Fintech

Il termine Fintech nasce dalla contrazione di Finance (Fin) e Technology (Tech) e indica qualsiasi innovazione tecnologica nei servizi finanziari. Il tema della Fintech è strettamente legato al tema della digital transformation. I soggetti coinvolti in questo processo di trasformazione sono le neonate start-up innovative e le grandi aziende attive nel campo ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), ma anche le aziende più tradizionali tra cui gli istituti bancari.
Tale rivoluzione è incominciata agli inizi degli anni 2000; gli ambiti della vita quotidiana rivoluzionati dalla Fintech, ad oggi, sono molti:

  • Le applicazioni di mobile payment (es.: PayPal, Satispay…). Queste consentono di inviare e ricevere denaro tra privati e aziende con pochi click attraverso gli smartphone;
  • Le applicazioni di home banking, che consentono di fare bonifici attraverso il riconoscimento dell’impronta digitale, di prelevare da uno sportello bancario semplicemente avvicinando lo smartphone allo schermo del bancomat o di acquistare e vendere azioni e obbligazioni con semplici click direttamente da casa;
  • Le criptovalute (es.: Bitcoin, Ethereum…), beni di tipo digitale, che vengono utilizzati come mezzi di scambio, al pari della tradizionale moneta. Le criptovalute differiscono l’una dall’altra, ma in generale la sicurezza delle transazioni e la loro emissione viene assicurata dalla crittografia. La crittografia consiste in un sistema di sicurezza che rende una determinata informazione inaccessibile senza le specifiche chiavi di lettura. La prima criptovaluta creata fu il Bitcoin nel 2009. Oggi ne esistono centinaia;
  • Gli smart contract, contratti che prevedono automatismi intelligenti, ovvero contratti progettati per apprendere e per modificare la propria struttura in funzione dei dati acquisiti. Forte è il legame con l’IoT, l’Internet of Things, la tecnologia che massimizza la raccolta di dati attraverso sensori posizionati in molteplici beni di uso quotidiano. Un esempio classico è quello del mondo delle assicurazioni. Specifici sensori installati sugli autoveicoli, sulla base dei dati rilevati in caso di sinistro, modificano il rapporto contrattuale tra assicuratore e assicurato;
  • Le ICO (Initial Coin Offering), un nuovo mezzo di crowdfunding (finanziamento collettivo), attraverso il quale un’azienda reperisce liquidità per sostenere le varie spese di sviluppo; attraverso le classiche IPO (Initial Public Offering), le azioni di un’azienda vengono rilasciate al pubblico in un mercato regolamentato. Con una ICO, una società colloca una parte dei propri coin (o token, ovvero quantità di criptovalute) nel mercato delle criptovalute, offrendoli al pubblico degli investitori. Il coin viene poi quotato in mercati non regolamentati, in modo da essere successivamente scambiato con altri coin o altri strumenti finanziari;
  • I robo-advisor, veri e propri consulenti finanziari automatizzati, guidati da specifici algoritmi e sviluppati per gestire i risparmi di organizzazioni e persone.

Alla base delle molte applicazioni appena citate, vi sono tecnologie comuni. Quelle che hanno avuto maggiore impatto sono state:

  • lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nel campo dei robo-advisor, l’IA può essere utilizzata per prendere decisioni automatizzate. Nel settore bancario, può essere utile per identificare con anticipo attività potenzialmente fraudolente;
  • l’invenzione della blockchain, la tecnologia su cui si basa lo sviluppo di molte criptovalute, ma che ha importantissimi impatti anche in altri ambiti, ad esempio quello degli smart contract e della protezione dei dati. Consiste in un database strutturato in blocchi tra loro collegati in rete. Il database è organizzato in modo tale che ogni transazione avviata in rete debba essere validata da ciascun singolo blocco. In altre parole, la blockchain è una tecnologia di tipo distributed ledger; si basa su un sistema che fa riferimento a un registro (ledger) condiviso; consente l’accesso e la possibilità di effettuare modifiche da parte di più nodi di una rete, senza un organo centrale di validazione. In una struttura di tipo centralized ledger (la classica banca), la fiducia è nell’autorità e autorevolezza del soggetto che rappresenta il cuore dell’organizzazione e valida tutte le transizioni. In una struttura distributed ledger il sistema si basa sulla decentralizzazione delle decisioni, la trasparenza delle transazioni e la partecipazione di più attori.

Queste tecnologie e il processo di trasformazione digitale che hanno innescato, ha aperto le porte a nuovi trend globali:

  • La nascita della Regtech (regulation technology): ovvero della tecnologia mirata ad automatizzare attività di conformità per la supervisione dell’antiriciclaggio e la conoscenza delle attività dei clienti, a costi più ridotti. La Fintech e la trasformazione digitale che ne è derivata ha infatti generato forti impatti in termini di privacy e sicurezza dei dati. Si pensi alla legge GDPR, il regolamento sulla protezione dei dati personali per l’Unione Europea, o alla PSD2, la trattativa sui pagamenti digitali. In generale, i nuovi regolamenti hanno comportato alti costi di conformità per le aziende e le istituzioni;
  • Il fenomeno dell’open banking: ovvero l’apertura degli istituti bancari ad enti terzi, tramite la condivisione dei dati con diversi attori dell’ecosistema bancario. Le direttive degli ultimi anni hanno obbligato le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface, porzioni di codice) a società esterne;
  • L’espansione delle big tech companies: i profitti delle banche tradizionali sono sempre più “minacciati” dalle grandi aziende tecnologiche. In primis dalle Big Four, soprannominate anche GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple), ma anche delle grandi aziende cinesi (Alibaba, Tencent…). Tali aziende hanno a disposizione risorse finanziarie pressoché illimitate, un contatto diretto e costante con i consumatori e una grande esperienza in ambito tecnologico. Riescono a dar vita ad eccellenti ecosistemi digitali con maggiore facilità rispetto ad aziende più tradizionali, come le banche;
  • L’emergere del social trading, ovvero dell’unione di due fenomeni, quello dei social network e quello del copy trading. Attraverso specifiche app, è difatti possibile conoscere le attività dei trader esperti dei mercati finanziari e copiarli in automatico nelle scelte.

In Italia, al 2018, i servizi più diffusi di Fintech secondo Nielsen e il Politecnico di Milano sono: il mobile payment (utilizzato dal 16% degli utenti internet italiani), i trasferimenti p2p, i servizi di budget familiare e il prelievo cardless. Ben 11 milioni di persone (25% della popolazione 18-74 anni) hanno utilizzato almeno un servizio Fintech o Insurtech, con una soddisfazione media elevata.
A causa dei nuovi trend, il numero delle filiali fisiche delle oltre 460 banche presenti in Italia risulta in contrazione (-20% dal 2009 al 2018). Si stima che, nel 2018, il 66% delle famiglie abbia fatto uso di servizi di home banking.
Nello stesso anno, in ambito aziendale, oltre la metà delle PMI italiane ha interagito con gli istituti finanziari tramite un’app; il 92% tramite PC. Per quanto riguarda le coperture assicurative, il 15% delle PMI ha comprato una copertura online in totale autonomia.

Per quanto sempre più diffuso, il fenomeno della Fintech può ancora esprimere nel Bel Paese una crescita molto importante nel futuro. Ad esempio, per quanto riguarda i nuovi metodi di reperimento finanziario (ad es. crowdfunding), solo il 5% delle PMI ha utilizzato metodi innovativi. Secondo la BCE, l’Italia è al terz’ultimo posto tra i 28 Stati Membri dell’UE per numero annuo di pagamenti elettronici pro-capite (53 nel 2018, contro una media europea di 151); al quint’ultimo posto per valore dei pagamenti elettronici in rapporto al PIL (11,4%, contro una media UE del 20,4%).

In quest’ottica è importante investire in un solido ecosistema di start-up innovative, che attualmente sembra sottodimensionato rispetto ad altri Paesi sviluppati. Inoltre, per capire che strada prenderà nel futuro la Fintech in Italia e all’estero, occorrerà osservare:

  • le scelte compiute dalla generazione dei millennials nel mondo. Quest’ultima, composta dai 18-38enni, risulta la più numerosa della storia. Molto diversa da quella dei loro genitori, è la prima generazione totalmente digitale. In media, un millennial considera i pagamenti digitali e contactless, i mobile wallet e altre applicazioni Fintech una normalità;
  • con particolare attenzione all’Asia. Quest’ultima infatti rappresenta un’area vitale per l’innovazione nella finanza. In Cina il tasso di investimento in tecnologia e Fintech è superiore al resto del mondo; il numero di utenti connessi a internet è superiore alla popolazione combinata di Stati Uniti, Russia, Messico e Giappone. Allo stesso tempo, nel sud-est asiatico, dove la proliferazione di smartphone è elevata e la popolazione è ancora notevolmente sotto-servita dalle società fintech, si affacciano delle opportunità incredibili.

TAKE AWAY

► Per Fintech si intende il fenomeno della trasformazione digitale applicato all’ambito della finanza. Le prime applicazioni fintech risalgono agli anni 2000. Attualmente condizionano la vita di miliardi di persone.
► Alla base della fortuna della fintech vi sono lo sviluppo dell’IA e della blockchain. Le tecnologie che sono state sviluppate in ambito finanziario potranno essere adoperate anche in altri settori (assicurativo, cybersecurity…).
► Una parte della società italiana deve ancora metabolizzare le nuove tecnologie, anche se gli strumenti fintech sono sempre più diffusi. Per intercettare i nuovi trend, si dovrà creare un solido ecosistema di start-up innovative e guardare con attenzione ai millennial e alla regione asiatica.

Fonti:
Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano – Fintech e Insurtech: l’Italia spiega le vele – Dicembre 2018
Banca Centrale Europea – ECB Payments statistics – Novembre 2019
CONSOB – Quaderni FinTech n. 1-6 – Marzo 2018 / Dicembre 2019