L’inquinamento in l’Italia

L’inquinamento atmosferico è al momento una delle più grandi minacce ambientali per la salute umana. Secondo molti esperti dovrebbe essere percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il riscaldamento globale.
L’Agenzia Europea per l’Ambiente stima che nel 2017 circa l’85% della popolazione europea che vive nelle aree urbane è stata esposta a livelli di particolato ritenuto dannoso per la salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
L’inquinamento atmosferico avrebbe causato, solo nell’arco del 2017, circa 467.000 morti premature in 41 Paesi europei. Nell’Unione Europea a 28 Stati, sarebbe responsabile di 374.000 morti premature (372.000 nel 2016, 391.000 nel 2015). Di seguito una lista dei Paesi Europei con più morte premature correlate all’inquinamento nel 2017 secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente.

L’Italia sarebbe il primo paese nell’Unione Europea per decessi prematuri dovuti a concentrazioni elevate di ozono e biossido di azoto; il secondo per quanto riguarda le morti premature dovute ad un’alta concentrazione di particolato. Nel 2017 sono state registrate in Italia circa 76.200 morti premature legate a questi fenomeni. Il danno economico (stimato in costi sanitari e giorni di lavoro persi), solo in Italia, oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno. Per approfondire la principali cause di morte in Italia puoi leggere questo articolo.

Facendo un focus sulle singole città, in dieci anni, la concentrazione di sostanza inquinanti nell’aria delle città italiane è leggermente migliorata. Ciononostante, lo smog rimane un’emergenza. Nel 2020 Legambiente ha identificato 54 città che nel 2019 hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (Pm10) o per l’ozono (O3); rispettivamente per 35 e 25 giorni nell’anno solare. Di seguito una lista delle città che hanno superato almeno uno dei limiti giornalieri previsti per il Pm10 o per l’ozono nel 2019. Le città sono elencate per ordine decrescente di giornate.

Com’è possibile evincere dai dati, Torino, raggiungendo le 147 giornate, si aggiudica la vetta della classifica. Tuttavia, le criticità risultano diffuse su tutto lo Stivale e dunque si richiedono urgenti politiche integrate a livello nazionale.

Le fonti di emissioni inquinati come le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) sono essenzialmente tre: i trasporti, gli impianti di riscaldamento/raffrescamento, l’industria (compresa quella agroalimentare). Per Legambiente servirebbero interventi profondi in ognuno di questi settori, con dei cambianti radicali anche nello stile di vita dei cittadini:

  • Per quanto riguarda i trasporti, i veicoli in circolazione in Italia nel 2019 risultano circa 38 milioni e garantiscono il 65% degli spostamenti. L’Italia è uno dei Paesi europei con i più alti tassi di motorizzazione. Ha una media di circa 65 auto ogni 100 abitanti; si pensi che a Parigi, Londra o Berlino si contano 36 auto per 100 abitanti, a Stoccolma e Vienna 38/100, a Barcellona 41/100. Il dato italiano stride fortemente con le tendenze relative al futuro della mobilità condivisa e sostenibile.
    In questo frangente, l’Italia dovrebbe ripensare l’uso di strade, piazze e spazi pubblici delle città; creare ampie zone con velocità massima bassa e nuovi spazi verdi, zone centrali a pedaggio, più vaste aree a emissioni limitate; incentivare l’uso di mezzi di trasporto pubblici e l’acquisto di auto che usano parzialmente o non usano fonti fossili. Infine, occorrerebbero pesanti interventi mirati alla riduzione delle emissioni da porti e aeroporti. Si potrebbe prevedere ad esempio la costruzione di banchine portuali elettrificate, l’incentivazione all’uso di aerei/navi a più basso impatto ambientale, l’istituzione di una tassazione per attracchi/decolli proporzionale alle emissioni nocive… Molti provvedimenti in questo senso sono stati adottati, ma per il momento è chiaro che non sono sufficienti;
  • Per quanto riguarda i sistemi di riscaldamento/raffrescamento, occorrerebbe continuare ad incentivare l’acquisto di prodotti che non prevedano o prevedano solo parzialmente l’uso del gas. Al contempo, si dovrebbe prevedere la disincentivazione di stufe a pellets e biomasse. Secondo Assotermica, nel 2019, risultano installate 19 milioni di caldaie in Italia. La maggior parte di esse sarebbe caratterizzata da bassi rendimenti ed emissioni elevate. L’età media del parco installato medio supererebbe i 15 anni;
  • Per quanto riguarda l’industria, l’agricoltura e la zootecnia, è fondamentale incentivare l’applicazione di moderne tecnologie pulite. Ciò si potrebbe realizzare istituendo l’obbligatorietà di programmi di innovazione e riconversione dei siti maggiormente inquinanti, incentivando l’installazione di sistemi di monitoraggio continuo sulle fonti emissive.
    In particolare, per la zootecnia, occorrerebbe concentrarsi sul miglioramento della gestione dei liquami zootecnici. L’ammoniaca, reagendo in atmosfera, forma infatti materiale particolato e ben il 94% delle emissioni di ammoniaca proverrebbe dal settore agricolo, secondo Legambiente.

Come è facile evincere, si tratta di interventi costosi e complessi, che inciderebbero profondamente sulla quotidianità di milioni di cittadini e imprese. La tecnologia in certi campi non è ancora sviluppata a tal punto da favorire la transizione energetica di interi settori. Gli Stati non dispongono di capitoli di spesa pubblica così ingenti da realizzare riconversioni su larga scala. Tuttavia, se si vuole ridurre il numero di morti premature e garantire determinati standard di benessere a tutti i cittadini, occorrerà metter al centro, nei prossimi anni, la sostenibilità ambientale. Ciò dovrà avvenire a livello nazionale, ma anche a livello sovranazionale per ottenere i risultati sperati. Per approfondire il tema si consiglia di leggere l’articolo sull’energia del futuro.

TAKE AWAY

► L’inquinamento in Unione Europea è responsabile annualmente di oltre 450.000 morti premature. L’Italia conta nel 2017 oltre 76.000 morti premature, risultando il Paese Europeo più colpito.
► Per ridurre l’inquinamento si dovrebbero prevedere interventi articolati e costosi su tre fronti: trasporti, impianti di riscaldamento/raffrescamento e industria.
► Vista la complessità del tema, che incide profondamente sulla organizzazione della società nella sua interezza, occorre uno sforzo titanico a livello nazionale e internazionale.

Fonti:
Legambiente – Mal’aria di città 2020 – Gennaio 2020
Agenzia europea per l’ambiente – Air quality in Europe 2019 Report – Ottobre 2019
Agenzia europea per l’ambiente – L’ambiente in Europa: Stato e prospettive nel 2020 – Dicembre 2019
LeasePlan – Car Cost Index 2019 – Settembre 2019
Ufficio Studi ANIMA e Assotermica – Studio Statistico 2018 – 2019