La Pubblica Amministrazione in Italia

La Pubblica Amministrazione in Italia indica il complesso degli enti pubblici che fanno capo alla Repubblica Italiana.
La Costituzione ha affidato a determinati enti il compito di realizzazione dell’interesse pubblico, attraverso ruoli specifici. Ha inoltre previsto il principio dell’assunzione di personale mediante concorso pubblico, al fine garantire imparzialità e parità, caratteristiche di un moderno Stato di diritto. All’interno della PA rientrano circa 13.500 enti pubblici, elencati annualmente dall’ISTAT:

  • gli organi costituzionali (Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Corte Costituzionale…);
  • la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri;
  • le agenzie fiscali (Agenzie delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli…);
  • gli enti nazionali di previdenza e assistenza (INPS, INAIL…);
  • gli enti di regolazione dell’attività economica (Agenzia per l’Italia digitale, Gestore dei servizi energetici, Ispettorato nazionale del lavoro…) e gli enti produttori di servizi economici (ANPAL, CONSIP, ENAC…);
  • le autorità amministrative indipendenti (ANAC, AGCOM…) e gli enti a struttura associativa (ANCI, UNIONECAMERE…);
  • le Amministrazioni Locali (Regioni, Province, Città Metropolitane, Comuni…);
  • le scuole italiane pubbliche di ogni ordine e grado;
  • gli enti di governo dei servizi idrici e/o dei rifiuti;
  • le autorità di sistema portuale;
  • le aziende ospedaliere e le Aziende sanitarie locali;
  • le Camere di commercio;
  • i Parchi nazionali, consorzi ed enti gestori di parchi e aree naturali protette;
  • gli Enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali (Accademia della Crusca, Croce Rossa Italiana…), le Istituzioni di ricerca (ENEA, CNR, ISPRA…) e molti altri…

Il ruolo dello Stato nell’economia italiana

Studiare la complessità della Pubblica Amministrazione italiana è importante per molte ragioni. Basti pensare che il peso del bilancio statale sull’intero PIL italiano è preponderante. Lo Stato Italiano nel 2020 ha speso circa 897 miliardi e 424 milioni euro, pari al 54% del PIL (circa 33,5 miliardi in più rispetto al 2019). Nel 2021 le previsioni parlano di oltre 920 miliardi.

Anche se nel 2020, in tutti i Paesi OCSE la spesa pubblica è aumentata in percentuale del PIL per via della crisi COVID-19, il dato dell’Italia è piuttosto in linea con gli scorsi anni. Nel 2020, il ministero che assorbe più risorse è quello dell’economia (oltre 606 miliardi); segue quello delle politiche sociali e del lavoro (con circa 142,6 miliardi) e quello dell’istruzione e università (con circa 60 miliardi).
Di seguito un grafico che permette di paragonare il peso della spesa pubblica sul totale del PIL dei principali Paesi OCSE dal 2016 al 2019.

Come si può evincere, l’Italia risulta nella parte alta della classifica in tutti gli anni di riferimento e sopra la media OCSE 2019 (40,8%). Per approfondire le politiche di welfare in Italia si rimanda all’apposito articolo.

Tali dati ci aiutano a capire l’influenza dello Stato nell’economia italiana, ma non a quantificarne esattamente il peso specifico. In Italia, lo Stato centrale e gli enti locali gestiscono infatti direttamente e indirettamente migliaia di società partecipate. Tra queste vi sono sia grandi imprese multinazionali competitive, sia piccole partecipate locali costituite per erogare servizi ai cittadini, spesso indicate come meno produttive e trasparenti.

Caratteristiche principali della Pubblica Amministrazione in Italia

L’articolazione della Pubblica Amministrazione italiana è molto complessa non solo per l’alto numero di enti che la contraddistingue. Come in altri ambiti, si riscontrano marcate differenze a livello territoriale. A titolo di esempio, si guardi la seguente infografica in cui si evidenzia la spesa pubblica (assoluta e relativa agli abitanti) degli enti pubblici territoriali nel 2020.

I dati assoluti sopra esposti risentono ovviamente della diversa distribuzione demografica del Paese. Appaiono più omogenei se vengono relativizzati alla popolazione. Si osservi però, a titolo di esempio, un indicatore non correlato alla demografia. La seguente infografica evidenzia la capacità di riscossione e la capacità di pagamento degli Enti territoriali nel 2020.

La complessità della PA italiana si ravvisa, oltre che nelle diverse performance territoriali, anche nella sua imponenza d’organico. Nel 2019, secondo i dati MEF, la PA disponeva di 3,24 milioni di dipendenti pubblici (1,89 milioni di donne e 1,35 di uomini), di cui il 94% a tempo pieno. Di seguito un grafico che dettaglia come è suddiviso l’organico sulla base della tipologia di ente pubblico. Nel grafico è possibile selezionare solo il personale maschile o femminile.

Dal grafico, si può facilmente notare che gli impiegati pubblici della Scuola rappresentano il 36% dei dipendenti pubblici; seguono il Servizio Sanitario Nazionale (20%), le funzioni locali (16%), i corpi di Polizia (9%) e le Forze armate (6%). Le funzioni centrali (Ministeri, agenzie fiscali…) rappresentano circa il 7% del totale dei dipendenti pubblici. Per approfondire la struttura della Pubblica Amministrazione in Italia, si invita alla lettura degli articoli sul sistema educativo, sul sistema sanitario e sui corpi armati italiani.

Una comparazione con altri Paesi Europei

Si sente spesso parlare di sprechi quando si affronta il tema del settore pubblico in Italia. Se vi sono sprechi non riguardano però il numero dei dipendenti pubblici in sé. Relativizzando il dato dei dipendenti italiani sul totale degli occupati emergono considerazioni interessanti. Di seguito un grafico che mostra la percentuale calcolata da OCSE nel 2019.

Per numero dei dipendenti pubblici sul totale degli occupati, l’Italia (13,2%) risulta al di sotto della media OCSE (17,9%). Inoltre, nel 2017, con circa 5,6 dipendenti su 100 residenti, l’Italia presenta un livello ben lontano da quello di altri Paesi di simili dimensioni. Il Regno Unito aveva 7,8 dipendenti pubblici su 100 residenti, la Francia 9,1. L’Italia dovrebbe assumere più di 1 milione di unità per raggiungere lo stesso numero di dipendenti pubblici sui residenti del Regno Unito. 2 milioni di unità, nel caso volesse raggiungere il tasso della Francia.

In sostanza, la PA italiana, se comparata a quella di altri Paesi OCSE e UE, disporrebbe di un personale meno numeroso. L’alto tasso di disoccupazione dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei è sicuramente correlato al sottodimensionamento del settore pubblico. L’Italia ha una delle più alte percentuali di laureati disoccupati tra i Paesi OCSE e, in un’economia sviluppata, uno dei principali datori di lavoro per laureati è proprio lo Stato.

Una Pubblica Amministrazione più numerosa e giovane

Assumere 1 o 2 milioni di unità in più nel settore pubblico comporterebbe un aggravio sui conti pubblici non indifferente. Come si è discusso nell’articolo dedicato al debito pubblico, i conti pubblici italiani necessitano di “attenzioni speciali” da molti anni. Per poter attuare un piano di assunzione di queste proporzioni occorrerebbe un’oculata strategia di lungo periodo.

D’altro canto, un’assunzione di questa portata combatterebbe frontalmente alcune inefficienze della PA. Un ingresso massivo di giovani comporterebbe la diminuzione dell’età media (si pensi alla veneranda età media del personale sanitario) e l’innalzamento del livello di scolarizzazione medio dei dipendenti pubblici. Un personale giovane e mediamente più preparato riuscirebbe peraltro ad implementare un tangibile processo di digitalizzazione degli uffici pubblici. Quest’ultimo potrebbe concretizzarsi in una giustizia più rapida, in una più efficiente lotta alla corruzione e all’evasione.

In definitiva, un forte potenziamento e ringiovanimento delle risorse umane a disposizione del settore pubblico produrrebbe un impatto positivo sulla vita quotidiana di milioni di cittadini. Si avrebbero infine milioni di potenziali consumatori in più che domanderebbero beni e servizi addizionali al settore privato.

TAKE AWAY

► Il bilancio dello Stato gioca un ruolo importante nell’economia italiana. La Pubblica Amministrazione italiana di riflesso dispone di un apparato molto complesso e costoso.
► I vari enti pubblici misurano performance disomogenee a livello territoriale. La maggioranza dell’organico, pari a 3,24 milioni di unità (2019), è impiegato nella scuola dell’obbligo (36%), nel Servizio Sanitario Nazionale (20%) e negli Enti Locali (16%).
► Se comparato a quello di altri Paesi OCSE e UE, la PA italiana evidenzia un organico di personale minore in termini relativi. Il sottodimensionamento dell’organico della PA incide negativamente sul basso tasso di occupazione del Bel Paese e sull’efficienza della PA stessa.

Fonti:
ISTAT – Le Unità Istituzionali appartenenti al settore delle Amministrazioni Pubbliche
OCSE – General government spending – Luglio 2021
OPENBDAP – La Finanza degli Enti Territoriali nel 2020 – 2021
OCPI – Le dimensioni dello Stato imprenditore italiano – Dicembre 2020
ISTAT – Censimento permanente delle Istituzioni pubbliche 2017 – Dicembre 2019
MEF – Conto annuale 2019 – 2021