Criminalità e giustizia in Italia

Negli ultimi anni, in Unione Europea, si è osservata una tendenza generale alla diminuzione dei reati rilevati. In particolare, calano vistosamente i reati connessi al traffico di stupefacenti, le rapine (-34% tra il 2012 e il 2018); il numero di furti di veicoli (-40% nel 2018 rispetto al 2008); gli omicidi (-30% dal 2008 al 2018); i reati sessuali e le aggressioni fisiche (-6,2% nel 2018 rispetto al 2010). Aumenta la popolazione carceraria, rimane stabile il numero delle forze di polizia, la giustizia diventa più veloce. Per ottenere un quadro più preciso riguardo i detenuti nelle carceri italiane e per conoscere meglio organizzazione e numeriche delle forze dell’ordine italiane, si rimanda alle apposite sezioni.

In questo articolo si indagheranno due fenomeni fortemente correlati, in Italia e non solo, la diffusione della criminalità e l’efficienza della giustizia. Una giustizia garantista, ma veloce – capace di assicurare pene certe e proporzionate per coloro che si macchiano di illeciti e reati – non può che impattare positivamente sulla lotta alla criminalità.

La diffusione della criminalità in Italia

In Italia, come nel resto delle nazioni Europee, si registrano dati piuttosto positivi riguardo la criminalità. Nel periodo che va dal 1 Agosto 2019 al 31 Luglio 2020, secondo i dati del Ministero dell’Interno:

  • sono state accertate circa 2,213 milioni di infrazioni al codice della strada (erano oltre 2,75 milioni tra 2011 e 2012);
  • gli omicidi registrati sono stati 278 (-17% rispetto al periodo precedente);
  • le rapine denunciate sono state 20.193 (-21%), i furti denunciati circa 820.000 (-27%), le truffe denunciate 119.335 (-11%);
  • per quanto riguarda la criminalità organizzata, sono stati arrestati 79 latitanti di rilievo e sono stati compiuti sequestri o confische di 7.684 beni.

Ovviamente i dati riferiti ai primi 7 mesi del 2020, sono stati influenzati positivamente dalle misure di contenimento predisposte per arginare l’epidemia di Covid-19. Ciononostante, anche negli anni scorsi si potevano notare trend positivi. A tal proposito si guardi i dati sottostanti. Il totale dei reati denunciati, le infrazioni stradali, i furti, gli omicidi e le manifestazioni di piazza con disordini sono in costante calo da alcuni anni. Ogni periodo temporale va dal 1 Agosto di un anno fino al 31 Luglio dell’anno successivo.

Il calo generale delle denunce si può imputare a diversi fattori: la diffusione di sistemi di allarmi e videosorveglianza, l’utilizzo sempre più frequente di garanzie assicurative tra pubblici e privati, una maggiore presenza di agenti sul territorio.

Un numero minore di denunce non è per forza sinonimo di una società più sicura. Ad esempio, nel 2010, in Svezia o in Gran Bretagna le denunce per stupro risultavano essere 20 volte superiori rispetto a quelle registrate in Italia. Purtroppo, come certificato dall’Istat nel 2006, solo l’8% delle donne italiane vittime di stupro all’epoca aveva denunciato alla polizia quanto era loro accaduto.
Ciononostante, si può asserire che, in media, dal punto di vista del numero degli illeciti denunciati e accertati, vi sono segnali incoraggianti.

L’Italia sempre più sicura, ma rimangono alcune criticità

Accanto ai dati positivi appena esposti, si possono notare altri trend più stazionari o negativi.

Continuano ad essere molti i beni sequestrati e confiscati alla mafia annualmente (nel periodo 2019/2020 si parla di 1,45 mld€ sequestrati e 370 mln€ confiscati). Il dato può avere un’accezione positiva: denota infatti una continua lotta alla mafia, che ha portato nel 2019/2020 a restituire alla collettività ben 19.216 beni mafiosi. D’altra parte, indica ancora un forte radicamento del fenomeno mafioso.

Il numero di truffe appare stazionario e aumentano in maniera importante i delitti di matrice informatica. Nel 2020 l’incremento degli attacchi informatici a livello globale è stato pari al 12% rispetto all’anno precedente. Nel 2020 gli attacchi cyber sono stati messi a segno prevalentemente utilizzando Malware (42%), tra i quali spiccano i cosiddetti Ransomware, una tipologia di malware che limita l’accesso ai dati contenuti sul dispositivo infettato, richiedendo un riscatto. Lo stesso trend è ravvisabile in Italia.

Dai dati sottostanti si può inoltre notare come rimangano piuttosto stazionari i reati legati alla violenza sessuale e alla prostituzione. Si rimanda all’articolo sull’economia non osservata per osservare la crescita del giro d’affari concernente la prostituzione negli ultimi anni.

Aumentano le denunce per persone scomparse, ma rimane stabile il numero di persone da ritrovare.

Dati piuttosto stazionari sono anche quelli relativi all’operato dei Vigili del Fuoco di seguito esposti.

Le provincie italiane con più illeciti denunciati

A livello territoriale, si osservi di seguito il tasso di denunce ogni 100.000 abitanti calcolato da ilSole24Ore. Per ogni tipologia di illecito, le provincie vengono elencate in ordine decrescente. Come si potrà evincere la situazione in Italia è piuttosto eterogenea e ogni territorio si contraddistingue per determinati reati. Leggendo tali dati, è utile ricordare che un numero maggiore di denunce non è per forza sinonimo di minor sicurezza, come già detto.

La lentezza della giustizia italiana

Se dal punto di vista della sicurezza i dati appaiono piuttosto positivi, la giustizia italiana continua ad essere una tra le più lente in Europa. Tale inefficienza viene indicata, da più centri studi, come una delle cause che più incide sulla scarsa attrattività del Bel Paese per gli investitori esteri, insieme al grave carico normativo e burocratico. Per ulteriori informazioni sulla percezione dell’Italia all’estero, si consiglia la lettura dell’apposito articolo. Nel 2017 uno studio Cer-Eures stimava che i ritardi della giustizia costavano all’Italia ben 2,5 punti di PIL e circa 100.000 posti di lavoro all’anno.

Confrontare le performance della giustizia italiana con quella di altri Paesi europei è complesso, dal momento che esistono forti differenze tra i vari sistemi giudiziari. Tuttavia, l’Italia si trova nelle ultime posizioni della classifica per tutte le tipologie di processi. Nello specifico, in Italia, stando ai dati del 2018:

  • per quanto riguarda i processi civili, occorrono in media 2.656 giorni (527 giorni per il primo grado, 863 giorni per il secondo grado e 1.266 giorni per il terzo grado), ovvero sette anni e tre mesi circa (erano 8 anni nel 2016). L’Italia risulta tra i Paesi Europei peggiori, la media Europea per il primo grado è pari a 233 giorni;
  • per quanto riguarda i processi amministrativi, occorrono, in media, 889 giorni per completare il primo grado (erano 925 nel 2016) contro una media Europea di 323 giorni. Solo Malta e Portogallo performano peggio di noi in Europa;
  • per quanto riguarda i processi penali, occorrono, in media, 361 giorni per completare il primo grado (310 nel 2016). La media Europea è di 144 giorni. Nonostante sia la tipologia di processo più rapido in Italia, il Bel Paese risulta tra i peggiori nella Europa insieme a Cipro, Turchia e Ucraina.

Di seguito un confronto sulla durata dei processi civili, amministrativi e penali nel 2018 tra alcuni dei Paesi Europei più popolosi.

Prospettive per il futuro

Nonostante i notevoli ritardi del Bel Paese, negli ultimi anni si registrano segnali incoraggianti, soprattutto sui processi civili, che sono quelli più numerosi. Dopo il picco di 5,7 milioni di procedimenti pendenti raggiunto nel 2009, nel terzo trimestre del 2019, ne risultavano 3,3 milioni, valore minimo da inizio anni 2000. Il sistema italiano è quindi riuscito a portare a conclusione un numero di cause civili superiore a quelle in ingresso, riducendo l’arretrato accumulato negli anni precedenti. I dati disaggregati per tipologia d’ufficio, mostrano che l’arretrato è diminuito sia in primo sia in secondo grado di giudizio (rispettivamente del 7 e 11%), mentre resta in crescita presso la Corte di Cassazione (c.d. III grado).

Come in altri aspetti, sussistono marcate differenze geografiche all’interno dell’Italia stessa. Nel periodo 2014-2018 la durata media dei procedimenti nel Sud si è ridotta del 24%; rimane comunque molto distante rispetto a quella registrata nel Centro e soprattutto al Nord del Paese.
Secondo elaborazioni OCPI, nel 2017, l’indicatore di durata media dei processi nei tribunali ordinari era infatti inferiore nel Nord Italia rispetto al resto del Paese. Si passa dalle performance dei Tribunali di Aosta (160 giorni), Gorizia (207) e Ferrara (209) a quelle di Tempio Pausania (819 giorni), Vibo Valentia (863) e Vallo della Lucania (996). Se si considera invece il tasso di smaltimento, sempre al 2017, i Tribunali del Sud hanno registrato un tasso pari a 104,5% di casi risolti. Quest’ultimo è migliore sia a quello dei Tribunali del Centro (104%), sia a quelli del Nord (102,8%).

Velocizzare la giustizia civile in Italia

Secondo l’OCPI, pur proponendo alcuni provvedimenti condivisibili, i Governi degli ultimi decenni nel complesso hanno approvato manovre insufficienti a ridurre in maniera decisa la durata dei processi civili. Si suggerisce in tal senso di:

  • riallocare personale impiegatizio ridondante della PA verso i tribunali e potenziare il personale con borsisti neolaureati;
  • implementare ulteriori cambiamenti al rito civile;
  • introdurre migliore pratiche organizzative e lavorative nei tribunali, intervenendo in maniera specifica per i tribunali più lenti;
  • attuare strumenti e incentivi adeguati di risoluzione extra-giudiziale e prevedere misure straordinarie una tantum per ridurre la consistenza dei processi arretrati.

Nei prossimi anni, l’Italia si troverà a fronteggiare un rischio crescente di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata, sia nei settori economici da sempre d’interesse delle mafie, sia nelle nuove filiere legate alla pandemia da Covid-19. Per tale motivo, appare sempre più auspicabile un intervento deciso e mirato a velocizzare la giustizia civile – e non solo – italiana.

TAKE AWAY

► Negli ultimi anni, in Europa, si è osservata una tendenza generale alla diminuzione dei reati denunciati. Lo stesso discorso vale per l’Italia. Il calo generale delle denunce si può imputare a diversi fattori e riguarda la maggioranza degli illeciti con poche eccezioni (es. truffe di matrice informatica).
► Per quanto riguarda la velocità della giustizia, l’Italia si trova nelle ultime posizioni tra i Paesi europei per tutte le tipologie di processi, anche se si registrano timidi miglioramenti nelle ultime rilevazioni.
► Negli ultimi anni i tribunali ordinari sembrano aver ridotto le tempistiche di elaborazione e sono calati i procedimenti pendenti. Rimane però ancora molto da fare per allineare le performance del Bel Paese con quelle di altri Paesi sviluppati.

Fonti:
EUROSTAT – Statistiche sulla criminalità – Luglio 2020
Ministero dell’Interno – Dati e statistiche
CEPEJ STUDIES – European judicial systems. CEPEJ evaluation report 2020 Edition – Settembre 2020
Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica – rapporto CLUSIT 2021 – Marzo 2021
IlSole24Ore – Indice della criminalità: classifica 2020 – 2021
OCPI – Gli insufficienti passi avanti di una giustizia civile lumaca – Luglio 2019
OCPI – Come ridurre i tempi della giustizia civile – Giugno 2020
Cer-Eures – Studio Giustizia, Sicurezza, Impresa – Ottobre 2017