Il sistema educativo italiano

In Italia, il sistema educativo è prevalentemente a trazione pubblica ed è gestito dal Ministero della Pubblica Istruzione (MIUR) e dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
L’obbligo scolastico in Italia si articola in un percorso di 10 anni. Riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Entro il 18° anno di età, chiunque dovrebbe conseguire un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale di durata almeno triennale.
L’assolvimento dell’obbligo di istruzione si realizza frequentando sia le scuole statali, sia quelle non statali. Queste ultime possono essere paritarie o non paritarie. Le paritarie possono rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale delle scuole statali, a differenza di quelle non paritarie.

Le strutture

Di seguito un grafico che elenca il numero di strutture statali e paritarie inerenti la scuola statale dell’obbligo (infanzia, primaria e secondaria) su tutto il territorio nazionale. I dati fanno riferimento all’anno scolastico 2020/2021.

Si parla di 64.765 strutture (di cui l’81% statale). Per quanto riguarda l‘istruzione terziaria (università, corsi post-diploma e dottorati di ricerca), al 2020, si contano 99 atenei: 68 pubblici, 31 privati (di cui 10 telematici). Inoltre, si contano 59 conservatori di musica e 20 Accademie di Belle Arti.

Il numero di studenti

Nell’anno scolastico 2020/2021 risultano i seguenti numeri in termini di iscritti alle varie tipologie di scuole.

Si parla di circa 1,32 milioni di studenti iscritti ad una scuola dell’infanzia; 2,59 milioni di studenti iscritti ad una scuola primaria; 1,68 milioni di studenti iscritti ad una scuola secondaria di primo grado; 2,63 milioni di studenti iscritti ad una scuola secondaria di secondo grado; 1,76 milioni di iscritti ad un corso universitario.

In totale si contano dunque circa 8,22 milioni di studenti iscritti alla scuole scuole dell’infanzia, primaria e secondaria e 1,76 milioni iscritti a corsi di istruzione terziaria. Si rimanda agli apposito articoli sui diplomati e i laureati in Italia per approfondire le specifiche tematiche.

I numeri del personale

Di seguito i numeri riferiti ai docenti delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie e delle università per l’anno scolastico/accademico 2019/2020.

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, primarie, secondarie, in totale, si contano oltre 900.000 docenti (79,4% a tempo indeterminato e 20,6% supplenti). Nel grafico vanno aggiunti 213.000 unità (69% donne) di personale ATA (amministrativo, tecnico ausiliario), di cui il 17% a tempo determinato.

Nelle università si contano circa 152.000 unità (di cui circa 65.800 docenti a contratto e professori ordinari/associati e 86.500 tra collaboratori, ricercatori e titolari di assegni di ricerca). A questi vanno aggiunti 53.800 addetti tecnico-amministrativi.

Un confronto con l’Europa

Nel 2019 l’Italia ha investito il 3,9% del proprio PIL in ricerca e istruzione (media UE 4,7%), pari a circa 70 miliardi di euro. Nel grafico sottostante è possibile osservare la spesa pubblica di alcuni tra i principali Paesi europei nel campo dell’istruzione. Il dato, del 2019, può essere letto in termini relativi sul PIL o in termini assoluti.

Nel 2019, in Europa, solo Bulgaria (3,9%), Romania (3,6%) e Irlanda (3,1%) hanno investito meno dell’Italia in termini relativi sul PIL. La Germania, la prima economia europea, si è assestata su valori ben più alti rispetto a quelli italiani, sia da un punto di vista percentuale (4,3%), sia da un punto di vista assoluto (149 miliardi). Nel grafico sottostante si evidenzia quanto la spesa pubblica destinata in istruzione sia stata più bassa rispetto a quanto misurato nei principali Paesi europei negli ultimi 10 anni.

Le problematiche del mondo scuola

I dati sulla spesa pubblica appena citati si ripercuotono su molti livelli del sistema educativo pubblico:

  • per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria, i redditi degli insegnanti italiani si collocano nella parte medio-bassa della classifica dei Paesi sviluppati. Tale dato è evidente in termini assoluti, ma anche in termini relativi al PIL pro-capite e al reddito medio della popolazione laureata della singola nazione;
  • i precari sul totale dell’organico della scuola primaria e secondaria, come si è visto, risultano essere 1 su 5;
  • un reddito basso viene misurato anche tra la popolazione che ha conseguito un titolo post-universitario e si occupa di ricerca, in relazione a quello di altri Paesi avanzati;
  • i programmi delle scuole primarie, secondarie, ma anche di molti corsi terziari, appaiono spesso datati e non sempre in grado di preparare adeguatamente al processo di trasformazione digitale in corso;
  • infine vi sono dati negativi relative alle infrastrutture, che spesso risultano mal distribuite e obsolete. Di seguito un grafico che fornisce una panoramica a riguardo 58.000 strutture usate per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria (datti anni scolastico 2018/2019).

Il futuro della ricerca e istruzione in Italia

La spesa pubblica dedicata all’istruzione – da sola – non è strettamente correlata alla qualità di un sistema educativo, ma è chiaro che al momento l’Italia non è un Paese che sta mettendo l’istruzione e la ricerca al centro della propria strategia.
Alcuni dati, relativi al fenomeno dell’analfabetismo funzionale e digitale o al numero di diplomati e di laureati, possono aiutare ad ottenere un quadro più completo – e non roseo – dei livelli d’istruzione in Italia.

Ciononostante, l’Italia risulta la culla di alcuni tra gli atenei più antichi al mondo e sede di numerosi università rinomate a livello globale. Il dato è confermato dalla QS World University Rankings, una delle classifiche mondiali più accreditate. Al 2021, con 36 università classificate tra le prime 1.000, l’Italia risulta il 7° paese più rappresentato al mondo; il 3° dell’Unione Europea, dopo il Regno Unito (84) e la Germania (45) e prima di Francia (28) e Spagna (26).

Questi ultimi dati assumono un’accezione negativa se si pensa, che, solo nel 2019, sono emigrati circa 30.000 italiani laureati. Si consideri che uno studente laureato costa allo Stato più di 30.000€ l’anno, tra stipendi dei docenti, spese dei locali e altri servizi universitari.

TAKE AWAY

► Nell’anno scolastico 2020/2021 risultano 8,22 milioni di studenti iscritti alla scuola dell’obbligo (infanzia, primaria e secondaria) e 1,76 milioni di iscritti all’università.
► Il Bel Paese ha un sistema educativo a trazione pubblica. Negli ultimi anni, l’Italia è tra i Paesi europei che ha investito meno risorse pubbliche, in termini relativi e assoluti, in ricerca e istruzione.
► Nonostante gli scarsi investimenti pubblici, l’Italia annovera molti atenei prestigiosi e una lunga tradizione culturale. Per il futuro, è auspicabile implementare politiche volte a rafforzare il sistema educativo pubblico e a trattenere il talento entro i confini nazionali.

Fonti:
MIUR – Portale Unico dei Dati della Scuola – Settembre 2021
MIUR – Portale dei Dati dell’Istruzione Superiore – Settembre 2021
EUROSTAT – Government expenditure on education – Febbraio 2021
OCSE – Education at a Glance 2020: OECD indicators – Settembre 2020
Top Universities – QS World University Rankings 2021 – Febbraio 2021