IGT rientrano nell’etichettatura europea IGP.
Di seguito i Paesi che, a fine 2019, possiedono nel complesso più bevande alcoliche classificate seguendo il sistema appena descritto.

Com’è possibile evincere dai grafici, l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica protetta riconosciuti dall’Unione europea; si tratta di 299 prodotti e 524 bevande. I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono: ortofrutticoli e cereali, formaggi, oli extravergine di olive, preparazioni di carni e carni fresche. Emilia-Romagna e Veneto sono le regioni con più DOP e IGP e gli operatori certificati in tutt’Italia a fine 2018 risultano più di 85.000.

A minare il successo riscosso da tale settore nel mondo vi sono però delle criticità evidenti. Sono moltissime le aziende straniere che, con denominazioni o immagini che evocano il Bel Paese, vendono alimenti sui mercati internazionali spacciandoli per italiani. Tale fenomeno, definito Italian Sounding, secondo alcune stime, sottrae all’export italiano ben 60 miliardi di euro annui; in poche parole, ben più del fatturato estero registrato dalle imprese italiane. Per fronteggiare tale problema, è importante proseguire l’attività di contrasto istituzionale, potenziare il sistema dei controlli e continuare ad investire sul marchio Made in Italy in ambito globale. Per approfondire il tema sul Made in Italy, si rimanda all’articolo dedicato alla percezione dell’Italia nel mondo.

Quella del presidio dei mercati internazionali non è però l’unica battaglia da combattere. Da un’analisi svolta nel 2019 dall’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo è emerso che:

  • in generale si riscontra un’ottima predisposizione all’esportazione (oltre il 30% delle realtà analizzate realizza il 50% dei propri ricavi all’estero). Eppure, solo il 30% delle aziende prese in esame hanno investito sul canale e-commerce. Il fenomeno della trasformazione digitale sta investendo qualsiasi mercato: anche le aziende agroalimentari dovrebbero rivolgersi ai canali di vendita online. Quest’ultimi garantiscono, tra le altre cose, un più diretto accesso all’estero;
  • dal punto di vista della redditività e della solidità finanziaria, vi sono filiere robuste (caffè, food equipment, distillati, farine); altre che evidenziano alcune criticità (vino, pasta, surgelati, packaging e acqua); altre piuttosto deboli (salumi, olio e latte). Per rendere il settore ancora più competitivo all’estero, le buone pratiche manageriali che hanno raggiunto buoni risultati in certe filiere dovrebbero essere estese ovunque;
  • come rilevato anche da Filiera Italia, vi è in media una bassa produttività; come nel settore manifatturiero italiano, questo elemento potrebbe rivelarsi nel lungo periodo un grande pericolo in termini di competitività.

TAKE AWAY

► Il comparto agroalimentare risulta uno degli elementi di traino per l’intera economia all’estero; è uno dei maggior ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Il peso indiretto sul PIL dell’intera filiera alimentare è di circa il 12%.
► A fine 2019, l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica protetta.
► Il fenomeno dell’Italian Sounding sottrae indebitamente un export di 60 miliardi alle imprese italiane; quest’ultime ne generano circa 42. Gran parte delle imprese del settore, eccellenti nel creare ottimi prodotti, risultano carenti in termini di digitalizzazione, internazionalizzazione e produttività.

Fonti:
ISTAT – L’andamento dell’economia agricola – Maggio 2020
ISTAT – I prodotti agroalimentari di qualità – Dicembre 2018
UNISG & Ceresio Investors – Food Industry Monitor – Giugno 2019
Commissione EuropeaeAmbrosia: the EU geographical indications register – Febbraio 2020
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – Prodotti DOP, IGP e STG – Marzo 2020