Il debito pubblico italiano

Il debito pubblico è il debito di una determinata nazione nei confronti di altri soggetti che hanno acquisito titoli di stato dello stesso Paese. I soggetti possono essere altri Stati, cittadini privati e aziende, nazionali o straniere. In altri termini, il debito pubblico può essere considerato come il valore di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche.
Il debito pubblico è considerato un indicatore macroeconomico importante in quanto riesce a comunicare la capacità di solvibilità dello Stato. Solitamente viene misurato in termini percentuali rispetto al PIL per relativizzare il suo peso sull’economia di uno Stato e renderlo dunque paragonabile tra diverse nazioni. Come il PIL, è un dato molto difficile da calcolare e le stime possono variare in base all’ente che lo quantifica.

Storia del debito pubblico in Italia

A Dicembre 2020 l’Italia ha un debito pubblico cumulato di circa 2.569 miliardi di euro, pari a circa il 157,5% del PIL italiano. Il debito pubblico è per l’economia italiana uno dei problemi più gravi. Tale indicatore infatti non accenna a diminuire, ma anzi aumenta costantemente di anno in anno. Dal 2015 al 2019 il debito pubblico lordo era già aumentato di oltre 170 miliardi. Con l’arrivo della pandemia da Covid-19, nel solo 2020, il dato è aumentato di oltre 160 miliardi. Di seguito una serie storica dal 1946 al 2020 che mette a confronto debito pubblico e PIL italiano.

Il debito pubblico è funzionale a coprire essenzialmente due capitoli di spesa:

  • la spesa pubblica: l’Italia nel 2020 ha maturato una spesa pubblica di circa 897 miliardi di euro. Escluso il 2020, che ha registrato un PIL insolitamente basso a causa della pandemia, la spesa pubblica vale circa il 50% del PIL italiano.
  • l’eventuale deficit pubblico, detto anche disavanzo pubblico. Il deficit pubblico si sostanzia quando il bilancio annuale di uno Stato chiude in negativo (ovvero la spesa pubblica totale, comprensiva degli interessi passivi sul debito, è maggiore dell’entrate pubbliche). Al netto degli interessi passivi sul debito, dal 2009 al 2019, il bilancio italiano è stato chiuso sempre in attivo. Si è registrato un c.d. avanzo primario.

Il problema principale, per l’Italia, consiste dunque nel pagamento degli interessi passivi maturati sul debito pubblico cumulato in precedenza. Il capitolo di spesa pubblica che puntualmente fa chiudere il bilancio pubblico italiano in deficit – e che di conseguenza fa aumentare anche il debito pubblico – è proprio questo. Dal 2009 al 2019 sono stati pagati più di 780 miliardi di interessi passivi sul debito pubblico. Nel 2019 gli interessi pagati sono stati circa 71 miliardi. Per meglio identificare il periodo in cui il debito pubblico è andato fuori controllo, si osservi il grafico sottostante.

L’Italia è entrata da metà degli anni 2000 in un circolo vizioso, le cui radici risalgono ad errori di programmazione commessi tra gli anni ’80 e ’90. Il suo debito pubblico cumulato è così alto che gli interessi passivi sullo stesso annullano tutti gli sforzi effettuati per efficientare la spesa pubblica.

Il circolo vizioso del debito italiano

La situazione appena descritta provoca molte grane all’economia italiana:

  • da una parte, il Bel Paese è spinto ad operare tagli sulla spesa pubblica. Ciò non le consente di implementare una politica economica espansiva su larga scala;
  • dall’altra, subisce costantemente il rischio di pagare interessi passivi sul debito sempre più alti. Difatti, i creditori tendono a concedere ulteriore prestito ad un Paese molto indebitato solo dietro pagamento di alti interessi. Da questo deriva l’attenzione costante allo spread Bund-BTP. Questo indicatore misura la differenza del rendimento tra i buoni del tesoro tedeschi (Bund), considerati solidi e dunque a basso rendimento, e quelli Italiani (BTP), considerati meno “robusti”. Tale valore è attualmente “sedato” dalla Banca Centrale Europea che ormai da anni acquista i titoli italiani tramite un programma di allentamento quantitativo (c.d. quantitative easing).

Dopo la crisi del 2012-13, fino al 2019, il deficit si stava lentamente riducendo, grazie all’andamento calante degli interessi e a un avanzo primario più o meno stabile. Nel 2019 il deficit aveva raggiunto l’1,6% del PIL (dal 2,2% dell’anno precedente), l’avanzo primario l’1,7% (dall’1,5%). Il 2020 ha cambiato le carte in tavola e aggravato la situazione della finanza pubblica. Di fatto ha reso ancora più difficile per l’Italia l’obiettivo di liberarsi del proprio debito, che, come si è visto, è esploso in termini assoluti e relativi sul PIL.

Uno sguardo alla situazione internazionale

Nel grafico sottostante sono elencati i 15 debiti pubblici più grandi al mondo in termini assoluti e relativi. Il debito pubblico, espresso in milioni di dollari, è calcolato a Dicembre 2019. Non è incluso il debito pubblico della Cina poiché non rilevato dal Fondo Monetario Internazionale (al 2019 si stima sia circa il 52% del PIL nominale, pari a circa 7.500 miliardi di dollari).

La pandemia da Covid-19 ha fatto esplodere il debito pubblico mondiale nel 2020, quasi ovunque. Sarà dunque interessante visualizzare i dati del 2020. A prescindere dalla situazione contingente, l’Italia risulta attualmente uno dei Paesi maggiormente indebitati al mondo. Il dato è inequivocabile, sia che si osservi il debito pubblico in termini assoluti, sia che lo si intenda in termini relativi sul PIL.

Migliorare il rapporto debito pubblico/PIL in Italia

Per uscire da tale situazione, non esistono strategie condivise e nel corso del tempo sono state proposte più strade. Essenzialmente, per migliorare – e dunque diminuire – il rapporto debito pubblico/PIL in un determinato Paese si può puntare o alla riduzione del debito pubblico (il numeratore) o all’aumento del PIL (il denominatore). Negli ultimi anni sembra essere prevalso l’obiettivo di riduzione del debito (le c.d. politiche di austerità); attualmente sembra essere prediletto l’obiettivo di aumento del PIL. La difficoltà nell’invertire la rotta dell’indicatore in Italia sta proprio nell’ideare una politica espansiva tale da far aumentare il PIL e allo stesso tempo far aumentare il debito pubblico relativamente meno di quanto aumenti il PIL.

Per reagire alla grave crisi sanitaria del 2020, ‘Italia avrà a disposizione ingenti somme per risollevare le sorti dell’economia. La politica italiana, nei prossimi anni, è chiamata dunque ad investire oculatamente solo in qui capitoli di spesa che possano creare ricchezza nel medio-lungo termine, tralasciando gli investimenti a basso moltiplicatore.

TAKE AWAY

► Il debito pubblico è un indicatore che misura la capacità di un Paese di gestire la propria finanza pubblica.
► L’Italia ha uno dei debiti pubblici più consistenti al mondo, sia in termini assoluti, sia in termini relativi sul PIL. La crescita del debito ha radici nel periodo ’80-’90, ma è stata esacerbata dalle crisi finanziarie del 2008 e del 2011 e, di recente, da quella sanitaria del 2020.
► La sfida dei prossimi esecutivi sarà quella di ideare una politica espansiva tale da far aumentare il PIL e allo stesso tempo far crescere il debito pubblico relativamente meno di quanto aumenti il PIL.

Fonti:
Banca d’Italia – La contabilità nazionale in Italia dall’Unità a oggi, 1861-2017 – Gennaio 2020
Banca d’Italia – Il debito delle Amministrazioni pubbliche – Dicembre 2019
OPENBDAP – Esplora i dati del Bilancio dello Stato – 2020
FMI – Global Debt – Dicembre 2019
OCSE – General Government Debt – 2019
EUROSTAT – Government statistics – 2018
Carlo Cottarelli – I sette peccati capitali dell’economia italiana – Feltrinelli, 2018