Incubatori e start-up in Italia

In un mondo in cui la trasformazione digitale tocca ormai ogni ambito del quotidiano, è importante stimolare la crescita e lo sviluppo di un ecosistema imprenditoriale orientato all’innovazione, capace di creare nuova occupazione e di attrarre capitale umano e finanziario dal mondo. Una delle strategie più vincenti per una nazione è proprio quella di puntare sull’instaurazione di un network composto da start-up innovative e incubatori di imprese.

Con il termine “start-up” si identifica genericamente una impresa neonata dotata di una struttura organizzativa temporanea e di un modello di business potenzialmente scalabile. Una start-up innovativa è una nuova impresa il quale prodotto o servizio commercializzato è ad alto valore tecnologico.
Dal 2012 il Ministero dello Sviluppo economico (MISE) ha creato un apposito registro delle “start-up innovative”; a fine 2018 si contavano circa 10.000 imprese.

Da un punto di vista territoriale, tali imprese risultano dislocate per lo più nei pressi dei centri urbani più importanti del paese; in primis, Milano (1.700) e Roma (1.000). Le altre tre città, a lunga distanza, risultano Napoli (358), Torino (321) e Bologna (318).
Se si calcola il numero di start-up ogni centomila abitanti, Milano (55,06) risulta la provincia più innovativa; al contempo. emergono anche province più piccole ed altrettanto innovative come Ascoli Piceno (47,74), Rovigo (36,05), Rimini (32,07), Bologna (31,51) e Trento (30,26).

Da un punto di vista organizzativo, in media, una start-up innovativa ha un organico fino a quattro persone (30,86%); un fatturato entro i centomila euro; un capitale che oscilla tra i cinque e i dieci mila euro (42,17%). Solo l’1% sul totale può vantare valori di fatturato superiori al milione di euro. Quest’ultime start-up sono equamente distribuite in tutte le parti d’Italia.
La maggior parte dell’aziende censite opera nel settore dei servizi (76,10%), all’interno del quale quasi la metà (45,19% relativo) orbita attorno alla produzione di software.

Con il termine incubatore aziendale si intende invece un programma progettato per accelerare lo sviluppo di imprese, attraverso una serie di risorse, finanziarie e non. A differenza di un comune centro di ricerca o di un parco tecnologico, i business incubator offrono alle aziende numerosi servizi di assistenza mirate ad introdurli in un network di altre imprese e servizi che possano sostenersi a vicenda.
A fine 2019, il Politecnico di Torino contava 197 incubatori e acceleratori (+15% in 12 mesi), 1.100 dipendenti ed un fatturato di 390 milioni di euro. Oltre il 60% degli incubatori è situato in Italia Settentrionale (1 su 4 in Lombardia). Rispetto al 2018, il numero delle start-up incubate in Italia sarebbe passato da circa 2.400 a circa 2.800 (+15%).

Come si è detto, ad oggi è fondamentale prevedere un buon sistema di incubatori e start-up innovative per poter competere a livello globale. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni, sia a livello pubblico, sia a livello privato, si è cercato di investire in tal senso. Ciononostante, al 2018, l’ecosistema italiano degli incubatori per le imprese innovative e delle start-up appare ancora distante rispetto a quello di altri Paesi maturi.

Secondo il Politecnico di Milano il MISE ha posto dei parametri semplici da rispettare per rientrare tra le start-up innovative. In realtà, molte di queste imprese sembrerebbero semplicemente capaci di adoperare alcuni strumenti digitali, che sono ormai diffusi in tutte le realtà imprenditoriali. Per tale motivo, il Politecnico di Milano adopera il termine “start-up hi-tech” per indicare una start-up che si occupa di temi ad alto contenuto tecnologico.

Per identificarle, utilizza criteri più stringenti tra cui la modalità di approvvigionamento di fondi finanziari. Se una start-up ha ricevuto finanziamenti da finanziatori informali (business angel, portali di crowdfunding o manager che implementano strategie di private equity) o da finanziatori formali (investitori istituzionali, che a valle di un’analisi del rischio, c.d. due diligence, implementano una strategia di venture capital) si presuppone che tale imprese stiano trattando di beni o servizi ad alto contenuto tecnologico e nel medio-lungo termine possano esprimere un alto potenziale di sviluppo. Adoperando questo filtro, a fine 2018, da 10.000 si passa a circa 1.200 start-up che trattano realmente di tematiche concernenti la digital transformation. Si parla di circa 15.000 lavoratori e di un fatturato 400 milioni di euro complessivi, ovvero di numeri esigui rispetto all’economia nazionale.

Il numero di startup hi-tech che hanno ricevuto finanziamenti nell’anno 2018 (circa 160) è risultato inferiore al numero complessivo degli incubatori italiani (171). Da ciò si desume che, a fronte di alcuni incubatori che hanno svolto un lavoro eccellente e sono riusciti ad attrarre e sviluppare idee molto innovative, molti altri hanno sostanzialmente offerto un positivo servizio di co-working, ma non hanno dato vita ad un vero e proprio ecosistema volto all’innovazione.

Detto ciò, tra il 2017 e il 2019 sono state registrati alcuni importanti miglioramenti.
Mentre nel 2017 si era investito 1/11 rispetto alla Germania, nel 2018 si è investito 1/9; rispetto alla Francia, 1/9 contro 1/12; rispetto alla Spagna, 1/3 contro 1/5.
In particolare, nel 2018, le start up hi-tech hanno ricevuto circa 598 milioni di euro, l’82% dei finanziamenti in più rispetto al 2017. Gli investitori formali hanno registrato circa 190 milioni, mentre quelli informali 188 milioni.
Nel 2019, le startup hi-tech italiane hanno raggiunto quota 698 milioni (+16,7% sull’anno precedente). Gli investimenti da parte di attori formali sono passati a 215 milioni e quelli da attori informali hanno raggiunto quota 248 milioni di euro. La componente dei finanziamenti internazionali si è confermata nel 2019 estremamente rilevante e in forte crescita; ha raggiunto i 231 milioni di euro, contando il 33% della raccolta complessiva.

Nel 2019, ben 47 start-up hanno raggiunto il tanto ambito traguardo del milione di euro di finanziamento grazie all’ottimo lavoro svolto da alcuni incubatori; in particolare, l’I3P del Politecnico di Torino è stato considerato tra i miglior incubatori pubblici al mondo dall’Ubi Global. Quest’ultima è un’organizzazione che ogni anno stila una delle più importanti graduatorie sui programmi di incubazione ed accelerazione a livello globale. L’incubatore torinese è spiccato tra 364 programmi di 78 Paesi per la sue prestazioni nel promuovere imprenditorialità e innovazione.

Per migliorare tale sistema a livello nazionale, secondo le analisi del Politecnico di Torino e del Politecnico di Milano, occorre:

  • continuare ad incentivare la nascita di nuovi incubatori. Un buon network di acceleratori, legato al mondo universitario e imprenditoriale, dovrebbe riuscire, da una parte, a potenziare l’ecosistema delle start-up e, dall’altra, a supportare le aziende a più alto potenziale nel loro percorso di crescita. Appare sempre più fondamentale coprire, nel breve periodo, il gap con le altre economie mature (in primis Germania, Francia e Spagna);
  • puntare maggiormente come Paese sulla pratica del corporate venture capital. Sarebbe auspicabile incentivare investimenti sistematici a favore di start-up attive nel campo tecnologico da parte di imprese consolidate. Negli Stati Uniti ben il 30% del totale degli investimenti da venture capital arriva dalle grandi imprese. Le imprese piccole e neonate riescono ad esprimere un’agilità e una freschezza che difficilmente riescono ad identificarsi nelle aziende più datate;
  • cercare di instaurare una crescita maggiormente inclusiva a livello nazionale. Occorre dunque coinvolgere i territori e i settori meno rappresentati in questa corsa verso l’innovazione e la digitalizzazione.

TAKE AWAY

► A fine 2018 risultano circa 10.000 start-up innovative e circa 1.200 start-up operative su temi hi-tech. A fine 2019, si contano inoltre circa 197 incubatori e acceleratori.
► Paragonati ad altre realtà nazionali sviluppate, tali numeri appaiono esigui. Altrettanto esigui risultano gli investimenti finanziari in start-up, se paragonati a quelli di altri Paesi sviluppati.
► Per il futuro occorrerà colmare il gap con altre economie mature in termini di start-up, incubatori e investimenti. Si dovrà inoltre instaurare un modello di crescita inclusiva a livello nazionale.

Fonti:
Osservatorio Startup Hi-tech Politecnico di Milano – Innovazione Digitale 2020: imprese e startup insieme verso l’open company – Dicembre 2019
Politecnico di Torino – Report 2019 sull’impatto degli incubatori e acceleratori italiani – Gennaio 2020
Ubi Global – World Rankings of Business Incubators and Accelerators 2019/2020 – Novembre 2019