Fintech

Il termine Fintech nasce dalla contrazione di Finance (Fin) e Technology (Tech) e indica qualsiasi innovazione tecnologica nei servizi finanziari. Il tema della Fintech è strettamente legato al tema della digital transformation. I soggetti coinvolti in questo processo di trasformazione sono le neonate start-up innovative e le grandi aziende attive nel campo ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), ma anche le aziende più tradizionali tra cui gli istituti bancari.

Le applicazioni più diffuse delle tecnologie fintech

Tale rivoluzione è incominciata agli inizi degli anni 2000. Gli ambiti della vita quotidiana rivoluzionati dalla Fintech, ad oggi, sono molti, in Italia e nel mondo:

  • le applicazioni di mobile payment consentono di inviare e ricevere denaro tra privati e aziende con pochi click attraverso gli smartphone;
  • le applicazioni di home banking, attraverso il riconoscimento (spesso biometrico), consentono dallo smartphone, di fare bonifici, prelevare da uno sportello bancario, di acquistare e vendere titoli finanziari;
  • le criptovalute, beni di tipo digitale, vengono utilizzati come mezzi di scambio, al pari della tradizionale moneta. Le criptovalute differiscono l’una dall’altra e basano la sicurezza delle transazioni e la loro emissione attraverso eterogenei e complessi sistemi di crittografia. La prima criptovaluta creata fu il Bitcoin nel 2009. A inizio 2021 se ne contano più di 9.000;
  • gli smart contract, contratti che prevedono automatismi intelligenti, sono progettati per modificare la propria struttura in maniera automatizzata. Forte è il legame con l’IoT, l’Internet of Things, la tecnologia che massimizza la raccolta di dati attraverso sensori posizionati in beni di uso quotidiano. Un esempio classico è quello del mondo delle assicurazioni. Specifici sensori installati sugli autoveicoli, sulla base dei dati rilevati in caso di sinistro, modificano il rapporto contrattuale tra assicuratore e assicurato. In questo caso si parla di Insurtech (insurance tecnhnology);
  • gli strumenti innovativi di crowdfunding consentono, principalmente ad aziende, di reperire liquidità per sostenere le varie spese di sviluppo da una platea di investitori istituzionali e non, attraverso piattaforme online dedicate;
  • i robo-advisor, veri e propri consulenti finanziari automatizzati, sono guidati da specifici algoritmi e sviluppati per gestire i risparmi di organizzazioni e persone.

Spesso le applicazioni citate sono interrelate: è il caso delle ICO (Initial Coin Offering), un nuovo mezzo di crowdfunding, che si differenzia dalle classiche IPO (Initial Public Offering) effettuate tramite un mercato regolamentato. Con una ICO, una società colloca una parte dei propri coin (o token, ovvero quantità di criptovalute) nel mercato delle criptovalute, offrendoli al pubblico degli investitori. Il coin viene quindi quotato in mercati non regolamentati, in modo da essere successivamente scambiato con altri coin o altri strumenti finanziari.

Le tecnologie dietro lo sviluppo della fintech

Alla base delle molte applicazioni appena citate, vi sono tecnologie comuni. Quelle che hanno avuto maggiore impatto sono state:

  • lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nel campo dei robo-advisor, l’IA può essere utilizzata per prendere decisioni automatizzate. Nel settore bancario, può essere utile per identificare con anticipo attività potenzialmente fraudolente;
  • l’invenzione della blockchain, la tecnologia su cui si basa lo sviluppo di molte criptovalute, ma che ha importantissimi impatti anche in altri ambiti, ad esempio quello degli smart contract e della protezione dei dati. Consiste in un database strutturato in blocchi tra loro collegati in rete. Il database è organizzato in modo tale che ogni transazione avviata in rete debba essere validata da ciascun singolo blocco. In altre parole, la blockchain è una tecnologia di tipo distributed ledger; si basa su un sistema che fa riferimento a un registro (ledger) condiviso; consente l’accesso e la possibilità di effettuare modifiche da parte di più nodi di una rete, senza un organo centrale di validazione. In una struttura di tipo centralized ledger (la classica banca), la fiducia è nell’autorità e autorevolezza del soggetto che rappresenta il cuore dell’organizzazione e valida tutte le transizioni. In una struttura distributed ledger il sistema si basa sulla decentralizzazione delle decisioni, la trasparenza delle transazioni e la partecipazione di più attori.

Le implicazioni dettate dalla fintech

Le tecnologie appena citate, applicate non solo alla finanza, hanno innescato un forte processo di trasformazione digitale, aprendo le porte a nuovi trend globali:

  • la nascita della Regtech (regulation technology): vista l’esplosione dei dati a disposizione delle aziende, si è resa necessaria una normativa ad hoc sulla supervisione, gestione e custodia dei dati in tutti i settori industriali. Si pensi alla legge GDPR, il regolamento sulla protezione dei dati personali per l’Unione Europea entrato in vigore nel 2018, o alla PSD2 del 2016, la direttiva UE sui pagamenti digitali. In generale, i nuovi regolamenti hanno comportato alti costi di conformità per le aziende e le istituzioni, ma hanno anche aumentato le tutele nei confronti dei consumatori in un mondo sempre più digitale;
  • il fenomeno dell’open banking: ovvero l’apertura degli istituti bancari ad enti terzi, tramite la condivisione dei dati e delle proprie API (Application Program Interface, porzioni di codice) con diversi attori dell’ecosistema bancario e società esterne;
  • l’espansione delle big tech companies: i profitti delle banche tradizionali sono sempre più “minacciati” dalle grandi aziende tecnologiche. In primis dalle Big Four, soprannominate anche GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple), ma anche delle grandi aziende cinesi (Alibaba, Tencent…). Tali aziende hanno a disposizione risorse finanziarie pressoché illimitate, un contatto diretto e costante con i consumatori e una grande esperienza in ambito tecnologico. Riescono a dar vita ad eccellenti ecosistemi digitali con maggiore facilità rispetto ad aziende più tradizionali, come le banche;
  • il completo accesso al trading e l’emergere del social trading: da una parte, chiunque, in pochi minuti, può decidere di affidarsi a brokers (intermediari) per investire i propri soldi in indici azionari, azioni, fondi comuni di investimento, ETF, CFD e altri titoli finanziari di ogni sorta. Dall’altra, si assiste sempre più all’unione di due fenomeni, quello dei social network e quello del copy trading. Attraverso specifiche app, è possibile conoscere le attività dei trader esperti dei mercati finanziari e copiarli in automatico nelle scelte.

La diffusione della fintech in Italia

In Italia, già nel 2018, più di 11 milioni di persone (25% della popolazione 18-74 anni) aveva utilizzato almeno un servizio Fintech o Insurtech, con una soddisfazione media elevata.
L’emergenza Covid-19 nel 2020 ha accelerato la digitalizzazione del settore finanziario e assicurativo, cambiando esigenze e abitudini di clienti e PMI nell’interazione con banche e le assicurazioni. Nel lockdown del 2020 il 51% dei clienti italiani ha avuto necessità di interagire con la sua banca e il 73% di questi si dice soddisfatto del servizio ricevuto grazie a strumenti digitali. Sono meno, il 39%, i clienti che hanno interagito con le compagnie assicurative e di questi il 77% si dice soddisfatto.

Oltre ai classici strumenti di mobile payment e home banking (i servizi più diffusi), nell’emergenza è cresciuto l’uso di servizi di identità digitale (utilizzata dal 48% dei consumatori), di telemedicina inclusi nella polizza (6%) e di Robo Advisoring (6%). Per molti esperti l’effetto potrebbe essere di breve periodo, legato alle necessità contingenti. Se l’Italia vorrà aumentare i tassi di penetrazione e gradimento degli strumenti fintech anche in futuro, si dovrà investire ancor di più nell’esperienza digitale.

Per quanto sempre più diffuso, il fenomeno della Fintech può infatti ancora esprimere nel Bel Paese una crescita molto importante nel futuro:

  • sono molto poche le PMI che utilizzano metodi innovativi di finanziamento (es: crowdfunding);
  • secondo la BCE, l’Italia è al terz’ultimo posto nell’UE a 28 Stati per numero annuo di pagamenti elettronici pro-capite (53 nel 2018, contro una media europea di 151); al quint’ultimo posto per valore dei pagamenti elettronici in rapporto al PIL (11,4%, contro una media UE del 20,4%);
  • nel 2020 in Italia si è registrato ancora un livello medio di cultura finanziaria molto basso. Si veda il grafico OCSE di seguito. In media gli italiani hanno mostrato un livello basso in tutte le componenti della cultura finanziaria: la conoscenza teorica dei concetti base (conoscenza), la consapevolezza nelle decisioni di acquisto/risparmio (comportamento) e l’approccio verso il lungo periodo (attitudine).

Intercettare il potenziale della fintech in Italia

Come ribadito in più articoli, per l’Italia sarà fondamentale investire maggiormente nel sistema educativo pubblico e in un solido ecosistema di start-up innovative, che attualmente sembra sottodimensionato rispetto ad altri Paesi sviluppati. Inoltre, per capire che strada prenderà nel futuro la Fintech in Italia e all’estero, occorrerà osservare:

  • le scelte compiute dalla generazione dei millennials in Iatlia nel mondo. Quest’ultima, composta dai 18-38enni, risulta la più numerosa della storia. Molto diversa da quella dei loro genitori, è la prima generazione totalmente digitale. In media, un millennial considera i pagamenti digitali e contactless, i mobile wallet e altre applicazioni Fintech una normalità;
  • con particolare attenzione all’Asia. Quest’ultima infatti rappresenta un’area vitale per l’innovazione nella finanza. In Cina il tasso di investimento in tecnologia e Fintech è superiore al resto del mondo; il numero di utenti connessi a internet è superiore alla popolazione combinata di Stati Uniti, Russia, Messico e Giappone. Allo stesso tempo, nel sud-est asiatico, dove la proliferazione di smartphone è elevata e la popolazione è ancora notevolmente sotto-servita dalle società fintech, si affacciano delle opportunità incredibili.

TAKE AWAY

► Per Fintech si intende il fenomeno della trasformazione digitale applicato all’ambito della finanza. Le prime applicazioni fintech risalgono agli anni 2000. Attualmente condizionano la vita quotidiana di miliardi di persone.
► Alla base della fortuna della fintech vi sono lo sviluppo dell’IA e della blockchain. Le tecnologie che sono state sviluppate in ambito finanziario possono essere adoperate anche in altri settori (assicurativo, cybersecurity…).
► Una parte della società italiana deve ancora metabolizzare le nuove tecnologie, anche se gli strumenti fintech sono sempre più diffusi. Per intercettare i nuovi trend, si dovrà investire maggiormente nella diffusione della cultura finanziaria e in un solido ecosistema di start-up innovative, guardando con attenzione ai millennial e alla regione asiatica.

Fonti:
OCSE – 2020 International Survey of Adult Financial Literacy – Novembre 2020
Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano – Fintech & Insurtech in Italia – Dicembre 2020
Banca Centrale Europea – ECB Payments statistics – Novembre 2019
CONSOB – Quaderni FinTech n. 1-6 – Marzo 2018 / Dicembre 2019
Coinmarketcap – sito che traccia il valore azionario delle principali criptovalute