Il sistema educativo italiano

In Italia, il sistema educativo è prevalentemente a trazione pubblica ed è gestito dal Ministero della Pubblica Istruzione (MIUR) e dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
L’obbligo scolastico in Italia si articola in un percorso di 10 anni. Riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Entro il 18° anno di età, chiunque dovrebbe conseguire un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale di durata almeno triennale.
L’assolvimento dell’obbligo di istruzione si realizza frequentando sia le scuole statali, sia quelle non statali. Queste ultime possono essere paritarie o non paritarie. Le paritarie possono rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale delle scuole statali, a differenza di quelle non paritarie.

Le strutture

Di seguito un grafico che elenca il numero di strutture statali e paritarie inerenti la scuola statale dell’obbligo (materna, primaria e secondaria) su tutto il territorio nazionale. I dati fanno riferimento al 2020.

Per quanto riguarda l‘istruzione terziaria (università, corsi post-diploma e dottorati di ricerca), al 2020, si contano 99 atenei: 68 pubblici, 31 privati (di cui 10 telematici). Inoltre, si contano 59 conservatori di musica e 20 Accademie di Belle Arti.

Il numero di studenti

Nell’anno scolastico 2017/2018 risultano i seguenti numeri in termini di iscritti alle varie tipologie di scuole.

Si parla di circa 1,4 milioni di studenti iscritti ad una scuola dell’infanzia; 2,7 milioni di studenti iscritti ad una scuola primaria; 1,6 milioni di studenti iscritti ad una scuola secondaria di primo grado; 2,6 milioni di studenti iscritti ad una scuola secondaria di secondo grado; 1,7 milioni di iscritti ad un corso universitario.

In totale si contano dunque circa 8,4 milioni di studenti iscritti alla scuole scuole dell’infanzia, primaria e secondaria e 1,7 milioni iscritti a corsi di istruzione terziaria. Si rimanda agli apposito articoli sui diplomati e i laureati in Italia per approfondire le specifiche tematiche.

I numeri del personale

Di seguito i numeri riferiti al personale delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie e delle università statali al 2018.

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, primarie, secondarie, in totale, si contano oltre 870.000 docenti a tempo indeterminato e docenti supplenti. A questi vanno aggiunti 183.000 unità (69% donne) di personale ATA (amministrativo, tecnico ausiliario) e 25.600 unità di personale ATA supplente (68% donne). Nelle università si contano circa 206.000 unità di personale, di cui circa 61.800 docenti a contratto e professori ordinari/associati, 54.600 unità tecnico-amministrative e quasi 90.500 tra collaboratori, ricercatori e titolari di assegni di ricerca.

Un confronto con l’Europa

Nel 2018 l’Italia ha investito il 4% del proprio PIL (3,8% nel 2017) in ricerca e istruzione (media UE 4,6%), pari a circa 70 miliardi di euro (66 nel 2017).
Nel grafico sottostante è possibile osservare la spesa pubblica dei Paesi europei nel campo dell’istruzione. Il dato, del 2018, può essere letto in termini relativi sul PIL italiano o in termini assoluti.

Nel 2018, in Europa, solo la Grecia (3,9%), la Bulgaria (3,5%), l’Irlanda e la Romania (3,2%) hanno investito meno dell’Italia in termini relativi sul PIL. La Germania, la prima economia europea, si è assestata su valori percentuali simili a quelli italiani (4,2%). Eppure, in termini assoluti, il Governo tedesco ha investito il doppio dell’Italia, a fronte di una popolazione maggiore di circa il 36% rispetto a quella italiana. Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, nel 2018, l’Italia ha speso lo 0,3% di PIL, uno dei valori più bassi in Europa (media 0,7%).

I dati appena citati si ripercuotono su molti livelli del sistema educativo pubblico:

  • per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria, i redditi degli insegnanti italiani si collocano nella parte medio-bassa della classifica dei Paesi sviluppati. Tale dato è evidente in termini assoluti, ma anche in termini relativi al PIL pro-capite e al reddito medio della popolazione laureata della singola nazione;
  • i precari sul totale dell’organico della scuola primaria e secondaria, risultano essere 1 su 5;
  • un reddito basso viene misurato anche tra coloro che hanno un titolo post-universitario e si occupa di ricerca, in relazione a quello di altri Paesi avanzati;
  • i programmi delle scuole primarie, secondarie, ma anche di molti corsi terziari, appaiono spesso datati e non sempre in grado di preparare adeguatamente al processo di trasformazione digitale in corso;
  • altro dato non confortante è quello relativo alle infrastrutture, che spesso risultano mal distribuite e obsolete.

Il futuro della ricerca e istruzione in Italia

La spesa pubblica dedicata all’istruzione – da sola – non è strettamente correlata alla qualità di un sistema educativo. Risulta ad ogni modo chiaro che al momento l’Italia non è un Paese che sta mettendo l’istruzione e la ricerca al centro della propria spesa pubblica.
Alcuni dati, relativi al fenomeno dell’analfabetismo funzionale e digitale o al numero di diplomati e di laureati, possono aiutare ad ottenere un quadro più completo – e non proprio roseo – dei livelli d’istruzione in Italia.

Ciononostante, l’Italia risulta la culla di alcuni tra gli atenei più antichi al mondo e sede di numerosi università rinomate a livello globale. Il dato è confermato dalla QS World University Rankings, una delle classifiche universitarie mondiali più accreditate. In questa particolare classifica, al 2021, con 36 università classificate tra le prime 1.000, l’Italia risulta il 7° paese più rappresentato al mondo; il 3° dell’Unione Europea, dopo il Regno Unito (84) e la Germania (45) e prima di Francia (28) e Spagna (26).

Questi ultimi dati assumono un’accezione negativa se si pensa, che, solo nel 2019, sono emigrati circa 30.000 italiani laureati. Si consideri che uno studente laureato costa allo Stato più di 30.000€ l’anno, tra stipendi dei docenti, spese dei locali e altri servizi universitari. Per approfondire il tema dell’emigrazione, si rimanda all’apposito articolo.

TAKE AWAY

► Al 2018 risultano 1,4 milioni di studenti in scuola dell’infanzia; 2,7 milioni in scuola primaria; 1,6 milioni in scuola secondaria di I grado; 2,6 milioni in scuola secondaria di II grado; 1,7 milioni di iscritti ad un corso universitario.
► Il Bel Paese ha un sistema educativo principalmente a trazione pubblica. Negli ultimi anni, l’Italia è tra i Paesi europei che ha investito meno risorse pubbliche, in termini relativi e assoluti, in ricerca e istruzione.
► Nonostante gli scarsi investimenti pubblici, l’Italia annovera molti atenei prestigiosi e una lunga tradizione culturale. Per il futuro, è auspicabile implementare politiche volte a rafforzare il sistema educativo pubblico e a trattenere il talento entro i confini nazionali.

Fonti:
MIUR – Portale Unico dei Dati della Scuola – Luglio 2019
MIUR – Portale dei Dati dell’Istruzione Superiore – 2021
EUROSTAT – Government expenditure on education in 2018 – Febbraio 2020
OCSE – Education at a Glance 2020: OECD indicators – Settembre 2020
Top Universities – QS World University Rankings 2021 – Febbraio 2021