Criminalità, sicurezza e giustizia in Italia

Negli ultimi anni, in Unione Europea, si è osservata una tendenza generale alla diminuzione dei reati rilevati da Eurostat. In particolare, calano vistosamente i reati connessi al traffico di stupefacenti, le rapine (-30% tra il 2012 e il 2017); il numero di furti di veicoli (-29% nel triennio 2015-2017 rispetto al triennio 2008-2010); gli omicidi (-19% dal 2008 al 2017); i reati sessuali e le aggressioni fisiche. Aumenta la popolazione carceraria, mentre rimane stabile il numero delle forze di polizia.
Per ottenere un quadro più preciso riguardo i detenuti nelle carceri italiane e per conoscere meglio organizzazione e numeriche delle forze dell’ordine italiane, si rimanda agli appositi articoli.

In Italia, come nel resto delle nazioni Europee, si registrano dati piuttosto positivi. Nel periodo che va dal 1 Agosto 2019 al 31 Luglio 2020, secondo i dati del Ministero dell’Interno:

  • sono state accertate circa 2,213 milioni di infrazioni al codice della strada (erano oltre 2,75 milioni tra 2011 e 2012);
  • gli omicidi registrati sono stati 278 (-17% rispetto al periodo precedente);
  • le rapine denunciate sono state 20.193 (-21%), i furti denunciati circa 820.000 (-27%), le truffe denunciate 119.335 (-11%);
  • per quanto riguarda la criminalità organizzata, sono stati arrestati 79 latitanti di rilievo e sono stati compiuti sequestri o confische di 7.684 beni;
  • le denunce per stalking pervenute sono state 13.579 (-12%), il 75% delle quali da donne.

Ovviamente i dati riferiti ai primi 7 mesi del 2020, sono stati influenzati positivamente dalle misure di contenimento predisposte per arginare l’epidemia di Covid-19. Ciononostante, anche negli anni scorsi si potevano notare trend positivi. A tal proposito si guardi i dati del Ministero dell’Interno sottostanti. Il totale dei reati denunciati, le infrazioni stradali, i furti, gli omicidi e le manifestazioni di piazza con disordini sono in costante calo da alcuni anni. Ogni periodo temporale va dal 1 Agosto di un anno fino al 31 Luglio dell’anno successivo.

Anche se alcuni dati relativi al 2020 non sono ancora consolidati, il trend riguardante la sicurezza del Bel Paese è generalmente positivo. Il calo generale delle denunce si può imputare a diversi fattori: la diffusione di sistemi di allarmi e videosorveglianza, l’utilizzo sempre più frequente di garanzie assicurative tra pubblici e privati, una maggiore presenza di agenti sul territorio.

Un numero minore di denunce non è per forza sinonimo di una società più sicura. Ad esempio, nel 2010, in Svezia o in Gran Bretagna le denunce per stupro risultavano essere 20 volte superiori rispetto a quelle registrate in Italia. Purtroppo, come certificato dall’Istat nel 2006, solo l’8% delle donne italiane vittime di stupro all’epoca aveva denunciato alla polizia quanto era loro accaduto.
Ciononostante, si può asserire che, in media, dal punto di vista del numero degli illeciti denunciati e accertati, vi sono segnali incoraggianti.

Accanto ai dati positivi appena esposti, di seguito si possono notare altri trend più stazionari o dall’andamento negativo.

Continuano ad essere molti i beni sequestrati e confiscati alla mafia annualmente (nel periodo 2019/2020 si parla di 1,45 mld€ sequestrati e 370 mln€ confiscati). Il dato può avere un’accezione positiva: denota infatti una continua lotta alla mafia, che ha portato nel 2019/2020 a restituire alla collettività ben 19.216 beni mafiosi. D’altra parte, indica ancora un forte radicamento del fenomeno. Incidenti stradali e rapine calano gradualmente, il numero di truffe appare stazionario, mentre aumentano, seppur di poco, le denunce per stalking. Aumentano in maniera importante i delitti di matrice informatica.

Dai dati sottostanti si può inoltre notare come rimangano piuttosto stazionari i reati legati alla violenza sessuale e alla prostituzione. Aumentano tutti gli indicatori relativi alle persone scomparse. Si rimanda all’articolo sull’economia non osservata per osservare la crescita del giro d’affari concernente la prostituzione negli ultimi anni.

Dati stazionari sono invece quelli relativi all’operato dei Vigili del Fuoco di seguito esposti.

A livello territoriale, si osservi di seguito una parte dell’analisi condotta dal Sole24Ore sulla criminalità in Italia. Le provincie vengono elencate in ordine decrescente per numero di denunce ogni 100.000 abitanti nel 2019. Come si potrà evincere la situazione in Italia è piuttosto eterogenea.

Se dal punto di vista della sicurezza i dati appaiono piuttosto positivi, la giustizia italiana continua ad essere una tra le più lente in Europa. Tale inefficienza viene indicata, da più centri studi, come una delle cause che più incide sulla scarsa attrattività del Bel Paese per gli investitori esteri, insieme al grave carico normativo e burocratico. Per ulteriori informazioni sulla percezione dell’Italia all’estero, si consiglia la lettura dell’apposito articolo.

Nel 2017 uno studio Cer-Eures stimava che i ritardi della giustizia costavano all’Italia ben 2,5 punti di PIL e circa 100.000 posti di lavoro all’anno.
Confrontare le performance dell’Italia con quella di altri Paesi UE è complesso, dal momento che esistono forti differenze tra i vari sistemi giudiziari. Tuttavia, l’Italia si trova nelle ultime posizioni della classifica per tutte le tipologie di processi. Nello specifico, in Italia, stando ai dati del 2016:

  • per quanto riguarda i processi civili, servono 514 giorni in media per concludere il primo grado (media UE 233); 993 per il secondo (media UE 244); 1.442 giorni per il terzo (media UE 238). Per tutti e tre gradi occorrono dunque circa 3.000 giorni, corrispondenti a otto anni; in media in UE, si arriva a poco meno di due anni (715 giorni). L’Italia risulta tra i Paesi UE con la durata dei processi civili maggiore, insieme alla Grecia;
  • per quanto riguarda i processi amministrativi, occorrono, in media, 925 giorni per completare il primo grado e 986 per il secondo, per un totale di 5 anni. Solo Cipro, Grecia e Portogallo performano peggio di noi in Unione Europea;
  • per quanto riguarda i processi penali, occorrono, in media, 310 giorni per completare il primo grado (la media europea è 138); 876 per il secondo (media UE 143) e 191 per la Cassazione (media UE 143), per un totale di 3 anni e 9 mesi. Nonostante sia la tipologia di processo più rapido in Italia, il Bel Paese risulta tra i peggiori nella UE insieme a Cipro, Malta e Irlanda.

Detto ciò, vi sono dati confortanti riguardo il numero dei procedimenti pendenti. Dopo il picco di 5,7 milioni di procedimenti pendenti raggiunto nel 2009, nel terzo trimestre del 2019, ne risultavano 3,3 milioni, valore minimo da inizio anni 2000. Si è innescato dunque un processo di smaltimento più veloce nei tribunali ordinari.

Vi è però da segnalare che, come in altri aspetti, sussistono marcate differenze geografiche all’interno dell’Italia stessa. Nel periodo 2014-2018 la durata media dei procedimenti nel Sud si è ridotta del 24%; rimane comunque molto distante rispetto a quella registrata nel Centro e soprattutto al Nord del Paese.
Secondo elaborazioni OCPI, nel 2017, l’indicatore di durata media dei processi nei tribunali ordinari era infatti inferiore nel Nord Italia rispetto al resto del Paese. Si passa dalle performance dei Tribunali di Aosta (160 giorni), Gorizia (207) e Ferrara (209) a quelle di Tempio Pausania (819 giorni), Vibo Valentia (863) e Vallo della Lucania (996). Se si considera invece il tasso di smaltimento, sempre al 2017, i Tribunali del Sud hanno registrato un tasso pari a 104,5% di casi risolti. Quest’ultimo è migliore sia a quello dei Tribunali del Centro (104%), sia a quelli del Nord (102,8%).

Nel Gennaio 2020 il Governo in carica ha varato una serie di iniziative per velocizzare l’iter giudiziario. Secondo l’OCPI, pur proponendo alcuni provvedimenti condivisibili, nel complesso il disegno di legge appare insufficiente a ridurre in maniera decisa la durata dei processi civili. Si suggerisce in tal senso di:

  • riallocare personale impiegatizio ridondante della PA verso i tribunali e potenziare il personale con borsisti neolaureati;
  • implementare ulteriori cambiamenti al rito civile;
  • introdurre migliore pratiche organizzative e lavorative nei tribunali;
  • intervenire in maniera specifica per i tribunali più lenti;
  • attuare strumenti e incentivi adeguati di risoluzione extra-giudiziale;
  • prevedere misure straordinarie una tantum per ridurre la consistenza dei processi arretrati.

TAKE AWAY

► Negli ultimi anni, in Unione Europea, si è osservata una tendenza generale alla diminuzione dei reati denunciati. Lo stesso discorso vale per l’Italia.
► Il calo generale delle denunce si può imputare a diversi fattori: la diffusione di sistemi di allarmi e videosorveglianza; l’utilizzo più frequente di garanzie assicurative tra pubblici e privati; una maggiore presenza di agenti sul territorio.
► Per quanto riguarda la velocità della giustizia, l’Italia si trova nelle ultime posizioni tra i Paesi UE per tutte le tipologie di processi.
► Negli ultimi anni i tribunali ordinari sembrano aver ridotto le tempistiche di elaborazione e sono calati i procedimenti pendenti. Rimane però ancora molto da fare per allineare le performance del Bel Paese con quelle di altri Paesi sviluppati.

Fonti:
EUROSTAT – Statistiche della criminalità 2010-2017 – Ottobre 2019
Ministero dell’Interno – Dati e statistiche – Agosto 2020
Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica – rapporto CLUSIT 2020 – Marzo 2020
IlSole24Ore – Indice della criminalità – Novembre 2020
CEPEJ STUDIES – European judicial systems. Efficiency and quality of justice 2018 Edition – Ottobre 2018
OCPI – Gli insufficienti passi avanti di una giustizia civile lumaca – Luglio 2019
OCPI – Come ridurre i tempi della giustizia civile – Giugno 2020
Cer-Eures – Studio Giustizia, Sicurezza, Impresa – Ottobre 2017