Le pratiche religiose in Italia

La maggioranza degli Italiani è di religione cristiana: nelle sue diverse confessioni, il cristianesimo comprende la quasi totalità dei credenti. Su una popolazione residente pari a circa 60,3 milioni di abitanti a inizio 2019, la maggior parte dei cristiani italiani risulta cattolica; per Ipsos, nel 2017, oltre il 74%, pari a circa 45 milioni di persone. Tra i cristiani, vi sono anche cristiani ortodossi (più che altro stranieri provenienti da Paesi dell’Europa Orientale), Protestanti, Testimoni di Geova e Mormoni.

Nonostante i cristiani cattolici risultino ancora la stragrande maggioranza della popolazione residente, si assiste negli anni ad un lento, ma costante calo percentuale sul totale; nel 2007 Ispos calcolava fossero l’85,4% della popolazione residente.
Secondo uno studio DOXA, nel 2019, i non credenti sono il 15,3% della popolazione (di cui 9% atei e 6,3% agnostici). Rispetto al 2015, anche per DOXA, i credenti cattolici sarebbero in diminuzione (−7,4%), mentre crescerebbero gli atei (+3,8%). Tra le persone con età compresa tra i 15 e i 34 anni, gli atei e gli agnostici supererebbero il 22%, mentre i credenti cattolici sarebbero poco più del 50%; tra gli over 50, i credenti sarebbero circa il 77%.
Di seguito un’infografica realizzata unendo i dati Ipsos, CESNUR e DOXA delle religioni professate in Italia ad inizio 2019.

Come si può osservare, il 79,6% della popolazione residente italiana risulta cristiano (in particolare il 74,6% cristiano cattolico); il 15,3% è ateo o agnostico e il 5,1% professa una religione non cristiana. Considerando 60,3 milioni di residenti di cui 55,5 milioni di cittadini italiani (91,3%) e 5,25 milioni di stranieri (8,7%), di seguito un focus sulle religioni professate in Italia ad inizio 2019 tra cittadini italiani e stranieri.

Tra gli italiani, l’82,2% risulta cristiano (l’80,1% cristiano cattolico), il 16,3% ateo o agnostico e l’1,5% professa altre religioni; in primis Islam, Buddhismo, Induismo e Ebraismo, ma anche movimenti del potenziale umano, Sikhismo, Radhasoami e derivati, movimenti New Age e Next Age, antica sapienza esoterica e neopaganesimo, Bahá’í e altri gruppi di matrice islamica, Osho e derivati.
Tra gli stranieri, il 52,3% risulta cristiano (il 29,2% ortodosso, il 17,6% cattolico), il 32,9% professa l’Islam, il 4,7% è ateo o agnostico e il 10,1% professa altre religioni; in primis Buddhismo, Induismo, Ebraismo e altre religioni orientali.

Le statistiche di cui sopra sono indicative, in quanto molto complesse da realizzare e mutevoli nel tempo; eppure tutti gli istituti di ricerca specializzati in tema di religioni convengono sui dati appena descritti.
Di conseguenza, le persone che professano una religione diversa da quella cristiana cattolica in Italia sono circa 2 milioni di Italiani e 4 milioni di stranieri.

Gli immigrati non cittadini provengono in gran parte dal mondo islamico e da quello cristiano-ortodosso dell’Est Europa; non sono però trascurabili l’induismo, il buddhismo, le religioni sikh e radhasoami, un robusto protestantesimo pentecostale e battista di origine cinese, coreana, filippina e africana. Se si considerano dunque i residenti sul territorio la percentuale di appartenenti a minoranze religiose diversa dal cristianesimo cattolico è circa del 10%.

Facendo un focus su cristianesimo cattolico, nel 2016, la quota dei praticanti è del 25,4% contro il 45,7% dei non praticanti. Nel 2014 i praticanti erano il 33,1%. Chi si dichiara cattolico praticante è soprattutto di sesso femminile (30,6%), 10 punti percentuali sopra gli uomini (20,6%); c’è invece equilibrio fra i non praticanti (46,1% di uomini e 45,3% di donne). Sempre secondo Eurispes, nel 2016, il 5,3% dei cattolici partecipa più volte alla settimana alla Santa Messa (nel 1991 era il 5,9%); il 31% assiste alle principali festività religiose; il 21,1% solo a particolari celebrazioni (battesimi, comunioni, cresime, funerali, etc.).

Per capire com’è cambiato l’approccio alla religione in genere (non solo quella cristiano cattolica), di seguito una serie storica dal 2001 al 2019 in merito alla frequenza di un luogo di culto negli ultimi 12 mesi ogni 100 persone con più di 6 anni.

Secondo l’ISTAT, nel 2018, in Italia, solo il 25% delle persone con più di 6 anni ha frequentato un luogo di culto almeno una volta a settimana (36% nel 2001), mentre il 26% non ha mai frequentato un luogo di culto (16% nel 2001). Nello stesso anno risultano evidenti differenze territoriali: nel Nord le percentuali sono 23% e 29%, nel Centro 23% e 30%, nel Mezzogiorno 29% e 19%.
Di fatto, secondo molti analisti, il Bel Paese – come altri Paesi sviluppati – starebbe vivendo un processo storico di secolarizzazione religiosa: un fenomeno che, nel corso dei secoli, prevede, in primis, la separazione tra istituzioni religiose e istituzioni secolari; in secundis, il declino delle credenze e delle pratiche religiose; infine, il confinamento della fede nella sfera privata.

TAKE AWAY

► Ad inizio 2019, il 79,6% della popolazione residente italiana risulta cristiano (il 74,6% cristiano cattolico); il 15,3% è ateo o agnostico e il 5,1% professa una religione non cristiana.
► Tra gli italiani, l’82,2% risulta cristiano (l’80,1% cristiano cattolico), il 16,3% ateo o agnostico e l’1,5% professa altre religioni. Tra gli stranieri, il 52,3% risulta cristiano (29,2% ortodosso, 17,6% cattolico), il 32,9% professa l’Islam, il 4,7% è ateo o agnostico e il 10,1% professa altre religioni.
► Nel 2019, solo il 25% delle persone con più di 6 anni ha frequentato un luogo di culto almeno una volta a settimana; nel 2001 erano il 36%.

Fonti:
Eurispes – Rapporto Italia 2016 – Gennaio 2016
IPSOS – I cattolici tra presenza nel sociale e nuove domande alla politica – Novembre 2017
CESNUR – Dimensioni del pluralismo religioso in Italia – 2019
ISTAT – Aspetti della vita quotidiana: pratica religiosa – 2019
DOXA e UAR – Religiosità e Ateismo: indagine demoscopica sulla popolazione Italiana – Aprile 2019