Economia non osservata ed evasione in Italia

Prima di affrontare il tema dell’evasione nello specifico, è bene chiarire alcuni concetti:

  • strettamente connesso al fenomeno dell’evasione fiscale, c’è il concetto di economia non osservata. Si tratta dell’economia che non essendo ufficialmente registrata, non viene regolarmente tassata;
  • è impensabile eliminare totalmente il fenomeno dell’evasione in un determinato Paese;
  • ridurre l’evasione comporta, nel breve e medio termine, la produzione di effetti recessivi sull’economia. In assenza di evasione, alcune attività economiche non verrebbero svolte e gli agenti economici impossibilitati ad evadere caricherebbero il sopraggiunto onere sui consumatori finali. Come è facile immaginare, a fronte di prezzi più alti, alcuni consumatori sceglierebbero il risparmio a discapito del consumo.

Da queste prime considerazioni, si evince che combattere tale fenomeno non è semplice. Non esistono ricette preconfezionate valide in tutti i contesti. Ciononostante, la lotta all’evasione dovrebbe rimanere una delle priorità di ogni governo, compreso quello italiano. Una lotta serrata a tale fenomeno produce infatti evidenti miglioramenti sui conti pubblici e contribuisce a creare una sana competizione tra gli attori economici.

Propensione all’evasione in Italia e nel resto d’Europa

Nel Bel Paese l’evasione assume contorni preoccupanti rispetto agli altri Paesi sviluppati.
Per confrontare le dinamiche dell’evasione fiscale italiana con quella degli altri Paesi europei si prenda a riferimento il seguente grafico. Quest’ultimo evidenzia l’IVA evasa da ogni Paese europeo nel 2018 in termini assoluti (milioni di euro) e relativi sul totale dell’IVA versata. Si mette in luce il cosiddetto tax gap relativo all’IVA (VAT Gap), ovvero la differenza tra imposte (in questo caso l’IVA) versate e le imposte che i contribuenti avrebbero dovuto versare in un regime di perfetto adempimento.

Come è possibile evincere da queste stime, l’Italia risulta il Paese europeo che evade maggiormente l’IVA in termini assoluti; il quarto Paese europeo in termini relativi (24,5% rispetto ad una media UE pari all’11%).
Sui motivi che determinano una forte propensione all’evasione in Italia, si potrebbe discutere a lungo. Sicuramente la grande diffusioni di microimprese, più predisposte all’evasione, incide sul fenomeno. Per saperne di più sulla struttura economica italiana, si rimanda all’apposito articolo.

Le dimensioni dell’economia non osservata nel Bel Paese

Il forte radicamento del fenomeno nel Bel Paese è confermato dall’ISTAT che, nel 2018, ha registrato un valore aggiunto generato dall’economia non osservata di 211 miliardi di euro (210,85 nel 2017). L’incidenza dell’economia non osservata sul PIL italiano nel 2018 è stata pari all’11,9% (12,1% nel 2017, 12,2% nel 2016, 13% del 2014).
Le componenti dell’economia non osservata sono divise dall’ISTAT in due macro-categorie: l’economia sommersa (91%) e attività illegali (9%):

  • L’economia sommersa a sua volta è suddivisa dall’ISTAT in tre categorie; sotto-dichiarazioni (95,6 miliardi), lavoro irregolare (78,5 miliardi) e “altro” tra cui fitti, mance e integrazioni salariali in nero (17,6 miliardi).
    Circa l’80% del sommerso economico si genera nel terziario. In particolare, si concentra per circa due terzi in tre settori di attività economica: “Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione” (40,3%), “Altri servizi alle imprese” (12,7%) e “Altri servizi alle persone” (12,0%).
    Nel 2018 sono 3,65 milioni le unità di lavoro a tempo pieno in condizione di non regolarità (-1,3% rispetto al 2017).
  • Tra le attività illegali (19,2 miliardi, +1,8% dal 2017) il traffico di stupefacenti conta 14,7 miliardi di euro, mentre la prostituzione circa 4 miliardi di euro.

Le tasse più evase in Italia

Un’economia non osservata di queste dimensioni, come è facile immaginare, è strettamente correlata ad un’evasione fiscale consistente, non solo in termini di IVA.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze stima che il tax gap relativo a tutte le imposte, al 2018, è stato di oltre 104 miliardi di euro. Secondo l’OCPI (Osservatorio Conti Pubblici Italiani), l’indicatore potrebbe essere decisamente più alto. Di seguito un’analisi sulle tasse più evase dal 2012 al 2018 in termini assoluti (i valori numerici indicano milioni di €).

Nel 2018, in termini assoluti, le imposte più evase sono l’IVA (33,2 miliardi), l’imposta sul reddito delle persone fisiche per lavoro autonomo e impresa (32,7 miliardi) e l’imposta sul redito delle società (8,7 miliardi).

Di seguito un’analisi sulla propensione all’evasione per tipologia di tassa dal 2012 al 2018. L’indicatore indica in termini % l’evasione registrata per una tassa rispetto al gettito teorico previsto per la tassa stessa.

Come risulta dal grafico, la propensione all’evasione dell’IRPEF per lavoro autonomo e impresa risulta decisamente maggiore rispetto a quella delle altre tasse.

La platea degli evasori in Italia

I dati appena esposti indicano che la platea di evasori in Italia è molto ampia. I lavoratori dipendenti hanno molta più difficoltà ad evadere l’IRPEF, in quanto quest’ultima è versata automaticamente dal datore di lavoro; al contempo, quest’ultimi contribuiscono fortemente all’evasione dell’IVA e quando lo fanno, consentono ai lavoratori autonomi e alle imprese di evadere l’IRPEF.

Dall’analisi stilata dal MEF emerge che il gettito evaso è maggiore nelle regioni del Nord. Questi territori hanno un reddito e una base imponibile più elevata. D’altro canto, il grado di evasione è più elevato al Sud. Ad esempio, per l’IVA, il gap è del 32,2% nel Meridione contro 26,1% del Centro-Nord. Ciò implica che, come in molti altri ambiti, vi sono chiare eterogeneità a livello territoriale e si dovranno implementare strategie diverse per combattere il fenomeno in ogni regione.

Il bicchiere mezzo pieno

Al netto delle molte criticità, negli ultimi anni si possono registrare alcune vittorie per lo Stato:

  • Il gap tra gettito teorico e gettito incassato è sceso dal 22,1% del 2012 al 19,7% del 2018, anche grazie alla buona congiuntura economica;
  • Per quanto riguarda le locazioni, la propensione al gap si è ridotta drasticamente, dal 15,7% del 2012 all’8,4% del 2018, grazie all’introduzione della cedolare secca per gli affitti;
  • Per quanto riguarda il canone Rai, in seguito alla riforma del 2015 che lo ha incorporato nella bolletta della luce, si registra una evasione di 239 milioni nel 2018 rispetto al miliardo registrato nel 2015.

Purtroppo, nel 2020, si è verificato uno stop alle attività di contrasto all’evasione durante il lockdown. Peraltro, la propensione all’evasione tende a crescere nei periodi di crisi economica, a causa della contrazione del credito, del maggior rischio di fallimento delle imprese e dell’aumento del lavoro nero. Si stima dunque che ci sarà un forte aumento dell’evasione fiscale.

È chiaro che per tamponare questa grande emorragia dovranno essere messe in campo soluzioni complesse e variegate, che dovranno far tesoro delle moderne tecnologie in campo di gestione ed integrazione dei dati finanziari. A tal proposito si legga l’articolo relativo alla Fintech. La difficoltà principale, oltre ad essere generata dall’entità del sommerso, è costituita dal fatto che si dovrà incidere profondamente sui comportamenti quotidiani di milioni di persone, senza dimenticare le premesse fatte ad inizio articolo.

Combattere l’evasione in Italia

In generale, per combattere tale fenomeno, gli istituti di ricerca esperti in materia suggeriscono unanimemente specifiche misure:

  • l’introduzione della trasmissione obbligatoria per via telematica delle fatture emesse (come precondizione per la successiva detrazione da parte del cliente);
  • la sostituzione degli attuali registratori di cassa con terminali più innovativi direttamente collegati con l’Agenzia delle Entrate;
  • la riorganizzazione delle aliquote IVA in modo da impedire o limitare l’evasione da arbitraggio sulle aliquote;
  • l’introduzione dell’accertamento automatico per i contribuenti rei di sotto-dichiarazione;
  • l’utilizzo sistematico delle informazioni sui saldi e i movimenti dei conti correnti di tutti i contribuenti;
  • l’incentivazione all’uso della moneta elettronica.

TAKE AWAY

► Ridurre del tutto l’evasione è impossibile; ridurla parzialmente comporta nel breve periodo fenomeni recessivi sull’economia.
► In Italia, il fenomeno assume contorni preoccupanti, che gravano sui conti pubblici. Il Bel Paese risulta uno dei maggiori evasori in Europa, in termini relativi e assoluti.
► L’economia non osservata nel 2017 è di oltre 211 miliardi, oltre l’11,9% del PIL. Nel 2018, in termini assoluti, le imposte più evase sono l’IVA (33,2 miliardi), l’imposta sul reddito delle persone fisiche per lavoro autonomo e impresa (32,7 miliardi) e l’imposta sul redito delle società (8,7 miliardi). La platea degli evasori è vasta e si riscontano eterogeneità a livello geografico.
► I nuovi strumenti tecnologici in ambito finanziario potrebbero dare un contributo importante alla lotta all’evasione. Saranno ancor più fondamentali in vista della crisi innescata dalla pandemia da Covid-19.

Fonti:
OCPI – Il nuovo rapporto sull’evasione fiscale: migliora l’IVA ma la crisi potrebbe far crescere l’evasione – Ottobre 2020
ISTAT – L’economia non osservata nei conti nazionali: anni 2015-2018 – Ottobre 2020
Ministero dell’Economia – Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – Dicembre 2020
Center for Social and Economic Research – Study and Reports on the VAT Gap in the EU-28 Member States: 2019 Final Report – Settembre 2020
OCPI – Evasione fiscale: il nuovo rapporto della Commissione Giovannini – Novembre 2019
– Carlo Cottarelli – I sette peccati capitali dell’economia italiana – Feltrinelli, 2018