Economia non osservata ed evasione in Italia

Prima di affrontare il tema dell’evasione nello specifico, è bene chiarire alcuni concetti:

  • strettamente connesso al fenomeno dell’evasione fiscale, c’è il concetto di economia non osservata. Si tratta dell’economia che non essendo ufficialmente registrata, non viene regolarmente tassata;
  • è impensabile eliminare totalmente il fenomeno dell’evasione in un determinato Paese;
  • ridurre l’evasione comporta, nel breve e medio termine, la produzione di effetti recessivi sul’economia. In assenza di evasione, alcune attività economiche non verrebbero svolte e gli agenti economici impossibilitati ad evadere caricherebbero il sopraggiunto onere sui consumatori finali. Come è facile immaginare, a fronte di prezzi più alti, alcuni consumatori sceglierebbero il risparmio a discapito del consumo.

Da queste prime considerazioni, si evince che combattere tale fenomeno non è semplice. Non esistono ricette preconfezionate valide in tutti i contesti. Ciononostante, la lotta all’evasione dovrebbe rimanere una delle priorità di ogni governo, compreso quello italiano. Una lotta serrata a tale fenomeno produce infatti evidenti miglioramenti sui conti pubblici e contribuisce a creare una sana competizione tra gli attori economici.

Nel Bel Paese tale fenomeno assume contorni preoccupanti, soprattutto in termini relativi rispetto agli altri Paesi europei.
Per confrontare le dinamiche dell’evasione fiscale italiana con quella degli altri Paesi europei si prenda a riferimento il seguente grafico. Quest’ultimo evidenzia l’IVA versata e quella evasa da ogni Paese europeo nel 2017. Si mette in luce il cosiddetto tax gap relativo all’IVA, ovvero la differenza tra imposte e contributi versati e le imposte e i contributi che i contribuenti avrebbero dovuto versare in un regime di perfetto adempimento.

Come è possibile evincere da queste stime, l’Italia risulta il Paese europeo che evade maggiormente l’IVA in termini assoluti; il quarto Paese europeo in termini relativi (23,8% rispetto ad una media UE pari a 11,2%).

Il forte radicamento del fenomeno nel Bel Paese è confermato dall’ISTAT che, nel 2017, ha registrato un valore aggiunto generato dall’economia non osservata di 210,85 miliardi di euro (207,7 nel 2016). L’incidenza dell’economia non osservata sul PIL italiano nel 2017 è stata pari al 12,1% (12,2% nel 2016, 13% del 2014).
Le componenti dell’economia non osservata sono divise dall’ISTAT in due macro-categorie: l’economia sommersa (91%) e attività illegali (9%):

  • L’economia sommersa a sua volta è suddivisa dall’ISTAT in tre categorie; sotto-dichiarazioni (97 miliardi, 46%), lavoro irregolare (79 miliardi, 37,3%) e altro tra cui fitti, mance e integrazioni salariali in nero (16 miliardi, 7,6%).
    A livello settoriale, il ricorso alla sotto-dichiarazione ha un ruolo significativo nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,2% del valore aggiunto del comparto); nelle Costruzioni (11,9%) e nei servizi professionali (11,6%).
    Per quanto riguarda il sommerso totale, il 41,7% si concentra nel settore del commercio (ingrosso e dettaglio), trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione (dove raggiunge il 21,4% del valore aggiunto totale).
    Nel 2017 sono state stimane dall’ISTAT 3,7 milioni di unità di lavoro a tempo pieno in condizione di non regolarità; in prevalenza come dipendenti (2,7 milioni).
  • Tra le attività illegali (18,9 miliardi, +0,8 miliardi dal 2016 al 2017) il traffico di stupefacenti conta 14,4 miliardi di euro in termini di consumi, mentre la prostituzione circa 4 miliardi di euro.

Un’economia non osservata di queste dimensioni, come è facile immaginare, determina un’evasione fiscale consistente, non solo in termini di IVA.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze stima che il tax gap relativo a tutte le imposte, al 2016, è stato di 109 miliardi di euro. Secondo l’OCPI (Osservatorio Conti Pubblici Italiani), l’indicatore raggiungerebbe i 130 miliardi di euro nello stesso anno, ossia il 7,7% del PIL. Il dato appare di enormi proporzioni in ogni caso.
Tra il 2012 e il 2016, il rapporto percentuale tra l’ammontare del tax gap e il gettito teorico che si sarebbe dovuto incassare è sceso da 22,1% a 21,4%; probabilmente anche per il miglioramento della congiuntura economica. Di seguito la lista delle tasse più evase dal 2012 al 2017 (i dati del 2017 sono parziali).

Come è possibile evincere dai dati sopra esposti, nel 2017, in termini assoluti, le imposte più evase sono l’IVA (37 miliardi), l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (32 miliardi) e l’IRES, l’imposta sul redito delle società (8 miliardi). Tuttavia la propensione all’evasione dell’IRPEF risulta molto maggiore a quella dell’IVA (69,6% contro il 27,4%).
Questi due dati indicano che la platea che evade in Italia è molto ampia. I lavoratori dipendenti hanno molta più difficoltà ad evadere l’IRPEF, in quanto quest’ultima è versata automaticamente dal datore di lavoro; al contempo, quest’ultimi contribuiscono fortemente all’evasione dell’IVA e quando lo fanno, consentono ai lavoratori autonomi di evadere l’IRPEF.

Dall’analisi stilata dal MEF emerge che il gettito evaso è maggiore nelle regioni del Nord. Questi territori hanno un reddito e una base imponibile più elevata. D’altro canto, il grado di evasione è più elevato al Sud. Ad esempio, il grado di evasione dell’IVA è del 27% nel Nord-Ovest, 25,1% nel Nord-Est, 24,3% nel Centro, 31,6% nelle Isole e 32,4% nel Sud. Ciò vuol dire che, come in molti altri ambiti, vi sono chiare eterogeneità a livello territoriale e si dovranno implementare strategie diverse in ogni regione.

Al netto delle molte criticità, negli ultimi anni si possono registrare alcune vittorie per lo Stato:

  • Per quanto riguarda le locazioni, la propensione al gap si è ridotta drasticamente; è passata dal 15,7% del 2012 al 7,9% del 2017, grazie all’introduzione della cedolare secca per gli affitti;
  • Per quanto riguarda il canone Rai, in seguito alla riforma del 2015 che lo ha incorporato automaticamente nella bolletta della luce, si registra una evasione di 225 milioni nel 2017 rispetto al miliardo registrato nel 2015.

In generale, per combattere tale fenomeno, gli istituti di ricerca esperti in materia suggeriscono unanimemente specifiche misure:

  • l’introduzione della trasmissione obbligatoria per via telematica delle fatture emesse (come precondizione per la successiva detrazione da parte del cliente);
  • la sostituzione degli attuali registratori di cassa con terminali più innovativi direttamente collegati con l’Agenzia delle Entrate;
  • la riorganizzazione delle aliquote IVA in modo da impedire o limitare l’evasione da arbitraggio sulle aliquote;
  • l’introduzione dell’accertamento automatico per i contribuenti rei di sotto-dichiarazione;
  • l’utilizzo sistematico delle informazioni sui saldi e i movimenti dei conti correnti di tutti i contribuenti;
  • l’incentivazione all’uso della moneta elettronica.

È chiaro che per tamponare questa grande emorragia dovranno essere messe in campo soluzioni complesse e variegate, che dovranno far tesoro delle moderne tecnologie in campo di gestione ed integrazione dei dati finanziari. A tal proposito si legga l’articolo relativo alla Fintech. La difficoltà principale, oltre ad essere generata dall’entità del sommerso, è costituita dal fatto che si dovrà incidere profondamente sui comportamenti quotidiani di milioni di persone, tenendo conto della specificità dei territori… e senza dimenticare le premesse fatte ad inizio articolo.

TAKE AWAY

► Ridurre del tutto l’evasione è impossibile; ridurla parzialmente comporta nel breve periodo fenomeni recessivi sull’economia.
► In Italia, il fenomeno assume contorni preoccupanti, che gravano sui conti pubblici. Il Bel Paese risulta uno dei maggiori evasori in Europa, in termini relativi e assoluti.
► L’economia non osservata nel 2017 è di oltre 210 miliardi, oltre il 12% del PIL.
► Nel 2016 non sono stati versati tra i 109 e i 130 miliardi di tasse al Fisco italiano. Le imposte più evase nel 2017 risultano l’IVA (37 miliardi), l’IRPEF (32 miliardi) e l’IRES (8 miliardi). La platea degli evasori è vasta e vi sono forti eterogeneità a livello geografico.
► I nuovi strumenti tecnologici in ambito finanziario potrebbero dare un contributo importante alla lotta all’evasione.

Fonti:
Center for Social and Economic Research – Study and Reports on the VAT Gap in the EU-28 Member States: 2019 Final Report – 2019
Ministero dell’Economia – Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva anno 2019 – Ottobre 2019
OCPI – Evasione fiscale: il nuovo rapporto della Commissione Giovannini – Novembre 2019
ISTAT – L’economia non osservata nei conti nazionali: anni 2014-2017 – Ottobre 2019